Dal quadro nazionale che emerge dal Dossier statistico 2008, si rileva la caratteristica sempre più strutturale del fenomeno-immigrazione, che non può essere affrontato con atteggiamenti di chiusura e neppure in soli termini di ordine pubblico


Redazione

31/10/2008

di Rita SALERNO

Non è possibile immaginare in Italia un futuro senza gli immigrati, che nel 2050 – stando alle stime elaborate dall’Istat – saranno tra gli 8,9 e i 12,4 milioni, al netto di quelli che diventeranno cittadini italiani. Balza agli occhi il crescente impatto degli stranieri a fronte di un andamento demografico nazionale negativo, anche se le nascite non scenderanno sotto le 500 mila unità.

Già ora, infatti, è di 170 mila unità la quota annuale d’ingresso di nuovi lavoratori, mentre quasi 100 mila persone giungono nel nostro Paese per ricongiungimenti familiare. A questi vanno ad aggiungersi i nuovi nati da genitori stranieri, per un totale di 64 mila neonati e qualche decina di migliaia di persone presenti in Italia per motivi religiosi o di studio.

All’inizio del 2008 erano tra i 3,8 e i 4 milioni gli immigrati regolari in Italia, con un’incidenza del 6,7% sul totale della popolazione, leggermente sopra la media Ue. È la stima fatta dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione Migrantes nel XVIII Dossier statistico presentato ieri. Sono cifre lievemente superiori a quelle stimate dall’Istat, secondo cui i cittadini stranieri residenti all’inizio del 2008 erano quasi 3,433 milioni, comunitari inclusi.

La prima comunità, raddoppiata in due anni, è quella romena, con 625 mila residenti e, secondo la stima del Dossier, quasi 1 milione di presenze regolari, seguita da quella albanese (402 mila) e marocchina (366 mila); a cavallo delle 150 mila unità si collocano cinesi e ucraini.

A guadagnare anche in termini percentuali sono stati gli europei (52%), mentre gli africani mantengono le posizioni raggiunte (23,2%) e gli asiatici (16,1%) e gli americani (8,6%) perdono almeno un punto percentuale. Tradotto: sono immigrati una persona ogni 15 residenti, una ogni 15 studenti, quasi una ogni 10 lavoratori occupati; inoltre, in un decimo dei matrimoni celebrati in Italia è coinvolto un partner straniero, così come un decimo delle nuove nascite va attribuito a entrambi i genitori stranieri.

Dal 2000 a oggi i numeri sono più che raddoppiati, a riprova del fatto che gli immigrati contribuiscono alla ricchezza del Paese (incidono sul Pil italiano per il 9%). Anche se creatori di ricchezza, però, sono i meno assistiti: rischiano più degli italiani di cadere in povertà perché fruiscono di minori tutele.

Per i curatori dello studio l’immigrazione è una grande opportunità per l’Italia: per questo è necessario abbattere la paura e la diffidenza. Caritas e Migrantes condannano ogni devianza e ogni atto di criminalità, ma accreditare l’equazione “immigrazione uguale delinquenza” è la più grande offesa che si possa fare alla storia della stessa emigrazione italiana.

Bisogna dunque guardare agli immigrati con occhi nuovi, considerandoli non come diversi, ma come nuovi cittadini, capaci di fornire un considerevole apporto allo sviluppo. Il pacchetto sicurezza, spiega il rapporto, non esaurisce i contenuti della politica migratoria e neppure nella parte più rilevante: non è così che si eliminano gli ostacoli che rendono difficile la vita degli immigrati. Per Caritas e Migrantes le politiche d’integrazione sono e saranno il vero banco di prova degli interventi governativi in questo settore.

In Italia, si fa notare nel rapporto, c’è una «mancata percezione dell’immigrazione come fenomeno strutturale, destinato a incidere sempre più in profondità sulla societa», non affrontabile con «un mero atteggiamento di chiusura e non è inquadrabile unicamente nelle esigenze di ordine pubblico».

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