Dalla gioia degli atleti al dolore di popoli feriti e umiliati

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Redazione Diocesi

25/08/2008

di Alberto CAMPOLEONI

Curiose queste Olimpiadi. Nella manifestazione internazionale, con la quale la Cina vorrebbe presentare a tutti la sua faccia migliore, si intrecciano dall’inizio le immagini e le suggestioni grandiose ed esaltanti dello sport e quelle inquietanti e drammatiche della guerra, delle contraddizioni insolute del mondo contemporaneo.

Giorno per giorno sono avanzate, le Olimpiadi, facendo i conti con lo spettro del Tibet, della guerra e della dura repressione cinese in atto nel Paese del Dalai Lama. Con l’opinione pubblica mondiale che nei mesi precedenti all’avvio dei giochi, si è interrogata addirittura sul “se” partecipare alle Olimpiadi, e su come manifestare comunque la condanna per un Paese gravemente in difetto nel rispetto dei diritti umani. Insieme ai calcoli inevitabili, politici ed economici, è poi prevalso generalmente il pensiero che dare vita pienamente a una manifestazione come le Olimpiadi, nella quale fare emergere i valori di amicizia, fratellanza, competizione leale tipici dello sport, potesse essere comunque un contributo fattivo per fare un passo avanti anche in e con la Cina.

Ma la guerra non si è fatta tacitare dalle scene grandiose di Pechino. E nei giorni olimpici è scoppiata dura in Georgia, coinvolgendo in maniera diretta, e drammatica, i protagonisti principali del nostro mondo: dalla Russia agli Usa, all’Europa. Una fiammata rapida e tragica, fatta di vittime e distruzioni, per ricordare che siamo in un equilibrio precario e interdipendente. Da una parte le sfilata delle gare e delle medaglie, da un’altra i tank e la diplomazia in fibrillazione.

Le immagini si sovrappongono, forse rischiano di confondere le idee, ma possono anche far riflettere. Così come fa riflettere scoprire il “falso” della cerimonia di apertura delle Olimpiadi, con una bimba fatta cantare davanti al mondo per finta: la voce era di un’altra, che però non aveva la stessa bella presenza da mostrare in televisione. Guardiamo imprese dei campioni, la faccia bella dei Paesi che giocano insieme e nello stesso tempo nascondiamo i conflitti, le violenze, le politiche arroganti, i delitti contro l’ambiente e contro le persone.

Eppure lo scenario delle Olimpiadi non è solo di facciata. Coraggio, impegno, fatica e anche competizione leale, amicizia e cameratismo, atteggiamenti di pace e fratellanza – con atleti georgiani e russi, ad esempio, che si abbracciano mentre volano i missili – sono reali. E qui sta il bello: nonostante le mistificazioni, nonostante gli apparati di facciata, peraltro facili da smascherare, la grandiosa parata di atleti e il loro impegno, rilanciato da tutte le televisioni del mondo, è capace di dire qualcosa, di ricordare valori cui possiamo e dobbiamo aspirare. Come a una medaglia d’oro.

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