Chi sono gli autori delle tavole del nuovo libro liturgico, in mostra a Palazzo Reale a Milano fino al prossimo 11 dicembre

di Luca FRIGERIO

Evangeliario De Maria copertina

Immagini che hanno «l’audacia, la pretesa di scrivere icone in grado di rivelare il Mistero santo che abita la nostra vita», capaci di «aiutare i fedeli ad aprirsi all’adorazione, allo stupore e alla lode, all’amore per la vita». Sono quelle che compongono il nuovo Evangeliario ambrosiano, secondo le parole dello stesso cardinale Dionigi Tettamanzi, che di questo straordinario progetto è stato committente sagace e generoso donatore verso l’intera comunità diocesana. Immagini già da oggi offerte allo sguardo di tutti, nella mostra in corso a Palazzo Reale a Milano, La bellezza nella Parola. Immagini realizzate da sei artisti contemporanei, selezionati e invitati da un’apposita commissione, protagonisti affermati della scena culturale italiana accanto a giovani personalità emergenti, di sicuro talento.

Giovanni Chiaramonte, fra di essi, è l’unico fotografo. Ma è la prima volta, del resto, che il linguaggio della fotografia si accompagna alla Parola in quel libro liturgico per eccellenza che è l’evangeliario. Classe 1948, nato a Varese da genitori siciliani, Chiaramonte ha sviluppato un’attenzione particolare per i contesti urbani, da Palermo a Berlino, passando da Milano, in una serie di scatti che trascendono la realtà per rivelare il lato più intimo e vero del quotidiano. Perché ogni dettaglio, ogni architettura, ogni volto o paesaggio rappresentano, per lui, una storia da raccontare e un mistero da sondare. Così sono le sue foto realizzate per il nuovo Evangeliario: frammenti di vita che rimandano all’eternità, sguardi penetranti che evocano l’infinito. Immagini “sindoniche”, come le definisce lo stesso Chiaramonte, che portano l’impronta di un qualcosa di straordinario, che possiamo soltanto intuire, e di cui tuttavia già abbiamo certezza.

«Uno che scrive poesie con le mani piene di colore», dice di sé Nicola De Maria, 57 anni, medico neurologo, originario del beneventano ma cresciuto a Torino. E autentici lirismi cromatici sono proprio le sue opere che illustrano queste pagine evangeliche. Colori puri, intensi, vivi. Colori che ricreano un universo fantastico e sereno, percorso da emozioni, illuminato da lampi di gioia. Ma di una gioia consapevole che cristianamente ha attraversato le sofferenze della vita, trasfigurandola e amandola. Croci, stelle, segni grafici: illustrazioni “semplici”, le sue? Sì, della semplicità dei poveri di spirito, quelli ai quali è stato promesso il Regno dei Cieli.

Campano quanto a origine è anche Mimmo Paladino, anche se da oltre trent’anni risiede a Milano. Protagonista del movimento della Transavanguardia, autore di un personale linguaggio figurativo “neoespressionista”, Paladino è artista eclettico, sperimentatore di diversi mezzi espressivi, dalla fotografia alla pittura, dalla scultura alle installazioni. Per le immagini del nuovo Evangeliario ha attinto alle forme arcaiche di civiltà senza tempo, patrimonio universale immediatamente intelleggibile e pienamente condivisibile. Tratti decisi, segni forti che si fanno simboli, e che rinviano ad un Oltre, rivelandosi sintesi del già e non ancora. Come la sua Madonna della Natività, perpetuamente colma di Grazia. Come il suo Risorto che, come per i discepoli di Emmaus, mentre si rivela ai nostri occhi finalmente aperti, infine svanisce.

Artista poco più che trentenne è Nicola Samorì, ma la sua carriera è già intensa e prolifica. Elaborazioni complesse, le sue, sia da un punto di visto semantico che compositivo, che spesso citano capolavori del passato, ma in una rielaborazione che rende le forme leggere fino all’evanescenza, liberate come sono di ogni incrostazione epocale.

Paradossalmente, è quanto accade anche nella pittura essenziale di Ettore Spalletti, pescarese, classe 1940. Un’essenzialità che mira, evangelicamente, alla verità. Dove il colore colma ogni cosa, ogni spazio, ogni tempo, facendosi prodigiosamente tridimensionale, diventando luce che illumina la ragione come lo spirito. Il suo rosso, il suo blu, il suo giallo, attingono a ricordi ancestrali, armonizzandosi con il racconto evangelico ed esaltandolo con la stessa affabulazione delle parabole narrate dal Messia.

Infine Nicola Villa, nato a Lecco nel 1976, laureatosi in architettura con una tesi sulla progettazione del paesaggio. “Progettazione” che sembra accompagnare oggi ogni suo lavoro, come ricerca precisa, come analisi puntuale: della persona, innanzitutto, e delle relazioni in cui ognuna si ritrova immersa. Ecco allora, in questo nuovo Evangeliario, il suo Gesù intereagire con tutti coloro che gli stanno attorno, che lo cercano, che lo acclamano, o che lo mettono a morte. Un Cristo che non si sottrae, che non si nasconde, ma che vive, dando la vita.

Davvero immagini forti, profondamente evocative queste dei sei artisti chiamati a realizzare il nuovo Evangeliario ambrosiano. Una scelta, osserva il cardinale Agelo Scola, che è «un’ulteriore documentazione dell’indomabile passione del cardinal Tettamanzi al dialogo con gli uomini e le donne del nostro tempo».
 

La bellezza nella Parola.
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rosegue a Palazzo Reale a Milano fino al prossimo 11 dicembre la mostra «La bellezza nella Parola», dove, accanto ad antichi capolavori d’arte sacra, sono visibili insieme, prima di essere rilegate, le copertine e le 73 tavole originali del nuovo Evangeliario ambrosiano. La mostra è a ingresso gratuito e ampia possibilità di visite guidate per gruppi, parrocchie e oratori (info, www.evangeliarioambrosiano.it – tel. 347.8893303). Il percorso espositivo prosegue inoltre in altre due sedi: nella chiesa di San Raffaele (nell’omonima viadi fianco al Duomo) e presso la Galleria San Fedele (via Hoepli 3/a, tel. 02.86352233).

  

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