L'ipogeo dello dello storico tempio milanese, che sorge nel luogo dell'antico foro romano, è oggi interessato da una campagna di restauri, ma presto sarà nuovamente accessibile al pubblico. Come spiega mons. Fumagalli, viceprefetto della Biblioteca Ambrosiana.

Pierfrancesco Fumagalli Ambrosiana

È ormai imminente la cerimonia di apertura al pubblico, dopo un lungo restauro, della cripta sottostante la Chiesa di San Sepolcro a Milano.

Il viceprefetto della Biblioteca Ambrosiana, mons. Pierfrancesco Fumagalli ha presentato l’evento intervenendo alla giornata in ricordo di Gianfranco Fiaccadori, che è tenuta giovedì 21 gennaio presso la Sala Napoleonica dell’ Università degli Studi di Milano :

«Sta per essere portato a compimento – spiega mons. Fumagalli – un primo intervento di restauro/manutenzione ordinaria dell’antichissima chiesa inferiore (o “Cripta”) di San Sepolcro di Milano, che sarà riaperta a breve, dopo decenni di chiusura al pubblico. L’edificio utilizza la pavimentazione dell’originario foro romano in situ, risalente ai secoli II/III, fulcro di tutto il successivo sviluppo urbano milanese».

«La sua architettura – continua il viceprefetto dell’Ambrosiana – mostra segni evidenti di affinità con altre antichissime cripte o chiese sotterranee inferiori databili alla seconda metà del primo millennio, come S. Giovanni in Conca di Milano, o la cripta della cattedrale di Gerace in Calabria, ad opera di maestranze lombarde attive tra la fine del primo e l’inizio del secondo millennio in Italia e non solo».

«Alcuni elementi non ancora abbastanza studiati dell’architettura di San Sepolcro di Milano – come le due torri laterali e la pianta tripartita – possono far supporre precedenti influssi paleocristiani o bizantini, in coerenza anche con la prima dedicazione storicamente documentata, nel 1030, alla SS. Trinità».

«Successivamente, in concomitanza con l’invio di un contingente lombardo di crociati in Terra Santa, alla guida dell’arcivescovo Anselmo da Bovisio, il 15 luglio 1100 San Sepolcro fu ufficialmente designato quale luogo memoriale in Milano del Santo Sepolcro di Gerusalemme, o umbilicus civitatis».

«Verso la fine del secolo XV anche Leonardo da Vinci volle tracciare una doppia planimetria delle due chiese – inferiore e superiore – di San Sepolcro, e nel 1517 pose questa chiesa come centro ideale della mappa della città di Milano da lui disegnata».

«Confraternite laicali importanti come quella degli Speziali, e di religiosi di Santa Corona dediti all’assistenza ospedaliera, resero la chiesa nei secoli un influente centro di carità e spiritualità, da cui scaturì tra l’altro la pratica devozionale delle SS. Quaranta Ore, la predicazione della Dottrina cristiana di Castellino da Castello nel 1536, e la frequentazione penitenziale che San Carlo Borromeo amava compiervi».

«Il Santo patrono nel 1576 ripristinò la processione dal Duomo a San Sepolcro con il Santo Chiodo della Croce, ed eresse la chiesa a casa madre della Congregazione degli Oblati da lui istituita. Arricchitasi nei secoli con tesori di arte e di pietà, divenuta infine chiesa dell’Ambrosiana nel 1928, presto riaprirà al pubblico, collegata con la chiesa superiore già aperta al culto dopo i recenti restauri»

«Un volume d’imminente pubblicazione, curato dall’Accademico ambrosiano Pinin Brambilla Barcilon, dalla dott.ssa Sara Abram e dal prof. Luigi Schiavi – già autore di approfonditi studi su San Sepolcro – prenderà in esame interessanti aspetti archeologici, artistici ed architettonici di questo monumento insigne di arte e storia milanese e non solo».

«Per questa ininterrotta tradizione di storia e spiritualità, – conclude mons. Fumagalli – San Sepolcro di Milano può ritenersi fulcro della chiesa ambrosiana e tra i suoi gioielli più preziosi».

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