Il richiamo del cardinale Tettamanzi all'interno del Percorso pastorale diocesano


Redazione

22/10/2008

«Dobbiamo dire che ai credenti è richiesta con maggiore urgenza una testimonianza evangelica autentica, un impegno di giustizia e di solidarietà più grandi di qualsiasi ripiegamento verso la ricerca del puro tornaconto individuale. Così come è compito di tutti, ciascuno secondo le proprie responsabilità, promuovere una maggiore sensibilità etica circa le condizioni di vita e di operatività negli ambienti di lavoro. Si pensi anche solo al fenomeno, recentemente messo in luce dai media ma di vecchia data, degli incidenti sul lavoro e, più in generale, alla messa a repentaglio della propria salute a causa di condizioni di lavoro insicure».

Il cardinale Tettamanzi nel Percorso pastorale non ha mancato di segnalare all’attenzione delle comunità e dei singoli fedeli la questione degli incidenti sul lavoro, che colpiscono la vita delle famiglie. Questo aspetto è trattato nel capitolo “Il lavoro per la dignità di ogni famiglia”, dove tra l’altro l’Arcivescovo affronta la precarietà, l’occupazione giovanile, quella delle donne, i tempi di vita e di attività lavorativa.

Sul fenomeno delle morti sul lavoro, l’Arcivescovo era già intervenuto alla Veglia diocesana dei lavoratori il 30 aprile a Sesto San Giovanni. «Ci sono situazioni, purtroppo non rare e non piccole, che con chiarezza non possono che essere denunciate come ingiuste – ha sottolineato Tettamanzi -. Sto pensando al lavoro nero o sottopagato al quale sono costretti non pochi dipendenti, tra cui, specialmente, uomini e donne immigrati. Non rispettare la loro dignità di persone, trattarle ingiustamente perché si sfrutta la loro condizione di particolare bisogno, è come strappare loro la speranza dal cuore e per tutti noi significa perdere la sfida di qualificarci come persone coerenti a quei principi che rendono nobile una cultura e grande una civiltà».

E in particolare: «Sto pensando anche a quelle condizioni di lavoro in cui l’uomo rischia di essere considerato non come persona, ma come strumento da utilizzare al limite delle sue possibilità per conseguire obiettivi produttivi sempre più elevati: così si finisce per porre le premesse per incidenti anche mortali. La cronaca, anche recentissima, ha riportato in primo piano drammatici episodi di tante persone – pure nella nostra diocesi – che hanno perso la vita svolgendo il proprio lavoro. Questi fatti rendono urgente e indilazionabile non solo lo studio delle cause di troppi incidenti, ma anche l’impegno concreto per rimuoverle con prontezza e definitività». (p.n.)

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