Redazione

Il rettore Lorenzo Ornaghi scrive agli studenti, ai professori e ai dipendenti dell’ateneo del Sacro Cuore: «Esprimiamo al Santo Padre la nostra vicinanza filiale e affettuosa. Con il dono dell’intervento scritto la Chiesa ancora una volta dimostra di essere madre e maestra. Quanto accaduto è un colpo grave all’anima stessa dell’istituzione universitaria: occorre essere consapevoli di quanto ci sia ancora da lavorare affinché la società e la democrazia del nostro Paese diventino più mature, più responsabili di se stesse.
La vita e la realtà della nostra Università sono la prova di quanto la fede sia fonte inesauribile di libertà»

17/01/2008

di Lorenzo ORNAGHI
Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Tutta l’Università Cattolica del Sacro Cuore sente profondamente il bisogno di esprimere al Santo Padre Benedetto XVI la propria vicinanza filiale e affettuosa, insieme con il convinto e totale sostegno alla Sua rinuncia a essere presente alla cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico presso l’Università “La Sapienza” di Roma.

La scelta dolorosa è stata accompagnata dal gesto di voler donare il proprio intervento scritto. La Chiesa ancora una volta dimostra, con questo dono del Santo Padre, di essere madre e maestra. Madre che, anche di fronte alle forme più grette o ideologiche d’intolleranza e di miopia culturale, sa essere comprensiva. Maestra, soprattutto, di coraggio e di libertà vera, di promozione autentica della conoscenza scientifica e di sapienza.

Quanto accaduto in questi giorni è una ferita sorprendente e grave all’idea stessa di laicità. Èun colpo altrettanto grave e inaspettato – come ricorda anche la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana – alla storia secolare, alle finalità specifiche e, in definitiva, all’anima stessa dell’istituzione universitaria, quale essa è sempre stata e, pur tra crescenti difficoltà, cerca ancora di essere.

Dopo quel che è accaduto, in ognuno di noi, che quotidianamente operiamo nella nostra Università, deve crescere la consapevolezza di quanto ci sia ancora da lavorare – sul terreno, appunto, della scienza, della cultura, della formazione ed educazione dei giovani – affinché la società e la democrazia del nostro Paese diventino più mature, più responsabili di se stesse.

Alle molte, troppe e troppo sprezzanti o sciocche dichiarazioni che siamo stati costretti a leggere o ascoltare, la risposta migliore e più efficace è la vita e la realtà della nostra Università. Siamo nati ex corde Ecclesiae; e, giorno dopo giorno da ormai quasi un secolo, siamo la visibile, diffusa e ormai insostituibile testimonianza di come sia possibile far progredire continuamente la scienza nell’orizzonte della razionalità aperta al trascendente. Siamo la prova di quanto la fede sia fonte inesauribile di libertà e sappia esaltare l’amore per la ricerca scientifica, potenziando quel desiderio di creatività che è proprio di ogni essere umano.

Al Santo Padre consegniamo fin d’ora il nostro impegno a riflettere, nelle prossime settimane, sul discorso da Lui donato ai docenti universitari e a tutti i giovani che nell’Università cercano la risposta vera alle loro più profonde domande di conoscenza.

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