L’esperienza di «Al ritmo dello Spirito», nato ad Abbiategrasso negli anni ’80 come coro parrocchiale per poi abbracciare gradualmente il gospel, «genere fortemente connotato in senso cristiano, che porta il suo messaggio al cuore delle persone», come spiega il direttore Alberto Meloni

di Gianluca BERNARDINI

Al ritmo dello spirito

Tra Milano e il territorio dell’hinterland sono attivi circa duecento cori gospel. Tra questi c’è anche «Al ritmo dello Spirito», nato alla fine degli anni Ottanta ad Abbiategrasso (Mi), come coro incaricato di animare le funzioni religiose in parrocchia e che poi ha gradualmente trasformato la sua natura. Ne parliamo col suo direttore Alberto Meloni, compositore, musicista e insegnante di musica presso il Collegio arcivescovile San Carlo di Milano.

Come si è sviluppata l’esperienza gospel di «Al ritmo dello Spirito»?
Io sono entrato nel coro come organista negli anni Novanta e nel 1994 ne sono diventato direttore a tutti gli effetti. Da allora ho cominciato a dare una forma diversa alla nostra attività. All’inizio ho cominciato musicando Salmi e facendoli cantare; poi abbiamo progressivamente intrapreso la strada del gospel. Quindi il coro ha incominciato ad accogliere persone non legate solo alla parrocchia o all’oratorio, mutando anche la sua stessa struttura, e abbiamo iniziato a tenere un numero sempre maggiore di concerti in varie realtà, anche non parrocchiali.

Qual è la vostra composizione oggi?
Abbiamo circa trenta elementi, compresi i musicisti della band. Sono originari della zona, alcuni vengono da Milano: ci sono anche alcuni protestanti. Molti hanno studiato canto anche con professionisti venuti dagli Stati Uniti. Ci ritroviamo per le prove ogni lunedì. Facciamo tutto con estrema professionalità e non lasciamo nulla al caso. Cito solo un episodio: dopo avere ascoltato altri quattro cori, Laura Pausini scelse noi per il suo concerto del Natale 2011. Da qualche anno nel nostro organico si è inserito anche don Martin Oladiipo, un sacerdote proveniente dalla Nigeria e ospite ad Abbiategrasso per motivi di studio. La sua presenza si è rivelata fondamentale, perché ci ha fatto capire il senso di quello che stavamo facendo: il suo intuito e la sua preghiera hanno dato un valore aggiunto alla nostra passione. Con lui una spiegazione diventa sempre una vera e propria celebrazione. Questo grazie alla sua cultura e alla sua spiritualità di matrice “africana”, ricca di colore e gestualità.

Che cosa vi caratterizza rispetto ad altri cori?
Ci differenzia il fatto che cantare canti gospel significa aderire a una musica fortemente connotata in senso cristiano: spesso, anzi, si cantano vere e proprie preghiere. Quando uno canta bene, perché gli piace la musica, lo si vede. Ma si vede anche quando un coro canta in modo appropriato solo perché ama il genere o perché crede anche in quello che sta dicendo. Il pubblico di norma percepisce molto bene tutto questo. Diverse volte ci è capitato di ricevere dal pubblico non solo complimenti, ma anche l’espressa considerazione di non avere mai “pregato” così bene come in una delle nostre serate.  A mio modesto parere, non sempre la musica che si ascolta nelle nostre chiese, nelle nostre liturgie, aiuta a pregare. Invece molti dei nostri canti, pur essendo in inglese, riescono in questo intento. Perché? Forse perché li introduciamo in questa ottica, li accompagniamo, li spieghiamo… Ma in realtà è il gospel che ha questo potere di arrivare al cuore delle persone col messaggio che porta con sé.

Progetti per il futuro?
Con i nostri concerti vorremmo arrivare sempre di più al cuore della gente. Abbiamo da poco pubblicato il nostro nuovo disco, che si intitola Pray. Un lavoro lungo e faticoso, ma molto soddisfacente, e i risultati si sono visti. Attualmente siamo impegnati a produrre una Messa Gospel: l’unica esperienza in questo senso riconosciuta dalla Chiesa cattolica è quella composta da un afroamericano negli anni Settanta; così ho iniziato a scriverne una vera e propria con le parti cantate. La prima presentazione si è svolta recentemente ad Abbiategrasso, con tanto di distribuzione di libretti con la traduzione dei canti in italiano a fronte, ed è piaciuta moltissimo. La nostra intenzione è quella di poterla pubblicare al più presto e poi di portarla in giro. Sperando di trovare un numero sempre maggiore di sacerdoti sensibili. Inoltre abbiamo aderito alla Feder Gospel Choirs, una vera e propria federazione di circa trenta cori del Centro-Nord Italia, di cui sono il direttore artistico e che ha lo scopo di condividere l’esperienza musicale e la spiritualità. Insieme abbiamo pure svolto corsi di formazione molto produttivi: la lode al Signore e l’amicizia sono il nostro leit-motiv. Il resto lo lasciamo a Dio…

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