Il Nido, il Parco acquatico, il Cubo d'acqua: i nuovi grandiosi e splendidi edifici hanno sfrattato i pechinesi, liquidati con 30 mila euro per abitazione. Ma qualcuno resiste


Redazione

01/08/2008

di Stefano VECCHIA

In Cina durante il periodo preolimpico non sono stati pochi malumori e proteste. Dai sopravvissuti al terremoto – che temevano che le soluzioni provvisorie nelle quali sono ospitati in numero di un milione mezzo potessero diventare definitive, come pure la mancanza di opportunità lavorative e assistenza sociale – agli immigrati loro malgrado che – popolazione non documentata come conseguenza della “politica del figlio unico” – vagano per l’immensa Cina e spesso finiscono nelle retate della polizia alle quali reagiscono vivacemente.
Proteste che potrebbero fare a meno delle Olimpiadi e di cui anche gli organizzatori dei Giochi farebbero volentieri a meno.

Tra le pieghe dei preparativi al maggiore evento sportivo mondiale si situa invece la tenace e per certi aspetti ammirevole lotta di quanti hanno deciso di non mollare le loro abitazioni modeste, ma economiche per fare spazio ai progetti olimpici e sovente ad altrettanto olimpiche speculazioni.

I lavori hanno a volte aggirato, a volte scavalcato, a volte semplicemente ignorato piccoli proprietari o negozianti recalcitranti, inglobandoli loro malgrado in progetti “necessari”, per tutti salvo che per gli interessati: «Con i 340 mila yuan offerti (poco più di 30 mila euro) oggi a Pechino non compri nemmeno il gabinetto in una nuova abitazione».

La rabbia, ma anche la determinazione di Yu Pingju – che con 14 familiari condivide la casupola nel cuore storico della capitale cinese che ha resistito stoicamente all’assedio di ruspe e pianificatori – hanno avuto ragione dei decreti di sgombero, salvando dalla demolizione di questo rustico (un tempo con annesso negozio) che per sessant’anni ha garantito abitazione e luogo di lavoro alla sua famiglia e nelle settimane precedenti l’avvio dei Giochi si è trasformato in un’attrazione. Sulla quale puntano ancora i tenaci Yu, sia per avere una speranza di conservare l’abitazione a vita anche dopo le competizioni, sia per potere guadagnare di che individuare un qualche futuro vendendo visite guidate e aprendosi a libere donazioni dei curiosi.

Un caso limite, senza dubbio, quello caparbio degli Yu, ma significativo, sia come simbolo della resistenza possibile – giocando sulle leggi presenti -, contro i diktat delle pubbliche amministrazioni e del Partito, sia come espressione di una coscienza crescente che “l’antico” non rappresenta un disvalore, pure nella Cina dei record e sempre più della tecnologia.

A poche centinaia di metri dalla reliquia degli Yu, Pechino stupisce per la sua nuova veste ed entusiasma per l’uso delle tecnologie. Ogni sede dei Giochi è concepita per essere un pezzo unico e straordinario, con un occhio a razionalità e risparmio energetico.

Bastano pochi esempi. Solo tre anni sono occorsi per la costruzione del Centro di Tiro a segno della capitale, la cui inaugurazione lo scorso anno ha aperto la lunga lista di aperture di strutture appositamente dedicate all’evento olimpico. Si tratta di una costruzione che, per la parte coperta, ha la forma di un arco da caccia, vasta 46 mila metri quadrati e in grado di ospitare 8600 spettatori.

Secondo in linea di successione tra le meraviglie olimpiche, il Cubo d’Acqua, ovvero il Centro degli sport acquatici. La struttura rappresenta uno straordinario monumento alla creatività, ma anche al risparmio e alla salvaguardia ambientale, con le sue coperture sintetiche a forma di cuscini congiunti che simulano materiali a base di vetro ben più costosi, con lo stesso effetto e la stessa capacità di lasciare filtrare la luce all’interno.

Primo in dimensioni tra le costruzioni olimpiche, avendo all’interno il bacino per canottaggio lungo 3 chilometri e largo da 330 a 900 metri, il Parco Acquatico nel distretto di Shunyi allinea strutture che complessivamente hanno una capacità di 1,7 milioni di metri cubi d’acqua con innovativi sistemi di filtraggio per evitare sprechi.

Ma se occorre trovarne uno, il simbolo dei Giochi di Pechino è certamente il “Nido”, l’immenso stadio di 258 mila metri quadrati di forme e soluzioni avveniristiche sede delle gare di atletica e delle partite di calcio nella capitale: una vetrina d’eccellenza che esprime compiutamente le possibilità e gli azzardi della Cina olimpica.

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