L'accordo tra la Cei e il Ministero per i Beni culturali

a cura di Michele LUPPI
Redazione

Settantuno chiese verranno riaperte entro Natale nell’arcidiocesi de L’Aquila e nelle altre diocesi colpite dal terremoto. Questo è sicuramente il risultato più evidente e immediato dell’accordo per il recupero del patrimonio ecclesiastico danneggiato dal sisma, siglato mercoledì 4 novembre, nel capoluogo abruzzese, dal segretario della Cei monsignor Mariano Crociata e dal ministro per i Beni culturali Sandro Bondi. Dall’altra parte, il cuore dell’accordo è rappresentato dalle linee generali che guideranno la lunga fase della ricostruzione del patrimonio ecclesiastico. Il documento stabilisce, infatti, che saranno proprio le singole diocesi a gestire, con la supervisione della Cei, i fondi per la ricostruzione seguendo tutte le differenti fasi d’intervento: la progettazione, l’assegnazione degli appalti e la conduzioni dei lavori. Passaggi di cui sarà sempre messa a conoscenza la Sovrintendenza. Settantuno chiese verranno riaperte entro Natale nell’arcidiocesi de L’Aquila e nelle altre diocesi colpite dal terremoto. Questo è sicuramente il risultato più evidente e immediato dell’accordo per il recupero del patrimonio ecclesiastico danneggiato dal sisma, siglato mercoledì 4 novembre, nel capoluogo abruzzese, dal segretario della Cei monsignor Mariano Crociata e dal ministro per i Beni culturali Sandro Bondi. Dall’altra parte, il cuore dell’accordo è rappresentato dalle linee generali che guideranno la lunga fase della ricostruzione del patrimonio ecclesiastico. Il documento stabilisce, infatti, che saranno proprio le singole diocesi a gestire, con la supervisione della Cei, i fondi per la ricostruzione seguendo tutte le differenti fasi d’intervento: la progettazione, l’assegnazione degli appalti e la conduzioni dei lavori. Passaggi di cui sarà sempre messa a conoscenza la Sovrintendenza. Un punto di partenza «L’accordo – afferma don Luigi Epicoco, vicario episcopale per i beni culturali dell’arcidiocesi di L’Aquila – rappresenta un punto fondamentale per la ricostruzione perché stabilisce un metodo che guiderà i nostri interventi futuri. Siamo ancora in emergenza ma più andiamo avanti più vediamo la strada davanti a noi diventare nitida e impariamo come muoverci». Un punto di partenza che darà sicuramente un impulso alle attività che già sono in corso d’opera per la tutela dell’immenso patrimonio artistico del capoluogo aquilano e dei tanti Comuni del cratere.Oggi a L’Aquila sono ancora attive 11 squadre dei Vigili del fuoco che lavorano alla messa in sicurezza degli edifici e al recupero delle opere d’arte ancora presenti nelle chiese e nei palazzi. A sette mesi dal sisma sono molti i monumenti che necessitano interventi urgenti e su cui non è ancora stato possibile intervenire efficacemente. Situazioni che potrebbero aggravarsi con l’arrivo dell’inverno e della neve. Tra gli edifici su cui non si è ancora intervenuti ci sono anche il duomo e la curia: i lavori dovrebbero partire nelle prossime settimane.Per quanto riguarda, invece, il progetto delle adozioni lanciato dalla Protezione Civile durante il G8 solo due chiese sono state adottate: le Anime Sante da parte della Francia e la chiesa di San Marco da parte della Regione Veneto. Secondo i dati forniti dalla Protezione Civile, oltre la metà degli edifici di valore architettonico de L’Aquila è stato giudicato inagibile. Per quanto riguarda le chiese nella sola arcidiocesi di L’Aquila, su un totale di 700 edifici, 426 sono risultati danneggiati più o meno gravemente. «L’accordo del 4 novembre – continua don Epicoco – detta la linee generali che poi dovranno essere tradotte in accordi e convenzioni ad hoc siglate dalle singole diocesi. Un involucro che garantirà una ricostruzione il più veloce e trasparente possibile perché renderà tutti i soggetti coinvolti responsabili, ognuno per il proprio ambito». Una chiesa per Natale Per quanto riguarda la riapertura delle chiese, annunciata da monsignor Crociata e dal ministro Bondi, 29 saranno nella diocesi de L’Aquila. In questa prima fase si provvederà solo agli interventi primari che garantiranno l’agibilità degli edifici permettendo l’accesso ai fedeli e lasciando la completa ristrutturazione ad una fase successiva. «A queste – ha spiegato don Epicoco – si aggiungono 7 chiese prefabbricate che verranno realizzate in altrettanti punti strategici della diocesi come in prossimità dei nuovi quartieri del piano Case a Pile, Cese di Preturo, S.Elia e Bazzano».Altre chiese sono state già realizzate grazie al contributo di diversi donatori. La prima è stata realizzata a Cansatessa, frazione de L’Aquila dalla Provincia autonoma di Trento che sta costruendo anche una chiesa in legno a Onna. Quello dei nuovi quartieri con parrocchie cresciute esponenzialmente nel giro di pochi mesi ma senza avere le adeguate strutture era emerso nelle scorse settimane come uno dei principali problemi della pastorale dell’arcidiocesi. Le nuove chiese, seppur non riusciranno a coprire l’intero territorio, serviranno a dare un primo importante segnale alle comunità. Per quanto riguarda le altre diocesi verranno riaperte anche 13 chiese nella diocesi di Sulmona, 5 in quella di Teramo, 11 ad Avezzano, 9 a Pescara e 4 a Chieti. La riapertura dell’archivio Intanto a L’Aquila, nei nuovi locali messi a disposizione dalla parrocchia di San Pio X, ha riaperto l’archivio arcidiocesano che era conservato nei locali della Curia andati distrutti. Nessuno dei documenti è stato perduto anche se alcuni sono danneggiati. «I primi documenti conservati – conclude don Epicoco – risalgono alla fine del 1200, l’epoca in cui è nata L’Aquila. Rimettere a disposizione di tutti questo grande patrimonio significa mantenere salde le radici di questa terra perché guardando al passato e alla nostra storia si possa ricostruire la nuova città e il futuro della nostra gente».

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