Torna il festival di corti promosso dalla Fondazione Casa della carità e realizzato in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano. Un intero fine settimana di proiezioni, dibattiti e incontri coi registi a ingresso gratuito.

Souq film festival

Celebrare la ricchezza della diversità, valorizzando una cultura di comprensione reciproca, inclusione e coesione sociale. Raccontare le città del mondo e i loro abitanti, i problemi che li accomunano e i modi per superarli, promuovendo diritti e cittadinanza. Questo lo spirito che anima il SOUQ Film Festival, la rassegna cinematografica promossa dalla Casa della carità di Milano, che torna al Chiostro “Nina Vinchi” del Piccolo Teatro Grassi dal 4 al 6 novembre.

Per questa quinta edizione del concorso, che rinnova la partnership tra la Fondazione presieduta da don Virginio Colmegna e il Piccolo Teatro di Milano, a contendersi il riconoscimento del pubblico e quello della giuria saranno 24 cortometraggi provenienti da 15 Paesi, che partecipano in tre categorie: animazione, fiction e documentario.

Dalla guerra in Siria a quella in Kosovo alla fine degli anni ’90; dalla crisi migratoria in Europa e nel mondo alla lotta degli afroamericani per avere giustizia, dalla battaglia di una ragazzina contro la malattia alla “rinascita” di un reduce di guerra. Sono questi alcuni degli argomenti trattati dai corti in concorso al SOUQ Film Festival, che quest’anno vuole porre un focus particolare sull’immigrazione. Le tre giornate di proiezioni gratuite saranno infatti arricchite da due lungometraggi fuori concorso, entrambi legati all’argomento delle migrazioni, tema di stretta attualità e su cui da sempre è impegnata la Casa della carità, che anche quest’anno ha accolto i profughi in arrivo a Milano.

Venerdì 4 novembre alle 21 sarà presentato “They Will Have to Kill Us First” di Johanna Schwartz (105 min., UK, 2015): un film che racconta la vita in fuga di alcuni celebri musicisti del Mali dopo la caduta del nord del Paese africano nelle mani dei ribelli islamisti, che impongono la sharia e vietano la musica.

“Un paese di Calabria” di Shu Aiello e Catherine Catella (90 min., Francia, Italia, Svizzera, 2016) è invece il titolo del fuori concorso che sarà proiettato sabato 5 novembre alle 21. Si tratta di un documentario che porta uno degli esempi più noti di come si possa trasformare la cosiddetta emergenza immigrazione in un’opportunità di sviluppo per i piccoli paesi italiani. Come Riace, borgo calabrese che rischiava lo spopolamento e che invece, grazie alla politica di accoglienza promossa dal suo sindaco Domenico Lucano, è come rinata.

“Per noi di Casa della carità è molto importante condividere con il Piccolo Teatro di Milano e con l’assessorato alla Cultura l’esperienza del nostro SOUQ Film Festival. Quello che cerchiamo di fare con questa rassegna cinematografica, e più in generale con le attività del nostro Centro Studi SOUQ, è di uscire dal paradigma che certi fenomeni, come l’immigrazione, la povertà o la sofferenza psichica, siano solo delle emergenze da contenere. Vogliamo affrontare questi temi con un altro slancio e con un’altra creatività, in modo da trasformarli in opportunità, risorse ed energia per la città. Solo cambiando orizzonte e affrontando questi fenomeni in ottica culturale, riusciremo a sottrarli alla speculazione e all’indifferenza”, ha affermato il presidente della Fondazione Casa della carità don Virginio Colmegna.

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