Occorre tenere vivo il dialogo tra tutte le parti. La mediazione va cercata anzitutto da chi ha più responsabilità. Le riforme non possono essere il frutto di prove di forza dalle quali nessuno potrà mai uscire davvero vincitore


Redazione

22/10/2008

di Alberto CAMPOLEONI

Cresce pericolosamente la tensione sui temi della scuola. La protesta contro i provvedimenti presi e annunciati dal ministro Gelmini e dal Governo si è estesa agli studenti delle scuole e delle università e, a Milano, si è addirittura arrivati agli scontri di piazza.

I tagli, la questione del “maestro unico” e quella aperta della riforma universitaria, l’ultima novità delle “classi-ponte” per gli immigrati e il modo di procedere hanno costituito un mix esplosivo che sta a poco a poco deflagrando. Con buona pace di quanto, tra i provvedimenti governativi, può costituire una reale opportunità per il sistema scolastico.

È triste verificare come ancora una volta che la scuola diventi campo di battaglia invece che terreno sul quale esercitare l’arte preziosa del dialogo e della mediazione in vista del bene comune. Dialogo e mediazione che vanno cercati anzitutto da chi ha più responsabilità.

Solo poche settimane fa, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva invitato tutti ad abbassare i toni, a evitare opposizioni pregiudiziali e ideologiche, a fare uno sforzo comune, anche sul tema spinoso dei tagli, considerata tra l’altro la difficile situazione del nostro Paese, costretto a un bilancio di economie. Non sembra che l’invito sia stato raccolto. Sulla politica scolastica appare piuttosto in atto un continuo braccio di ferro e se il Ministro confida nel consenso della maggioranza del Paese, resta il fatto che il clima diventa ogni giorno più teso.

Non è così che si può pensare di migliorare la scuola. Il buon senso vorrebbe un passo indietro da parte di tutti. Le riforme non possono essere il frutto di prove di forza dalle quali nessuno esce vincitore. E tra tutti i perdenti chi perde di più alla fine sono proprio i ragazzi, gli studenti, i nostri figli.

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