Nel centenario della nascita, un convegno alla Triennale e continue riscoperte, non solo letterarie, per il padre nobile del moderno genere poliziesco italiano

di Loris CANTARELLI

Scerbanenco convegno Triennale

A cento anni dalla nascita, non accenna a diminuire la «corrispondenza di amorosi sensi» tra Milano e Giorgio Scerbanenco, riconosciuto padre legittimo del moderno genere poliziesco italiano, già notato in Rizzoli da Cesare Zavattini, poi direttore di numerose riviste e infine autore di successo, avvicinato da Indro Montanelli a nomi come Alberto Moravia e Georges Simenon.

Come sant’Ambrogio, anche Scerbanenco era nato altrove (addirittura a Kiev, in Ucraina) ed era giunto a Milano a 16 anni, e pur essendo scomparso nel 1969 è ancor oggi uno degli autori che meglio ha saputo raccontare la metropoli meneghina. Acuto osservatore, in quasi cento romanzi e oltre mille racconti – tra western, fantascienza, letteratura “rosa” e soprattutto “gialla” (è di pochi mesi fa l’inedito Lo scandalo dell’osservatorio astronomico) – lo scrittore è sempre stato in grado di cogliere pressoché in diretta le trasformazioni umane e urbane di Milano e l’Italia: dalla fine della guerra al boom economico, dall’avvento degli elettrodomestici al consumismo alla schiavitù delle merci.

A celebrare Scerbanenco, alla presenza commossa degli eredi, un convegno alla Triennale ne ha ben delineato la figura, già multimediale ante litteram. Intervallati da intense letture dell’attrice Valeria Costantin e moderati dall’editor Oliviero Ponte di Pino, sono intervenuti lo scrittore e giornalista Piero Colaprico (che ha raccontato l’incredibile preveggenza e modernità di Scerbanenco), il criminologo Adolfo Francia (che ha segnalato come numerosissime vicende narrate sono in realtà casi da manuale tratti dalla vita quotidiana), il critico Ermanno Paccagnini (che ha certificato la complessità delle tecniche narrative dello scrittore, abilissimo a renderle semplici per il lettore), il biografo Roberto Pirani (che ha descritto i 7 radiodrammi realizzati per l’Eiar e trasmessi dall’antenata della Rai dal 1938 al 1942) e il redattore Luca Crovi (appassionato collaboratore nel continuo riordinare il magmatico archivio dello scrittore), nonché lo studioso Gianni Canova (che ha riletto i legami con il cinema) e la collega Natalia Aspesi (cresciuta leggendo la «posta del cuore» che Scerbanenco firmava Adrian su Annabella e Valentino su Bella).

Il rapporto fecondo tra lo scrittore e la sua città è anche al centro di una bella iniziativa presentata in apertura del convegno, promossa da Università degli Studi, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Fondazione per leggere e Ufficio Scolastico Regionale. Sulle strade di Duca Lamberti è il primo sentiero del costituendo progetto “I colori di Milano”, sui percorsi e i generi letterari del Novecento ambientati in città, che ricostruisce gli spostamenti del celebre investigatore con una mappa presto consultabile nel sito www.portaletture.org e su tablet e moderni telefonini, arricchita da immagini della città nell’epoca e brani audio dai romanzi in cui Lamberti è protagonista: Venere privata(1966, dove “il Duca” dice tra l’altro: “Raccontare la vita di un uomo non è forse una preghiera?”), Traditori di tutti(1966), I ragazzi del massacro(1968), I milanesi ammazzano al sabato(1969).

Inoltre, la prossima domenica 20 novembre, in occasione della giornata senza auto, l’associazione Ciclobby organizza una giornata in bicicletta per i luoghi letterari “del Duca” che da Milano seguono il Ticino, a partire dal ritrovo alle ore 10 in piazza Leonardo da Vinci, dove abita il protagonista più celebre di Scerbanenco. E c’è da giurarci che qualcuno passerà anche dalla ex fabbrica Borletti di via Costanza (da anni abbandonata al degrado), dove lo scrittore aveva lavorato, si era ammalato e vi aveva ambientato anche qualche racconto…

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