Una campagna diffamatoria ingaggiata contro il missionario comboniano, indagato per pedofilia: «Calunnie di gente che vuole appropriarsi delle proprietà della mia comunità "Koinonia"». Imponente manifestazione di solidarietà nei suoi confronti da parte di tutto il mondo missionario -

Rosangela VEGETTI
Redazione

Padre Renato Kizito Sesana, 65 anni, missionario comboniano, giornalista e già direttore di Nigrizia, al lavoro in Kenya da oltre vent’anni, nei giorni scorsi ha avuto l’amara sorpresa di vedere la polizia kenyana aprire un’inchiesta a suo carico con l’accusa infamante di pedofilia. Dopo insinuazioni anonime e foto false messe su Internet, a far scattare l’inchiesta è stato un reportage trasmesso dall’emittente Kenya Television Network, con testimonianze di presunte vittime del missionario, senza peraltro che la polizia avesse ricevuto alcuna denuncia specifica.
Kizito – nome africano datogli molti anni fa, per la sua passione e l’incessante vicinanza alle gravi problematiche delle popolazioni locali – non solo ha respinto con forza le accuse con lettere indirizzate ai suoi superiori ecclesiastici, ma ha anche replicato con una conferenza stampa e con una controdenuncia alla polizia: «Non ho mai violentato alcun bambino in Kenya, né altrove. Sono pronto ad affrontare chiunque tenti di provare il contrario». Secondo padre Sesana si tratta di accuse inventate da «gente che vuole calunniarmi. Questa gente vuole appropriarsi del mio terreno e dei miei beni».
Mentre sulla stampa italiana si diffondeva la notizia, un coro di solidarietà si è alzato dal mondo missionario, attraverso la Federazione della stampa missionaria e in primis dal mensile comboniano Nigrizia, che ha pubblicato quanto scritto e detto da Kizito, le dichiarazioni dei vescovi del Kenya e il pronto riscontro di amici, colleghi giornalisti e varie personalità varie immediatamente espressisi contro le accuse, via più rapida e clamorosa per “eliminare” una persona scomoda.
«So di non essere colpevole di ciò di cui mi si accusa, ma le false accuse continuano – ha dichiarato padre Sesana -. La campagna è ormai personale contro di me, forse perché chi l’ha iniziata non ha altra speranza che distruggermi completamente per poter poi avanzare presunti diritti sulle proprietà di “Koinonia” (la comunità fondata da Kizito per accogliere e aiutare bambini e ragazzi di strada, ndr) o per dimostrare di avere ragione. Anche la stazione televisiva implicata non ha altra scelta, se non quella di dimostrare a ogni costo le varie accuse, oppure ritrattare tutto».
Kizito si è già mosso sul piano legale contro chi ha avviato questa campagna. Dopo un periodo trascorso in Italia, ora è tornato in Kenya per lottare con i suoi poveri, prima di tutto, e provare in modo assoluto la sua innocenza. Padre Renato Kizito Sesana, 65 anni, missionario comboniano, giornalista e già direttore di Nigrizia, al lavoro in Kenya da oltre vent’anni, nei giorni scorsi ha avuto l’amara sorpresa di vedere la polizia kenyana aprire un’inchiesta a suo carico con l’accusa infamante di pedofilia. Dopo insinuazioni anonime e foto false messe su Internet, a far scattare l’inchiesta è stato un reportage trasmesso dall’emittente Kenya Television Network, con testimonianze di presunte vittime del missionario, senza peraltro che la polizia avesse ricevuto alcuna denuncia specifica.Kizito – nome africano datogli molti anni fa, per la sua passione e l’incessante vicinanza alle gravi problematiche delle popolazioni locali – non solo ha respinto con forza le accuse con lettere indirizzate ai suoi superiori ecclesiastici, ma ha anche replicato con una conferenza stampa e con una controdenuncia alla polizia: «Non ho mai violentato alcun bambino in Kenya, né altrove. Sono pronto ad affrontare chiunque tenti di provare il contrario». Secondo padre Sesana si tratta di accuse inventate da «gente che vuole calunniarmi. Questa gente vuole appropriarsi del mio terreno e dei miei beni».Mentre sulla stampa italiana si diffondeva la notizia, un coro di solidarietà si è alzato dal mondo missionario, attraverso la Federazione della stampa missionaria e in primis dal mensile comboniano Nigrizia, che ha pubblicato quanto scritto e detto da Kizito, le dichiarazioni dei vescovi del Kenya e il pronto riscontro di amici, colleghi giornalisti e varie personalità varie immediatamente espressisi contro le accuse, via più rapida e clamorosa per “eliminare” una persona scomoda.«So di non essere colpevole di ciò di cui mi si accusa, ma le false accuse continuano – ha dichiarato padre Sesana -. La campagna è ormai personale contro di me, forse perché chi l’ha iniziata non ha altra speranza che distruggermi completamente per poter poi avanzare presunti diritti sulle proprietà di “Koinonia” (la comunità fondata da Kizito per accogliere e aiutare bambini e ragazzi di strada, ndr) o per dimostrare di avere ragione. Anche la stazione televisiva implicata non ha altra scelta, se non quella di dimostrare a ogni costo le varie accuse, oppure ritrattare tutto».Kizito si è già mosso sul piano legale contro chi ha avviato questa campagna. Dopo un periodo trascorso in Italia, ora è tornato in Kenya per lottare con i suoi poveri, prima di tutto, e provare in modo assoluto la sua innocenza.

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