«L'attività finanziaria deve avere l'uomo come fondamentale e imprescindibile criterio... Non è mai "contro" l'uomo, ma è sempre "per" l'uomo, "a favore" dell'uomo e della sua promozione». Qualche tempo fa, in un suo intervento al Centro Congressi della Cariplo (24 novembre 2003), l'Arcivescovo suggeriva orientamenti morali per un corretto operare nel credito e nella finanza. Ci sembrano di stringente attualità. Ne pubblichiamo alcuni passaggi, rimandando al testo integrale per una più completa lettura.

3400 - incroci
Redazione Diocesi

09/10/2008

di Dionigi card. TETTAMANZI 

Preso atto dell’attuale assetto del sistema finanziario e di quello creditizio in particolare, non può essere eluso il confronto con la complessità, varietà e problematicità dell’industria finanziaria attuale, non escluse le ambiguità in essa presenti. E questo a partire dalla sempre più vasta gamma dei soggetti operanti nell’industria finanziaria e dei rispettivi ruoli da essi rappresentati, dalla mutevolezza dei mezzi e degli strumenti finanziari, per giungere alla intricata rete di relazioni planetarie che questo mercato attiva di continuo.

L’industria finanziaria ci si presenta come un sistema articolato, reticolare, pervasivo. Tale sistema, da una parte, è in grado di innervare e comunicare linfa vitale all’intero organismo sociale ed economico, ormai globalizzato. Nello stesso tempo e all’opposto, però, può anche sottrarre questa stessa linfa vitale. E questo perché il sistema stesso non appare come capace, da sé solo, di impedire che quanti operano al suo interno rimangano indifferenti, o addirittura diventino contrari, a quei principi, a quelle regole e a quelle scelte che stanno alla base della convivenza sociale.

Ci troviamo di fronte, così, a sensazioni diffuse di diffidenza nei confronti di questo sistema, se non di delegittimazione dello stesso. E tutto ciò comporta un grave pregiudizio di quel “fattore fiducia” che rimane il caposaldo fondamentale di tutti i rapporti anche economici che intercorrono fra gli uomini.

Di qui, può già discendere una prima osservazione: trattandosi di un ambito così ampio, diffuso, articolato, e tecnologicamente innovativo, credo che il primo atteggiamento da assumere nei suoi riguardi sia quello di essere davvero consapevoli della sua elevata problematicità, ossia degli interrogativi di grande portata che da esso scaturiscono.

Si pensi, a titolo puramente esemplificativo, ad alcune caratteristiche dei prodotti finanziari oggi di vastissimo utilizzo. Tra queste ricordiamo, anzitutto, la loro immaterialità, che rende estremamente agevoli e immediati anche ingenti trasferimenti di capitale da un punto all’altro del pianeta, con le inevitabili conseguenze che ne derivano.

Va pure menzionata la virtualità di gran parte delle operazioni eseguite, che, come in altri ambiti del settore economico, si limitano in molti casi a semplici registrazioni contabili, sganciate da un supporto materiale effettivo, i cui risultati possono tuttavia influenzare di parecchio il quadro economico-sociale complessivo.

Si pensi, ad esempio, come il sostegno finanziario attribuito a un settore economico in un determinato Paese nel mondo e contestualmente sottratto a un altro mediante una semplice, ma ingente, transazione finanziaria, può creare occupazione e ricchezza da un lato, disoccupazione e povertà dall’altro. Senza dimenticare l’elevata sofisticazione tecnologica degli strumenti a disposizione, che consente l’effettuazione di innumerevoli e complesse operazioni, praticamente senza limiti di luogo, in archi temporali infinitesimali e con potenziali effetti reali immediati sulla vita di numerosi soggetti.

Siamo di fronte a conseguenze che, molte volte, si sviluppano anche ben oltre la personale consapevolezza e percezione degli operatori stessi. Questo fatto, invece che deresponsabilizzare, diventa un richiamo ancora più forte alla responsabilità di tutti coloro che sono coinvolti. In particolare, richiama ciascun operatore, a ogni livello di funzione e responsabilità, a una matura e adeguata professionalità. Nello stesso tempo, richiede a ogni istituzione finanziaria di attrezzarsi adeguatamente per essere capace dileggere, oltre la cortina del formale, la sostanza dei propri atti e dei propri comportamenti.

E tale responsabilità non va vista solo in termini individualistici o privati, ma deve giocarsi anche a livello pubblico-sociale. In questo senso, è necessaria la trasparenza. Essa va intesa come la scelta volontaria, consapevole e dichiarata di volersi far giudicare dall’intera comunità civile sulla coerenza dei propri comportamenti sostanziali rispetto al sistema di principi e di regole che si è scelto di porre a base del proprio operare.

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