Nell'«isola di Toscana di Lombardia» fervono i preparativi per celebrare l'importante anniversario, fra studi, ricerche, restauri e indagini archeologiche. Tante novità presentate sui canali social dai protagonisti stessi.

di Luca FRIGERIO

Tutto ebbe inizio il 7 gennaio 1422, quando papa Martino V, con apposita bolla, concesse al cardinale Branda Castiglioni di avviare i lavori per una nuova chiesa a Castiglione Olona, facendo diventare realtà quello che sembrava soltanto un sogno: realizzare la prima città ideale del Rinascimento.

Si avvicina, insomma, il sesto centenario della fondazione della magnifica collegiata in provincia di Varese e «l’isola di Toscana in Lombardia», come la definì Gabriele D’Annunzio con felice espressione, si prepara a celebrare l’importante anniversario con una serie di eventi culturali, mentre già in questi mesi, nonostante l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia, la parrocchia Beata Vergine del Rosario si è impegnata in attività di restauro, manutenzione e tutela di questo suo straordinario patrimonio culturale, che appartiene davvero a tutti.

Protagonista, naturalmente, è sempre lui: quel cardinale Branda Castiglioni, vissuto a cavallo tra XIV e XV secolo, che è stato uno dei personaggi più influenti del suo tempo, abile diplomatico per la Santa Sede (con frequenti missioni nel centro e nel nord Europa), umanista già di stampo rinascimentale (colto e raffinato), riformatore in campo ecclesiastico (tanto da anticipare provvedimenti che verranno ratificati con il Concilio di Trento), ma soprattutto straordinario mecenate delle arti e degli artisti.

I suoi resti riposano ancor oggi nella collegiata dedicata alla Vergine e ai santi Stefano e Lorenzo, in una splendida arca scolpita. Nel 1935, in occasione della ricognizione della salma, nella tomba fu rinvenuto un manufatto di eccezionale valore storico, ottimamente conservato: si tratta di un ricamo in lino e sete policrome, tradizionalmente identificato quale velo funebre, adagiato sul volto del cardinal Branda alla sua morte, avvenuta nel febbraio del 1443, ultranovantenne. Il prezioso e raro tessuto, conservato nel Museo della Collegiata, ora è stato sottoposto a pulitura e restauro: un delicato intervento, considerando la natura dell’oggetto, i cui risultati saranno presentati nell’ambito della nuova edizione di «Restituzioni», promossa da Intesa Sanpaolo.

Sempre nel periodo anteguerra si decise di realizzare un calco della lastra sepolcrale, che reca un fedele ritratto del Castiglioni, opera di uno scultore ancora anonimo, ma abilissimo, certamente di formazione lombarda, tra i migliori della metà del Quattrocento. Una copia utile proprio per permettere ai visitatori del Museo di ammirare tutti i particolari di quel capolavoro che, inserito com’è nella collegiata, risulta di non facile accesso. Anche di quel calco proprio in questi giorni è in corso il restauro, a cura di Lucia Laita, mentre le ricerche di archivio hanno permesso di ricostruirne la vicenda, scoprendo ad esempio che non è stato realizzato in gesso, come si credeva, ma in cemento Duralbo, un materiale in voga negli anni Trenta, soprattutto per i monumenti funerari.

Artefice di questa curiosa scoperta è la conservatrice del Museo della Collegiata, Laura Marazzi, che con sagacia si era già messa sulle tracce anche della bolla «perduta»: sì, proprio quella celebre del 1422 che purtroppo è andata distrutta nell’incendio che nel 1780 devastò la sacrestia della Collegiata. La studiosa, infatti, ha cercato di rintracciare la copia di quel documento nell’Archivio apostolico vaticano, scoprendo però che anche quella depositata nella cancelleria pontificia risulta dispersa a causa delle requisizioni napoleoniche. Con grande fiuto, tuttavia, Marazzi ha infine trovato nel civico Archivio Castiglioni ben tre trascrizioni delle quali non si conosceva l’esistenza: due ottocentesche e una più antica, databile al 1583, ovvero risalente alla visita pastorale di san Carlo Borromeo. Insomma, un vero e proprio «giallo» archivistico dal quale ci si attendono ancora interessanti sviluppi.

Autentiche scoperte sono anche quelle emerse nelle indagini archeologiche nell’area antistante la Collegiata, nell’ambito del progetto «Terra Cielo», promosso con il sostegno di Fondazione Cariplo. Gli scavi, infatti, hanno individuato la presenza di una cisterna sotterranea in mattoni per la raccolta dell’acqua piovana: una struttura di cui si era persa ogni memoria, ma che in realtà era stata citata già nel 1431 da Francesco Pizolpasso, futuro arcivescovo di Milano, amico del cardinale Branda Castiglioni, in un suo scritto dedicato a quei sacri edifici di Castiglione Olona che proprio in quegli anni si stavano erigendo.

Tutto questo, e molto altro ancora, è raccontato in prima persona dagli studiosi e dai collaboratori che hanno cura della Collegiata varesina in venti brevi video pubblicati sui social e sul canale YouTube del Museo, oltre che su sito www.museocollegiata.it , dove si possono trovare informazioni, orari e modalità di visita del complesso monumentale.

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