Dopo l'esposizione a Casa Manzoni, oggi una selezione di tavolette dipinte, provenienti da tutta Italia ma anche da vari Paesi del mondo, dal XV secolo agli inizi del Novecento, è ospitata a Palazzo Morigia a Milano, fino al prossimo 14 dicembre.

di Luca FRIGERIO

ex voto

Hanno un fascino senza tempo, i vecchi ex voto dipinti. E non è solo per quella loro aria naïf, per quel loro candore fanciullesco, per quei colori spesso nitidi e decisi, che oggi tornano a incontrare la sensibilità estetica della nostra generazione. Le osserviamo, queste tavolette in cui si agita un’umanità fremente, e un sorriso ci affiora alle labbra, salendo direttamente dal cuore. Come un sollievo, come una rassicurazione. Lassù, tra quei cieli smaltati d’azzurro, fra quelle nubi che sembrano batuffoli di cotone, c’è qualcuno che ci ama davvero…

Il fatto è proprio questo, a ben pensarci. Per quanto drammatico sia l’evento che queste immagini votive ci raccontano, per quanto sanguinoso o terribile sia l’episodio che esse descrivono, noi sappiamo che alla fine tutto si è risolto nel migliore dei modi, che il pericolo non si è tramutato in tragedia. L’invocazione è stata ascoltata, la preghiera esaudita. E questo rassicura anche noi, a distanza di anni o di secoli. Perché ognuna di quelle “Per Grazia ricevuta” è testimonianza di un qualcosa che ha cambiato una vita, salvandola e preservandola. Un intervento divino, per chi crede. E coloro che questi ex voto li hanno voluti, credenti lo sono stati tutti: fiduciosi nella prova, speranzosi nel momento del dolore.

Gli ex voto stanno bene sulle pareti dei santuari, accanto alle venerate figure per le quali sono state creati. Ma a volte, nel recente passato, queste immagini sono state purtroppo rimosse o disperse, sbrigativamente accantonate, quando non addirittura svendute… Oggi, invece, questi manufatti stanno fortunatamente riconquistando spazio e interesse, vengono restaurati e preservati, sono oggetto di studi e di mostre. Come dimostrano anche le rassegne tematiche proposte a Milano, curate dalla Fondazione P.R.G. 

L’esposizione attualmente in corso a Palazzo Moriggia, sede del Museo del Risorgimento, è dedicata al mondo delle acque, con le avventure e le disavventure che nel liquido elemento – mare, lago o torrente che sia – possono capitare. Una settantina di opere provenienti da tutta Italia, ma alcune anche da terre lontane: le più antiche del Cinquecento, le più recenti con date che rimandano agli anni della Grande Guerra, un secolo fa.

E anche in questa pur limitata selezione di ex voto, c’è da che ricavarne una massa notevole di informazioni storiche e sociali. Quelle stesse che il più delle volte stentiamo a rintracciare nelle coeve opere “alte”, dove gli stereotipi, gli idealismi, le impronte accademiche spesso appiattiscono, o addirittura annullano, gli aspetti reali e concreti. Cancellando, cioè, quel vissuto quotidiano che invece è l’essenza di queste espressioni artistiche e religiose, dove a interessare è la verosimiglianza e il dato oggettivo, come un documento “parlato”, una cronaca figurata di un avvenimento prodigioso che è successo esattamente alla tal persona, il tal giorno, in un determinato luogo. Perché tutti sappiano, ricordino, e ringrazino insieme al miracolato offerente.

Ecco allora, ad esempio, che dall’analisi dei vestiti delle figure ritratte si potrebbe ricavare – e in molti casi lo si è fatto – una storia della moda nelle diverse epoche. Per non parlare, nel caso dell’attuale mostra milanese, delle caratteristiche dei natanti, dalle semplici barche a remi agli imponenti velieri oceanici, dalle zattere improvvisate agli sbuffanti battelli a vapore, passando per l’elegante “Lucia” (sì, proprio quella usata dagli eroi delle pagine manzoniane su «quel ramo del Lago di Como»), arrivando alle navi da battaglia irte di cannoni. Mezzi con i quali affrontare brevi spostamenti o lunghi viaggi (come per chi emigrava verso le Americhe); trasportare merci e prodotti (“nocciuole” leggiamo sulla fiancata di una di queste imbarcazioni, e ci sovviene la memoria verghiana dei lupini dei Malavoglia); procacciarsi di che vivere, strappando al mare i suoi frutti; oppure anche combattere, per la patria o più semplicemente per salvarsi la pelle…

Sempre, tuttavia, senza tralasciare né dimenticare, per questi ex voto, il loro significato religioso, le motivazioni di fede personale e condivisa per cui sono stati voluti e creati. Un vero e proprio attestato di ringraziamento nei confronti di quel santo o di quella santa che nel momento del bisogno, chiamati a gran voce, quasi “costretti” all’azione, hanno voluto intercedere per un poveraccio qualsiasi – e non solo per i potenti della Terra! – il salvifico intervento divino. E così per la Vergine Maria, verso cui i miracolati dei nostri ex voto paiono assai devoti: ognuno con la sua “personale” Madonna, ma tutti con la medesima Madre. 

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