Negli ultimi dieci anni già circa 150 mila persone hanno visitato il Presepe di Crevenna d’Erba, dove la Natività è raffigurata all’interno del contesto popolare del territorio, tra cascine e botteghe, in una ricostruzione realistica e sapientemente meccanizzata

di Mauro COLOMBO

Prendete la notte più bella e importante nella storia dell’umanità, trasportatela alle pendici dei monti che fanno corona ai laghi della Brianza e otterrete il Presepe di Crevenna d’Erba (Como): una rappresentazione meccanizzata della Natività capace di attrarre 150 mila visitatori in dieci edizioni e di meritare l’attenzione di Rai e Mediaset.

L’idea è nata nel 2007, in concomitanza con la confluenza di Santa Maria Maddalena, parrocchia della frazione più “montana” di Erba, nella nuova Comunità pastorale Sant’Eufemia. Nei più intraprendenti tra i crevennesi sorse l’impulso di cercare nuovi motivi di animazione e aggregazione all’interno della piccola comunità. Ne trovarono due: da una parte, l’orgogliosa rievocazione della propria cultura contadina, artigiana e manifatturiera; dall’altra, l’altrettanto fiera affermazione delle proprie radici cristiane attraverso la rappresentazione più caratteristica, senza alcun timore di apparire iper-tradizionalisti. A dare corpo a questi propositi pensò Angelo Garofoli, artigiano-artista dalle mani grandi come il cuore, alla guida di un manipolo di volontari e volontarie crevennesi e non.

Dopo una prima fase di documentazione attraverso la consultazione di testi e la visita ad alcuni musei, si avviò l’allestimento. L’obiettivo? Raffigurare, accanto al grande avvenimento della Natività, anche momenti di vita dell’uomo, celebrando il lavoro come un sentimento religioso legato alle opere, alle fatiche e all’ingegno. Ed ecco così la “corte” brianzola ricostruita in modo fedele e realistico, in una miniatura sapientemente meccanizzata e adeguatamente illuminata, con le sue attività più significative (filande e opifici per la lavorazione della seta, mulini, magli, officine per la lavorazione del ferro, ecc), e il contrappunto dei suoni delle botteghe: il richiamo dell’arrotino, lo stridore della segheria, il rumore ritmato sull’incudine del fabbro e del maniscalco…

E la Natività? Perfettamente inserita in questo contesto, in una cascina del tutto simile alle altre, a significare la volontà del Dio che «venne ad abitare in mezzo a noi» (Giovanni 1,14). È don Ettore Dubini, il vicario il cui arrivo in parrocchia coincise con la nascita del Presepe, a fornirne la lettura “teologica”: «Dio “si abbassa” verso la vita dell’uomo e ne sceglie le fragilità… Questo presepe è uno spaccato di storia delle nostre borgate, quando la dimensione religiosa era un tutt’uno con la vita stessa».

Grazie alla collaborazione del Comune, oggi il Presepe dispone di uno spazio permanente di circa 50 mq in una sala della Villa Ceriani-Bressi e ogni anno si arricchisce di particolari. È difficile trovarvi un angolo del tutto immobile: dal contadino che falcia l’erba al mungitore nella stalla, dalle donne al lavatoio al piantello per la torcitura della seta (assemblaggio di migliaia e migliaia di minuterie), dai giocatori a carte e alle bocce dell’osteria all’acqua che alimenta le cascate e le ruote del mulino, fino al torrente che trasporta veri panettoncini, recuperati da un pescatore e donati ai visitatori più piccoli. Per non parlare della tenerissima scena della Natività, dove il portone della cascina si schiude a mostrare Giuseppe chino a rimboccare la coperta a Maria, intenta ad allattare il Bambino.

Naturalmente ciò che non si vede conta quanto ciò che appare: un impegno paziente e meticoloso, protratto per mesi e mesi, per realizzare i personaggi, i costumi, le case in miniatura, il complesso scenografico e l’intricato apparato elettrico e meccanico celato sotto l’incastellatura che regge il tutto. Le fasi iniziali di costruzione e di montaggio hanno luogo in laboratorio, per poi trasferire le singole parti nella grande sala d’esposizione e collocarle l’una accanto all’altra. Quest’anno poi, nell’ambiente adiacente, è stato allestito un altro presepe tradizionale, medio-orientale, con figure di grandi dimensioni tra le quali anche soldati romani a cavallo impegnati nel censimento di cui parla il Vangelo.

Un ultimo aspetto, niente affatto trascurabile: legati indissolubilmente alle tradizioni, i crevennesi, ma non per questo chiusi nel loro “particolare”. La finalità benefica iniziale (destinare alla parrocchia le offerte libere dei visitatori) da tempo si è trasformata nel sostegno all’Associazione “Amici di Lilia”, intitolata a Lilia Miotto, una parrocchiana scomparsa nel cui nome è stato realizzato un Centro di salute materno-infantile a Santana (Brasile). Perché, anche se si apre in Brianza, l’abbraccio di quel Bambino può certo allargarsi fino all’Amazzonia.

 

 

 

 

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