Ancora incerte le notizie sulla sorte del gesuita scomparso da un paio di giorni: sequestro o negoziato con i ribelli jihadisti? Nelle mani dei miliziani jihadisti anche due sacerdoti, due vescovi, e due giornalisti

di Romina GOBBO
“La Voce dei Berici” (Vicenza)

Il telefono squilla, ma la linea cade immediatamente. È scomparso a Raqqa, nell’est della Siria, il gesuita padre Paolo Dall’Oglio. Secondo la prima ipotesi, stava camminando quando è stato sequestrato dai ribelli jihadisti. L’agenzia giornalistica Reuters ha parlato del gruppo “Stato islamico dell’Iraq e del Levante”, denominazione sotto la quale si nasconderebbero miliziani di al-Nusra (l’equivalente di al-Qaeda irachena), organizzazione terroristica sulla lista nera degli Usa. Ma a tutt’oggi né il Vaticano, né la Nunziatura di Damasco hanno confermato il rapimento: anche la Farnesina non si sbilancia e sta cercando di verificare.

A Raqqa padre Paolo era rientrato sabato 27 luglio per una misteriosa “missione”, di cui aveva parlato lui stesso su Facebook, chiedendo al mondo di pregare per lui «affinché questa missione abbia fortuna». Le sue ultime immagini sono quelle di un video postato su Youtube il 28 luglio, mentre, davanti alla chiesa di Raqqa, parla a una folla di giovani che lo applaudono. Da lunedì 29 tutto tace, anche Facebook, impossibile collegarsi con l’utente. Intanto, proprio con riferimento a quella «missione», si fa strada la seconda ipotesi, ovvero che il religioso si trovi da qualche parte per negoziare con qualche gruppo terrorista la liberazione di ostaggi. Nella regione di Aleppo alcuni giorni fa è stata sequestrata una troupe televisiva dell’emittente “Orient”, una voce dell’opposizione a cui lo stesso padre Paolo ha collaborato, e potrebbe essere proprio questa la misteriosa missione.

Dall’Oglio, romano, 59 anni, è entrato nella Compagnia di Gesù nel 1975; nel 1982 ha scoperto i ruderi del monastero cattolico siriaco Mar Musa, costruito nell’XI secolo attorno a un romitorio occupato nel VI secolo da San Mosè l’Etiope, e vi è rimasto per un periodo di ritiro spirituale. Nel 1984, ordinato sacerdote del rito siriaco-cattolico, ha ricostruito le mura del monastero e nel 1992 vi ha fondato una comunità spirituale ecumenica mista, “al-Khalil”, che promuove il dialogo islamo-cristiano (per il suo impegno nel dialogo nel 2006 ha vinto il premio Euro-Mediterraneo).

La sua posizione critica nei confronti del regime a seguito della violenta repressione delle prime proteste popolari del 2011, ha fatto sì che il presidente Assad ne decidesse l’espulsione, poi concretizzatasi il 12 giugno 2012. A febbraio Dall’Oglio era rientrato nel “suo” Paese, compiendo un pellegrinaggio «del dolore e della testimonianza» attraverso città e villaggi, e denunciando, al ritorno, i continui bombardamenti governativi.

Con base nel Kurdistan iracheno, girava l’Europa per raccontare quanto stava succedendo in Siria. Anche a Vicenza, a giugno, durante il Festival Biblico, aveva espresso le proprie posizioni, non da tutti condivise, incitando la comunità internazionale ad armare i ribelli contro Assad. Ma il vero problema è chi armare, visto che l’opposizione siriana è frammentata e litigiosa. Il Free Syrian Army e la Syrian Opposition Coalition non riescono a gestire i territori liberati e gli estremisti ne approfittano.

Recentemente ci eravamo sentiti. «La pace nella Chiesa può esserci solo con la pace nell’Islam – aveva detto -. In Siria si va verso un vero genocidio. Chi resterà, dovrà assoggettarsi interamente a una logica di regime, e prosciita, una tragedia umanitaria e morale senza fine. Per questo occorre consacrare l’estate alla mobilitazione e specialmente il mese di Ramadan». A questo proposito, durante i suoi incontri, era solito invitare ebrei e cristiani a unirsi al digiuno dei musulmani, in uno spirito di comunione, e per la pace in Siria e nel mondo.

Infine, lo scorso 24 luglio, padre Paolo aveva anche inviato un appello personale, tramite il sito di petizioni on line change.org, a Papa Francesco: «Sapendola amante della pace e della giustizia, le chiediamo di promuovere personalmente un’iniziativa diplomatica urgente e inclusiva per la Siria, che assicuri la fine del regime torturatore e massacratore, salvaguardi l’unità nella molteplicità del Paese e consenta, per mezzo dell’autodeterminazione democratica assistita internazionalmente, l’uscita dalla guerra tra estremismi armati». E proprio Papa Francesco, questa mattina, ha ricordato il suo confratello gesuita nel corso della Messa che ha celebrato alla chiesa del Gesù nella festa di sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù.

Nella tarda mattinata di oggi (31 luglio), su Twitter, Jad Bantha, un ricercatore che vive in Siria, ha scritto: «Padre Dall’Oglio sta bene ed è al sicuro». Ce lo auguriamo, così come ci auguriamo il ritorno a casa degli altri rapiti in Siria. Nelle mani dei miliziani jihadisti ci sono ancora due sacerdoti – uno cattolico e uno ortodosso -, due vescovi ortodossi di Aleppo, il siriaco Yohanna Ibrahim e il greco-ortodosso Boulos Yazij, l’inviato de La Stampa, Domenico Quirico, scomparso lo scorso aprile e che il 6 giugno, in una breve telefonata alla moglie aveva fatto sapere di «stare bene», ma poi più nulla, e, probabilmente assieme a lui, il giornalista belga Pierre Piccinin. Non va, poi, dimenticata la piaga dei continui sequestri di siriani o stranieri a opera di bande armate, a scopo di estorsione.

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