La normativa sulla salute e sicurezza dei luoghi di lavoro varata dal Governo soddisfa i sindacati, non gli imprenditori


Redazione

07/03/2008

Quattro diverse tipologie di sanzioni, ammende fino a 18 mila euro, istituzione di un libretto sanitario personale, sanzioni per le imprese che hanno oltre il 20% di lavoratori in nero, obbligo di eleggere i rappresentanti sindacali in tutte le imprese, creazione di un rappresentante di sito produttivo presente in realtà particolarmente complesse e pericolose (come i porti), rivisitazione e coordinamento delle attività di vigilanza, provvedimenti a favore della formazione e anche iniziative scolastiche per favorire una migliore cultura della sicurezza.

Sono questi i punti principali del Testo unico sulla salute e sicurezza dei luoghi di lavoro che il Consiglio dei Ministri ha approvato giovedì sera, e che ridisciplina, aggiornandola e innovandola, trent’anni di normativa sulla sicurezza del lavoro.

Riguardo al nodo delle sanzioni, il decreto legislativo introduce quattro diverse tipologie di reato. Nel primo caso, quello più grave, èprevisto l’arresto fino a 18 mesi per quei datori di lavoro che dirigono imprese “pericolose” e che non elaborano il documento di valutazione del rischio.

L’impresa, però, potrà appellarsi al giudice e chiedere, una volta regolarizzata la situazione, di ridurre la pena o di commutarla in un’ammenda fino a 24 mila euro. Possibilità esclusa quando il datore di lavoro sia recidivo o si siano determinati, in conseguenza della mancata valutazione del rischio, infortuni sul lavoro con danni alla salute del lavoratore.

Tra le altre sanzioni previste, multe e, per i casi più gravi, arresti, sanzioni pecuniarie e semplici illeciti amministrativi.

Il Testo unico va in direzione di «una grande innovazione», ha sottolineato il ministro del Lavoro Cesare Damiano. Tra i punti da evidenziare, ha aggiunto il Ministro, «gli Rls territoriali, le norme a favore della formazione e l’ampliamento della capacità di coordinamento». E l’apparato sanzionatorio? «Abbiamo applicato un sistema di grande equilibrio tra violazioni e sanzioni».

Proprio sulle sanzioni si appuntano le critiche degli imprenditori, le cui principali organizzazioni hanno espresso «una comune valutazione di insoddisfazione». Duro il giudizio del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo: «Inasprendo le pene non si salva nemmeno una vita umana, perché la risposta è la prevenzione. Invece il decreto è tutto spostato sulle sanzioni e non sulle regole».

«Questa legge darà un contributo sensibile a tutelare meglio l’integrità e la vita di chi lavora», è invece il commento unanime di Cgil, Cisl e Uil a proposito dei «rilevanti elementi di qualità presenti nella riforma»: l’auspicio dei sindacati è che «le commissioni parlamentari esprimano rapidamente i loro pareri e si abbia quindi la possibilità di emanare il decreto entro la corrente legislatura, scongiurando il decadere della delega».

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