La mostra "E si prese cura di lui", in corso presso la Galleria San Fedele a Milano, propone i lavori fotografici di alcuni detenuti della Casa circondariale di San Vittore

Luca FRIGERIO
Redazione

L’accoglienza del “diverso”, dell’emarginato, dell’estraneo il cui inserimento in una comunità non è scontato, ma risulta pieno di incognite e paure, costituisce per la società contemporanea una sfida centrale. In che modo “l’altro” – colui che si presenta “altrimenti” rispetto a “noi”, alla nostra cultura, al nostro modo di vivere e pensare – può venire accolto invece di essere rifiutato? Per riflettere su questo tema, la mostra “E si prese cura di lui. Elogio dell’accoglienza”, in corso presso la Galleria San Fedele a Milano, propone i lavori fotografici di alcuni detenuti della Casa circondariale di San Vittore.
Le opere sono state appositamente realizzate durante un corso di fotografia, tenuto nell’autunno 2008 da Andrea Dall’Asta S.I., Gigliola Foschi e Donatello Occhibianco. A partire da questa parabola evangelica – e da quella del figliol prodigo, anch’essa centrata sul tema della misericordia – i detenuti hanno messo in scena alcune drammatizzazioni (fotografate e successivamente rielaborate al computer): un modo per riflettere sul carattere etico dell’accoglienza. «Il messaggio di Cristo, infatti, invita ciascuno di noi a prenderci responsabilmente cura dell’altro – affermano i curatori dell’iniziativa, i Gesuiti del Centro culturale San Fedele -, a permettergli di entrare negli spazi della nostra vita, perché la sua umanità ci chiama in causa, ci interpella, richiedendoci di assumerne la diversità, l’alterità talvolta scomoda e irritante».
Il titolo della mostra riprende una frase del Vangelo di Luca, tratta dalla parabola del Buon samaritano: storia esemplare di come “farsi prossimo” all’altro, a colui che incontro nel bisogno, nella difficoltà, nella sua umanità ferita, e che accolgo. Il Buon samaritano incarna quella pietà e quella compartecipazione che sembrano trovare sempre meno spazio nella nostra società, ma senza le quali non è possibile vivere relazioni umane sensate. Storia esemplare, dunque, di come accogliere l’altro nella propria vita.
Nella mostra le immagini realizzate dai detenuti vengono poste a confronto con le opere (incisioni, dipinti, sculture, installazioni, video e fotografia) che altri artisti hanno dedicato a questa stessa problematica: due grandi maestri del passato (Rembrandt e Georges Rouault – incisioni) e vari autori contemporanei (Isabella Balena, Marina Ballo Charmet, Letizia Battaglia, Lawrence Carroll, Giovanni Chiaramonte, Paola De Pietri, Paola Di Bello, Mirco Marchelli, Esther Mathis, Marcello Mondazzi, David Simpson, Silvio Wolf). Fra questi, alcuni hanno declinato il tema dell’accoglienza in chiave simbolico-religiosa, mentre altri – quasi per contrappunto – lo hanno affrontato in modo più diretto e aderente ai problemi sociali dei nostri giorni. Sia nel primo che nel secondo caso l’accoglienza è stata interpretata come atteggiamento irrinunciabile per poter entrare in un dialogo fecondo col mondo.
La mostra resterà aperta fino al 23 maggio, presso la Galleria San Fedele a Milano (Galleria Hoepli 3/a), dal martedì al sabato, dalle 16 alle 19 (chiuso i festivi).
Info: tel. 0286352233 – sanfedelearte@sanfedele.net L’accoglienza del “diverso”, dell’emarginato, dell’estraneo il cui inserimento in una comunità non è scontato, ma risulta pieno di incognite e paure, costituisce per la società contemporanea una sfida centrale. In che modo “l’altro” – colui che si presenta “altrimenti” rispetto a “noi”, alla nostra cultura, al nostro modo di vivere e pensare – può venire accolto invece di essere rifiutato? Per riflettere su questo tema, la mostra “E si prese cura di lui. Elogio dell’accoglienza”, in corso presso la Galleria San Fedele a Milano, propone i lavori fotografici di alcuni detenuti della Casa circondariale di San Vittore.Le opere sono state appositamente realizzate durante un corso di fotografia, tenuto nell’autunno 2008 da Andrea Dall’Asta S.I., Gigliola Foschi e Donatello Occhibianco. A partire da questa parabola evangelica – e da quella del figliol prodigo, anch’essa centrata sul tema della misericordia – i detenuti hanno messo in scena alcune drammatizzazioni (fotografate e successivamente rielaborate al computer): un modo per riflettere sul carattere etico dell’accoglienza. «Il messaggio di Cristo, infatti, invita ciascuno di noi a prenderci responsabilmente cura dell’altro – affermano i curatori dell’iniziativa, i Gesuiti del Centro culturale San Fedele -, a permettergli di entrare negli spazi della nostra vita, perché la sua umanità ci chiama in causa, ci interpella, richiedendoci di assumerne la diversità, l’alterità talvolta scomoda e irritante».Il titolo della mostra riprende una frase del Vangelo di Luca, tratta dalla parabola del Buon samaritano: storia esemplare di come “farsi prossimo” all’altro, a colui che incontro nel bisogno, nella difficoltà, nella sua umanità ferita, e che accolgo. Il Buon samaritano incarna quella pietà e quella compartecipazione che sembrano trovare sempre meno spazio nella nostra società, ma senza le quali non è possibile vivere relazioni umane sensate. Storia esemplare, dunque, di come accogliere l’altro nella propria vita.Nella mostra le immagini realizzate dai detenuti vengono poste a confronto con le opere (incisioni, dipinti, sculture, installazioni, video e fotografia) che altri artisti hanno dedicato a questa stessa problematica: due grandi maestri del passato (Rembrandt e Georges Rouault – incisioni) e vari autori contemporanei (Isabella Balena, Marina Ballo Charmet, Letizia Battaglia, Lawrence Carroll, Giovanni Chiaramonte, Paola De Pietri, Paola Di Bello, Mirco Marchelli, Esther Mathis, Marcello Mondazzi, David Simpson, Silvio Wolf). Fra questi, alcuni hanno declinato il tema dell’accoglienza in chiave simbolico-religiosa, mentre altri – quasi per contrappunto – lo hanno affrontato in modo più diretto e aderente ai problemi sociali dei nostri giorni. Sia nel primo che nel secondo caso l’accoglienza è stata interpretata come atteggiamento irrinunciabile per poter entrare in un dialogo fecondo col mondo.La mostra resterà aperta fino al 23 maggio, presso la Galleria San Fedele a Milano (Galleria Hoepli 3/a), dal martedì al sabato, dalle 16 alle 19 (chiuso i festivi).Info: tel. 0286352233 – sanfedelearte@sanfedele.net

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