Padre Bernard Ardura, postulatore della causa di beatificazione dello statista scomparso esattamente 50 anni fa, il 4 settembre 1963, ripercorre i tratti salienti della vita di un uomo che seppe coniugare fede e potere, nell'ottica del servizio.

di Gianni BORSA

Schuman

«L’Europa unita prefigura la solidarietà universale dell’avvenire»: appuntata fra le sue innumerevoli carte custodite nella casa di Scy-Chazelles, a due passi da Metz, si trova anche questa frase che coniuga due elementi fondamentali nella vita di Robert Schuman, l’integrazione politica europea e lo sguardo rivolto al futuro. “Proprio così, era un cristiano che guardava con speranza al domani, operando per un mondo migliore. Tutta la sua esistenza è stata posta al servizio del bene comune”, spiega al Sir padre Bernard Ardura, francese, presidente del Pontificio comitato di scienze storiche e postulatore della causa di beatificazione dello statista scomparso esattamente 50 anni fa, il 4 settembre 1963.
Nato nel 1886 in Lussemburgo da padre lorenese e madre lussemburghese, aveva studiato a Berlino, Monaco di Baviera e Strasburgo, per poi trasferirsi a Metz, capoluogo del dipartimento della Mosella, in Francia, dove inizierà sin da giovane l’attività di avvocato e l’impegno politico che lo porterà a ricoprire più volte la carica di ministro e di capo del governo di Parigi. Nel suo “curriculum” figurano anche la persecuzione subita dai nazisti e una formazione multiculturale e plurilingue. È ricordato soprattutto per la Dichiarazione resa il 9 maggio 1950 quando era ministro degli Esteri, considerata il punto d’inizio della costruzione della Comunità europea (Ceca, 1951; Cee, 1957), oggi Unione europea.

Padre Ardura, lei sta lavorando intensamente alla causa di beatificazione di Robert Schuman e ci si avvia alla definizione della “positio”. Possiamo attenderci un politico santo?
È ciò per cui stiamo lavorando. Abbiamo finora valutato oltre 40mila pagine e percorso ogni attimo della vita di Schuman proprio per vedere se nella sua azione politica, a vari livelli, locale, nazionale e internazionale, si possano pienamente identificare le virtù cristiane. Il lavoro è tutt’altro che semplice: Schuman non ci ha infatti lasciato scritti teologici o testi di spiritualità. Semmai – è la mia convinzione – ci consegna una spiritualità vissuta e incarnata, una vita ispirata al vangelo e una carità spesa nella città degli uomini e sempre ordinata al bene comune. Qui risiede la singolarità della sua esistenza credente.

Schuman è conosciuto per la sua Dichiarazione. Perché è così importante questo atto politico?
Perché con quel documento, preparato assieme a Jean Monnet e in accordo con alcuni governi di allora, in primis quello tedesco del cancelliere Konrad Adenauer, egli ha contribuito a cambiare il destino dell’Europa. Il continente era stato sempre percorso da atti di guerra, da violenze indicibili, comprese le guerre franco-tedesche, come quella del 1870, e le due guerre mondiali del ‘900. Ai conflitti, tragici in sé, erano seguite umiliazioni politiche e la nascita di sentimenti di rivincita, di vendetta. Schuman si rende conto, all’indomani della seconda guerra mondiale, che occorre una svolta epocale, a partire dalla riconciliazione tra la Francia e la Germania, che passi dalla condivisione di interessi concreti. Da qui la proposta, contenuta nella Dichiarazione del 1950, di porre sotto un’autorità comune, aperta agli altri Paesi europei, la produzione del carbone e dell’acciaio, elementi essenziali dell’industria siderurgica e delle produzioni belliche. Ne nascerà l’anno successivo la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, nucleo fondamentale del percorso di integrazione economica e politica europea, che è giunto, con oltre 60 anni di pace e di sviluppo, fino ai nostri giorni.

Schuman uomo di fede e “di potere”. Si possono conciliare questi due aspetti?
Pare che lo statista lorenese ci sia riuscito. Va detto che fin dall’infanzia, e specialmente grazie alla madre, egli modella l’intera esistenza, il suo essere, il suo agire, sulla sequela del vangelo. Una preghiera semplice, l’attenzione ai poveri e la solidarietà, la messa… La sua scelta vocazionale, in particolare, lo porta a decidere di spendersi interamente al servizio della comunità civile, prima come deputato della Mosella, poi al governo nazionale in Francia, quindi su scala europea: sarà fra l’altro presidente dell’Assemblea parlamentare europea e vivrà tutti gli ultimi anni a girare il continente come promotore e ‘pellegrino’ dell’Europa unita. Era un cristiano mite, intelligente e preparato, generoso. E la sua fede si può misurare proprio in questa rivoluzione che dà i natali alla Comunità europea: rivoluzione nel senso che supera il circolo vizioso delle guerre e porta pace e cooperazione tra i popoli e gli Stati.

Siamo di fronte a un personaggio “attuale”?
Sì. Ci ricorda il valore della pace e della dignità umana; ci indica la necessità di una Europa unita e moderna; ci conferma che per fare politica bisogna essere donne e uomini dalle forti convinzioni. Egli non ha tenuto in tasca la sua fede, e non avrebbe mai preso decisioni contrarie al suo essere cristiano; piuttosto cercava di convincere i suoi interlocutori, con il confronto aperto, della bontà delle sue idee e dei suoi progetti. In un’Europa attraversata da nazionalismo e populismi Schuman segnala che per camminare insieme bisogna condividere non solo le procedure politiche, ma interessi concreti, valori alti, grandi obiettivi comuni.

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