Nella grande manifestazione musicale milanese non sono mancati gli appuntamenti nelle chiese della città, come quello dedicato alla "Messa" di Luigi Cherubini in San Marco o quello che ha celebrato il quarto centenario della morte di Carlo Gesualdo da Venosa in Santa Maria degli Angeli.

di Giovanni GUZZI

Mito sna marco

Come un campione di ciclismo che, in vista del traguardo, ripercorre i momenti salienti della corsa che l’ha visto protagonista, così anche gli spettatori che hanno seguito MiTo SettembreMusica 2013, avvicinandosi il termine di questa settima edizione, immaginiamo che cominceranno a tracciare un proprio personale bilancio degli appuntamenti ai quali hanno assistito.

Appuntamenti, si è detto, al plurale. Riteniamo, infatti, di non essere lontani dal vero nell’affermare che la maggior parte del pubblico non si è limitata a seguire un solo concerto ma ciascuno si è costruito un proprio personale percorso fra le numerose proposte offerte dal programma. Il “palinsesto” di chi scrive è cominciato con un “non concerto”: quello dell’ensemble Sentieri Selvaggi per il 50° compleanno di Carlo Boccadoro che non siamo riusciti ad ascoltare perché recarsi al Teatro Elfo Puccini che lo ospitava con mezz’ora di anticipo sull’orario d’inizio non è stato sufficiente a trovar posto in una sala già piena e con una coda di esclusi che arrivava in Corso Buenos Aires. Segno che la musica contemporanea incuriosisce, anche se, forse, non avrebbe attratto altrettante persone con un ingresso a pagamento invece che libero: qualcuno nei giorni successivi l’ha confessato, oltre ad ammettere di essere uscito anzitempo, e questo non è bello nei confronti di chi è rimasto fuori.

Da parte nostra all’Elfo ci siamo rifatti in serata col duo Truls Mork al violoncello e Christian Hadland al pianoforte. Bach è sempre Bach e la sua Sonata n. 2 in re maggiore BWV 1028, che si ipotizza il compositore abbia affidato alla viola da gamba per salvare dall’oblio questo strumento che nella prima metà del Settecento cominciava ad essere soppiantato dal violoncello, è stata per noi una splendida “apertura” del festival. Completata da un programma in cui, specialmente nel bis, Vocalise op. 34 n. 14 di Rachmaninov, e nella Sonata in la maggiore di Cesar Frank (eseguita nella trascrizione dall’originale per violino) si sono manifestati al massimo grado l’intensità espressiva di Mork e la leggerezza dinamica di Hadland.

Tornando alle code, con sorpresa non abbiamo trovato il consueto serpentone domenicale in fila in piazza San Marco in attesa di entrare all’ottima, consueta, proposta di offrire a credenti e non credenti capolavori della musica sacra eseguiti nel contesto loro più adeguato: la celebrazione della Messa. Forse quest’anno la Messa solenne in mi maggiore per soli, coro e orchestra di Luigi Cherubini non era titolo altisonante quanto altri in passato e tuttavia, alla fine, fedeli e pubblico in basilica erano comunque numerosi. E bene ha fatto chi è intervenuto.

I Pomeriggi Musicali e il coro Costanzo Porta di Cremona, diretti da Daniel Smith, hanno permesso ai presenti di consegnare agli strumenti ed alle voci la propria personale modalità di adesione alla storia della chiesa ed ai suoi dogmi evitandoci, ha commentato il celebrante don Luigi Garbini, di pronunciare formule di dichiarata adesione a Dio che spesso, poi, tradiamo nei comportamenti della vita quotidiana. Proprio durante il Credo, in particolare dall’et resurrexit, le note che in chi scrive suscitavano la visione di un cigno che, sulle calme acque di un lago, dapprima avvia la sua rincorsa per infine involarsi elegante verso il cielo, racchiudevano in sé tutta la complessità di entusiasmi e mancanze di ognuno. Consentendoci di scegliere, al termine dell’ascolto, quale dei due figli dell’evangelico padrone della vigna essere: se colui che dichiara che andrà a lavorarci ma poi si lascia vincere dalla pigrizia o l’altro che inizialmente declina l’invito ma poi si dimostra affidabile nei fatti.

L’immagine della vigna ci è tornata in mente anche in un secondo appuntamento di musica sacra di MiTo 2013: il concerto de La Venexiana che, ospitato dai frati francescani di Sant’Angelo (presenti a Milano già dal 1228, subito dopo la fondazione dell’ordine da parte di San Francesco), ha commemorato il quadricentenario della morte di Carlo Gesualdo da Venosa (1560-1613), ultimo dei grandi madrigalisti di un’epoca di cui la Chiesa di Santa Maria degli Angeli offre ancora oggi una significativa rappresentazione storico-artistica, caso non comune fra i luoghi di culto milanesi.

Fra tele ed affreschi dei grandi del tempo (Legnanino, Antonio Campi, Gaudenzio Ferrari, Simone Peterzano e Camillo Procaccini) e sotto le sue ampie e solenni forme architettoniche le Sacrae cantiones del principe di Venosa sono state quindi un momento che davvero si è dimostrato di “esaltazione spirituale” come l’ha presentato, un po’ enfaticamente, il frate “padrone di casa” nel dare il benvenuto ai presenti. Nell’alternanza di brani eseguiti “a cappella” (sole voci), dalle voci accompagnate dal suono dolce e melodioso di cinque viole da gamba, o affidate ai soli strumenti (in composizioni dello stesso Gesualdo e dei coevi Jean de Macque, Giovanni Maria Trabaci e Ascanio Maione) la melancolia esistenziale ancor prima che estetico-artistico-compositiva di Carlo Gesualdo ha riempito “d’anima” testi di omaggio alla “Regina dei cieli e signora degli angeli”, invocazione di misericordia, certezza dell’efficacia della preghiera e splendidamente descrittivi della morte che, essa stessa, si impietosisce di fronte alle sofferenze da lei inflitte al Cristo.

E verso il grande crocifisso, sospeso sotto l’arcone trionfale che nella penombra della chiesa assume una colorazione rosso-ocra che richiama il colore del sangue profuso nella Passione, la polifonia delle note è diventata come un intreccio di tralci di vite che, in assenza di un pergolato che li sostenga, si sorreggono a vicenda alla ricerca di una via per raggiungere il cielo.

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