Parlando domenica ai giovani romani il Pontefice ha ricordato che la dignità della persona umana sussiste anche in condizioni di coma, anche allo stato di embrione


Redazione

11/03/2008

di Fabio ZAVATTARO

La vita, la morte, la scienza. Lo spunto era nel Vangelo della domenica, quel Lazzaro che torna tra i vivi. Papa Benedetto ha affrontato un tema «grande» e «fondamentale»: cos’è la vita, cos’è la morte , si è chiesto parlando ai giovani che l’ascoltavano nella chiesetta romana di San Lorenzo in piscibus.

«L’uomo – dice il Papa tralasciando il discorso scritto – rimane uomo con tutta la sua dignità, anche se in stato di coma, anche se embrione». Anche se vive solo biologicamente, «anche se non sono sviluppate e realizzate tutte le potenzialità del suo essere, si aprono nuove dimensioni», perché l’uomo è sempre uomo. Pur facendo parte del biocosmo, come tutto il resto del creato, l’uomo lo trascende. Perché ha sete di conoscenza, dell’infinito; perché vuole arrivare alla fonte della vita, anzi vuole trovare la vita stessa».

I giovani lo ascoltano rapiti dalle sue parole. Parla senza quasi mai distogliere lo sguardo dall’assemblea, la mano che accompagna il suo ragionamento. Parla della scienza, che «è un’unica grande lotta per la vita»; soprattutto la medicina «è una lotta per la vita», una «ricerca della medicina contro la morte, la medicina dell’immortalità».

Ma possiamo trovare questa medicina, si domanda. E anche se la trovassimo, ipotizza il Papa, sarebbe sempre una medicina nella biosfera, il mondo sarebbe sempre più vecchio e non ci resterebbe spazio per i giovani. Non possiamo, dunque, sperare nel prolungamento infinito della vita biologica. Non è questo il tipo di immortalità, quel bere alla fonte della vita, che noi tutti desideriamo.

Ecco allora Lazzaro, le parole del Vangelo, il Signore che dice: io sono la resurrezione e la vita. Con i padri della Chiesa, Benedetto XVI afferma: «L’Eucaristia è il farmaco dell’immortalità». E spiega che l’immortalità, la vita in abbondanza «non è come alcuni pensano consumare tutto, avere tutto, poter fare tutto quanto vogliamo: in quel caso viviamo per le cose morte – aggiunge -, viviamo per la morte. Vita in abbondanza è essere in comunione con la vera vita».

Ricorda come i prigionieri in Russia, tornati dopo dieci anni, dicessero: ho potuto sopravvivere perché sapevo di essere aspettato. «L’amore che li aspettava è la medicina della vita contro tutti i mali». Tutti noi, ricorda il Papa, siamo aspettati dal Signore della vita.

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