A Stresa 200 studiosi da tutto il mondo si sono confrontati nel XV Simposio rosminiano. «Dobbiamo iniziare un dialogo con le scienze che più fanno oggi scoperte», spiega il direttore, padre Umberto Muratore: «Scienze che stanno lambendo il campo teologico e con implicazioni sul diritto e sull’etica».

di Gigliola ALFARO

Rosmini

«Uomini, animali o macchine? Scienze, filosofia e teologia per un “nuovo umanesimo”». Questo il tema sul quale si sono confrontati a Stresa circa 200 tra scienziati, filosofi, teologi. Sono intervenuti, tra gli altri, monsignor Nunzio Galantino, monsignor Ignazio Sanna, Francesco Miano, Carlo Cirotto, Giandomenico Boffi. Ad organizzare il XV corso dei Simposi rosminiani è stato il Centro internazionale di studi rosminiani di Stresa. Con padre Umberto Muratore, direttore del Centro, abbiamo parlato di questo appuntamento.

 Padre Muratore, com’è nata la scelta del tema dei Simposi rosminiani 2014?
Finora con i Simposi rosminiani ci eravamo limitati a un dialogo all’interno delle scienze umane. Adesso ci sembra giusto iniziare un dialogo con le scienze che più fanno oggi scoperte. Scienze che stanno lambendo i campi di teologia e filosofia con implicazioni sul diritto, sull’etica, sui comportamenti.

Le nuove scoperte della scienza che influenza hanno sulla vita dell’uomo di oggi?
Hanno effetti grossi. Intanto, alcuni di questi scienziati, forse tentati dall’entusiasmo delle novità che scoprono, sono indotti poi a comprimere tutta la ricchezza dell’essere, che il cristianesimo porta avanti, alla sola materia e, quindi, a perdere tutti i valori che sono umani: la libertà, la coscienza, la responsabilità. D’altro canto, noi non possiamo non tenere conto di queste scoperte e non vigilare affinché siano usate bene nelle applicazioni. Perché se sono applicate male possono portare a dei disastri. 

Le nuove conoscenze possono comportare anche grandi problemi di natura etica: come si affrontano tali questioni?

Noi lo faremo dal punto di vista filosofico e teologico, mostrando che certe conseguenze distorte delle scoperte non hanno senso. Poi cercheremo di difendere i valori umani più cari, che verranno ridetti in base alle scoperte che si stanno facendo, ma che non vanno stravolti. Mi riferisco, soprattutto, alle scoperte che portano delle applicazioni problematiche alla biologia, cioè alla scienza della vita e quindi dell’embrione, e alla neuroscienza che studia a tutto spiano il cervello.

Qual è la sfida del post-umano all’umanesimo che nasce dalla fede?
Se post-umano vuol dire che l’uomo somiglia sempre più a un robot e a una macchina, allora qui c’è disumanizzazione. Noi dobbiamo aiutare, invece, queste scienze affinché servano alla valorizzazione dell’uomo e, quindi, non al dominio della macchina sull’uomo, ma a mantenere questo dominio responsabile dell’uomo sulla macchina.

Quale rapporto ci può essere, secondo lei, tra le neuroscienze, la ragione, la responsabilità, il sentire?
Quello che noi chiediamo a questi scienziati è fantasia nella ragione, cioè il fatto di riconoscere l’essere com’è inteso dal filosofo: cioè che la realtà intera non è costituita solo di materia, ma è fatta di sentimenti, di idee, di affetti. Quindi, rivolgiamo un invito a vedere sempre la realtà al di là dei piccoli dati che sono catturabili dagli strumenti scientifici. Si può registrare che in una zona del cervello si stanno svolgendo delle idee, ma non si possono catturare il sentimento, le idee, il contenuto dell’amore. Tutte queste cose esistono nella realtà e arricchiscono il dato scientifico.

Le neuroscienze come interrogano l’antropologia teologica?
Alcuni scienziati accettano di aprirsi in questi campi, con umiltà e con immaginazione, abituati un po’ dalla fede. Invece, per il neuro scienziato, che crede solo nei suoi dati, la fede è un epifenomeno, che viene dalla cultura umana, ma che non ha una realtà in sé, non viene dalla natura. Se i neuro scienziati non riescono ad aprirsi, allora non sono in grado di vedere queste realtà da un punto di vista più ampio della cattura degli strumenti scientifici. Ma, come abbiamo detto prima, lo strumento scientifico non può catturare il sentimento e lo spirito.

Qual è l’attualità di Rosmini rispetto a questi temi?
Nei Simposi tratteremo Rosmini da un punto di vista ontologico. Il beato sta sulla realtà come fanno gli scienziati. Ma mentre alcuni si fermano a questo dato, non sapendo ascoltare cosa la realtà suggerisce loro, Rosmini da questa realtà, ragionando, arriva a vette altissime, a sintesi in cui raccoglie tutto il significato e la ricchezza dell’essere. Tutto ciò a uno scienziato odierno può servire come punto di orientamento e di verifica, se quello che Rosmini ha ricavato dai dati, può essere ricavato anche da lui dagli stessi dati.

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