Alle spalle dell'Arcivescovo, nell'appuntamento quotidiano di "Kaire" delle 20.32, si nota un grande e pregevole dipinto: si tratta di un "Compianto" degli inizi del Cinquecento, attribuito al pittore cremonese Altobello Melone.

di Luca FRIGERIO

In questo tempo di Avvento segnato dall’emergenza della pandemia, l’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, incontra le famiglie e tutti i fedeli ambrosiani in un appuntamento quotidiano di preghiera, alle 20.32, per tre minuti, chiamato “Kaire” (“Rallegrati”), come il saluto che l’arcangelo Gabriele rivolge a Maria a Nazareth per annunciarle che concepirà Gesù, il figlio di Dio.

Ebbene, in questo appuntamento quotidiano, che viene trasmesso su ChiesaTv (canale 195 del digitale terrestre), si può notare alle spalle dell’Arcivescovo un pregevole dipinto: si tratta di un Compianto su Cristo morto degli inizi del Cinquecento, che fa parte della Quadreria arcivescovile e che l’anno scorso, per la prima volta, era stato esposto al pubblico al Museo Diocesano.

Un’opera affascinante e “misteriosa”, non essendoci alcuna documentazione né sulla sua origine né sul suo autore. Oggi la critica, tuttavia, si esprime pressoché unanimemente a favore dell’attribuzione ad Altobello Melone, il più originale e il più talentuoso tra i pittori cremonesi attivi nella prima metà del XVI secolo, noto soprattutto per gli affreschi dipinti nella cattedrale della sua città a partire dal 1516.

Attorno a quegli anni, dunque, si collocherebbe anche questo Compianto ambrosiano, dimostrando qui Altobello di ben conoscere la lezione di Giorgione e di Dosso Dossi, aggiungendovi colpi di luce tizianeschi che fanno risaltare una composizione influenzata probabilmente da Bramantino, ma derivata direttamente da Dürer, e dimostrando così il singolare ecclettismo di un pittore capace di mescolare sulla sua tavolozza elementi veneziani e ferraresi, lombardi e del nord Europa.

Maria, la madre, sembra voler accarezzare per l’ultima volta la mano trafitta del figlio, mentre Maddalena, seduta, stringe in grembo i piedi di Gesù: quei piedi che, secondo la tradizione medievale, aveva già bagnato con le sue lacrime, cospargendoli di profumo prezioso e asciugato con i suoi capelli.

Dall’altra parte, invece, Giovanni intreccia le dita delle mani in segno di contrizione: una raffigurazione spesso ripresa dagli artisti, dal cenacolo al sepolcro, a indicare la profonda tristezza d’animo del discepolo prediletto. Un gesto, peraltro, ripetuto da una delle pie donne al margine sinistro dell’opera, dove, sullo sfondo, si intravede anche il Golgota con le tre croci. Come consueta è anche la figura della donna che alza lo sguardo e le braccia al cielo, sfogo disperato di chi non può accettare una tragedia tanto grande. Mentre Giuseppe d’Arimatea, o più probabilmente Nicodemo, piange silenziosamente le sue lacrime, rammentando forse le parole enigmatiche, eppure così profonde, rivelategli dal maestro in quell’incontro notturno…

L’appuntamento con l’Arcivescovo “Kaire 20.32” va in onda anche su Radio Marconi, Radio Mater e Radio Missione Francescana. Tutti gli interventi, inoltre, sono caricati su questo portale e sui social della Diocesi, per consentirne la fruizione in qualunque momento.

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