Il nuovo libro di Luigino Bruni, pubblicato da Vita e Pensiero, affronta l’economia da una prospettiva inusuale, eppure determinante: quella del linguaggio.

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«La povertà della parola è sempre povertà dell’occhio e dell’orecchio, e dicono insieme l’esperienza dell’incapacità degli umani di dire la vita, di ascoltare veramente i suoni del mondo».

Il nuovo libro di Luigino Bruni, La foresta e l’albero. Dieci parole per un’economia umana (Vita e Pensiero, 2016, 96 pp.) affronta l’economia da una prospettiva inusuale, eppure determinante: quella del linguaggio. Anche l’economia è linguaggio e come tale ha un suo lessico e una sua grammatica.

Niente di strano fin qui, se non che questa grammatica, denuncia Bruni, e le parole che la riempiono, tra le quali innovazione, efficienza, meritocrazia, stanno invadendo ogni altro campo dell’esperienza umana, con la conseguenza di impoverire ogni grammatica e cultura alternativa.

Il risultato di questo processo, che testimonia una distorsione semantica potente, è l’occupazione del nostro tempo da parte della cultura delle grandi imprese, che ormai descrive tutte le storie individuali e collettive, e produce una nuova ideologia che, a differenza di quanto è avvenuto nel XX secolo «non incontra vere resistenze, semplicemente perché presentata come tecnica, strumento eticamente neutrale, e in quanto tale di applicazione universale».

Il libro di Bruni si batte allora contro «l’impressionante riduzionismo» della cultura economica, contro la grande impresa come «icona dell’eccellenza e della fioritura umana», perché «l’economia ha sempre avuto bisogno di virtù» rintracciabili al di fuori di essa.

La soluzione si trova nella riappropriazione di parole vive, come mitezza, lealtà, generosità, da contrapporre alle «parole nate morte», nella coltivazione di terreni fertili, come quello della scuola «che dovrebbe essere, insieme alla famiglia, il principale contrappeso della cultura aziendalista, perché è proprio della scuola insegnare ai bambini e ai giovani soprattutto le virtù non utilitaristiche e non strumentali, che valgono anche se (o proprio perché) non hanno un prezzo».

Questo libro non è altro che un discorso sulle parole dell’economia e dell’impresa, e quindi della vita.

Luigino Bruni è professore ordinario di Economia politica presso l’Università Lumsa di Roma. Coordinatore del progetto Economia di Comunione del Movimento dei Focolari, scrive su diverse testate giornalistiche, tra cui «Avvenire». In particolare, ha dedicato molti libri ai temi dell’economia civile e dell’etica economica.

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