La crisi economica e finanziaria che caratterizza l'Occidente, la governance mondiale e la questione antropologica sono i tre grandi fronti su cui si misurerà la capacità di rinnovamento del nuovo presidente degli Stati Uniti


Redazione

05/11/2008

Nota SIR

Sia pure annunciata dai sondaggi la squillante affermazione che proietta Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti è un evento periodizzante, per gli Usa, ovviamente, ma non solo, se il presidente americano è in realtà il punto di riferimento anche della politica internazionale.

Per il colore della pelle, per la sua storia, per la sua età, il 44° presidente degli Stati Uniti afferma qualcosa di nuovo, quel cambiamento che è stato al centro della sua campagna elettorale, quell’empatia con un elettorato bisognoso di punti di riferimento e, nello stesso tempo, di prospettiva, di slancio, che i morsi della crisi hanno posto in primo piano.

Il discorso di Obama, infatti, affonda le sue radici nella tradizione americana, ma ne afferma, nello stesso tempo, la proiezione in avanti che le cose oggi richiedono. Individuare le forme, i modi, i programmi del cambiamento e del rinnovamento, ma soprattutto dei nuovi investimenti che questa storia accelerata del 21° secolo reclama, sarà l’opera delle prossime settimane, fino al solenne insediamento. È la sfida cruciale, per tradurre in realtà, in concrete politiche, quel rilancio, per quel cambiamento in positivo, per quel recupero di slancio e di prospettiva che oggi trasversalmente si richiedono al nuovo inquilino della Casa Bianca.

La crisi finanziaria, e poi economica, che si aggira per l’Occidente e che di fatto interessa tutta l’economia globalizzata, ècertamente il primo e fondamentale dossier. Si tratta di rilanciare gli Stati Uniti, ma anche di mettere ordine in un mercato finanziario mondiale che, già nel corso degli anni Novanta del secolo scorso, faceva emergere “bolle” dagli imprevedibili effetti. Si tratta di un problema economico, ma anche ovviamente di un problema sociale: la middle class americana e non solo sta combattendo per molti aspetti in questi anni una complessa battaglia per la sopravvivenza.

Il mondo globalizzato ha bisogno di un riferimento, ma anche di un tessuto di relazioni: ecco il secondo dossier planetario per il presidente americano, la “governance mondiale”, le questioni della pace e della sicurezza. Il viaggio in Europa, tra Berlino e Parigi in particolare, ha permesso al nuovo presidente di toccare con mano l’importanza del rapporto con l’Europa, anche nella proiezione verso il Medio Oriente, dalla Terra Santa all’Afghanistan, da sempre il perno delle grandi questioni e delle decisioni geo-politiche.

L’Iraq e l’Iran, la guerra da finire e il nucleare da gestire rappresentano oggi le emergenze più vistose. Collegata con i temi della pace c’è poi la questione ambientale planetaria, che può essere un importante volano per nuove relazioni geopolitiche globali.

L’economia, le questioni geopolitiche, dalla pace all’ambiente: il terzo grande dossier planetario è quella “questione antropologica”, che oggi si pone in termini nuovi e stringenti. Le grandi scelte bioetiche sulle tecnologie applicate alla vita, la tutela e la promozione della vita e della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna, rappresentano punti fermi fondamentali per misurarsi positivamente con il futuro, da cui non si può deflettere.

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