Questioni importanti e radicate non possono essere oggetto di misure estemporanee che rincorrono l'emergenza. Ci vuole una linea né aprioristicamente "buonista", né astrattamente "rigorista", ma fedele alla Costituzione, e quindi al rispetto e alla promozione dei diritti e dei doveri fondamentali della persona


Redazione

21/05/2008

di Francesco BONINI

La sicurezza è stata al centro della campagna elettorale, con un consenso trasversale. In particolare, tra le molte sfaccettature della questione, proprio il tema della sicurezza quotidiana, di fronte alla criminalità più quotidiana e arrogante, di fronte al disordine ordinario, risalta con evidenza ben più che bipartisan.

Ormai nessuno azzarda più retoriche sdolcinate: èl’ora delle decisioni, ma anche delle nevrosi, che curiosamente sembrano correre in particolare fuori d’Italia, sulla linea che dalla Spagna di Zapatero approda all’Europarlamento per iniziativa socialista. Ma l’errore maggiore sarebbe buttarla, per l’ennesima volta, in politica. Perché allora una questione vera – per l’Italia come per molti Paesi europei – rischia di diventare un affare ideologico, l’alibi per schiamazzi e contrapposizioni, per eludere, anziché risolvere i problemi. E questo i cittadini reclamano.

In attesa dell’iter parlamentare dei primi provvedimenti del nuovo Governo si può annotare qualche considerazione. La prima è sul respiro. Questioni importanti e radicate, problemi strutturali come quello della sicurezza e dell’immigrazione, non possono essere oggetto di politiche estemporanee, contraddittorie, di una mera rincorsa di emergenze. Ci vuole una linea: che non può essere né aprioristicamente “buonista”, né astrattamente “rigorista”.

Le regole, il rigore, la chiarezza sono necessari e indispensabili, tanto più avanza la complessità, l’interdipendenza, la globalizzazione. Il punto è che il rispetto delle regole che giustamente tutti reclamiamo per gli zingari e per gli immigrati, deve cominciare prima di tutto da una generale cultura della legalità e non della furbizia, per cui le regole riguardano sempre “gli altri”.

Sennò si ricade nella vecchia storia raccontata dal Manzoni, l’inconcludente susseguirsi delle “grida”: tanto più strillate, quanto meno applicate. È il secondo tema: sono necessarie regole non sottoposte all’alea delle maggioranze e nemmeno all’infinita contrattazione e contraddizione nell’applicazione da parte di diversi attori concorrenti.

Il terzo punto è proprio la cooperazione tra gli attori, dal sistema economico al sistema repressivo, alla magistratura, alla politica, in Italia e in Europa: ognuno non solo deve fare la propria parte, ma deve essere messo in condizione di farlo.

Il quarto e ultimo punto è sui valori e sui principi. Nessuna politica può avere respiro, nessuna norma può reggere, nessun circuito virtuoso di collaborazione può essere attivato, se mancano principi e valori di riferimento. Noi li abbiamo: sono quelli della Costituzione, primo fra tutti il rispetto e la promozione dei diritti e dei doveri fondamentali della persona, tutte le persone, a partire dai più deboli. Qui si arriva e di qui si deve partire.

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