Si è aperta nel segno di Giovanni Gabrieli, virtuoso veneziano di cui ricorre il quarto centenario della morte, la nuova stagione musicale della Fondazione Culturale San Fedele. Prossimo appuntamento domenica 21 ottobre, con la presentazione di una nuova installazione di arte contemporanea.

di Giovanni GUZZI

Coro Camera Varese

A Giovanni Gabrieli,protagonista assoluto in quella fucina della modernità che era la Cappella Marciana di Venezia nel XVI secolo, la Fondazione Culturale San Fedele ha dedicato il concerto inaugurale della stagione musicale 2012-13 Musica a più dimensioni. Un doveroso omaggio ad un grande artista di cui quest’anno ricorre il quarto centenario della morte e la cui opera ha significativamente influenzato i musicisti del suo tempo che operavano nel Nord Italia. E proprio i legami musicali lungo la direttrice Venezia – Milano sono stati esplorati nel programma eseguito nella chiesa di San Fedele dall’organista Francesco Catena con l’Ut fa sol Consort: ensemble di cornetto e tromboni che ha preso il nome proprio dalle note del basso de La Bergamasca – composizione di Lodovico da Viadana con echi di danza sul tema della canzone popolare La Girometta – con la quale ha aperto il concerto.

Questa formazione strumentale,che ai non esperti di musica può apparire “folklorica”, nel rinascimento costituiva, invece, la cosiddetta “alta cappella” ossia l’organico strumentale privilegiato nelle chiese per le celebrazioni solenni ed i suoi musicisti, specialmente a Venezia, godevano di uno status sociale di prestigio perché coinvolti nelle celebrazioni pubbliche della Repubblica Serenissima. Nei secoli successivi a questo gruppo di strumenti si affiancheranno le dulciane (progenitrici del fagotto) e gli archi, spesso col ruolo di raddoppiare le parti cantate, consuetudine frequente a Venezia come in Lombardia, realtà nelle quali era diffusa la prassi della policoralità. Nello specifico, la presenza in San Marco di due cantorie poste l’una di fronte all’altra stimolava la fantasia dei maestri di cappella nella pratica dello stile concertato e nel trattamento di più masse sonore diverse per potenza di volume e orchestrazione.

In questo contesto Giovanni Gabrielifu colui che di tutto ciò fece sintesi e pose le basi per lo sviluppo successivo delle modalità compositive che, nel Barocco, saranno caratteristiche del Concerto strumentale.

In questo primo concerto il pubblico ha dunque potuto apprezzare i due generi della musica strumentale protobarocca: la Canzon da sonar – derivata dalla polifonia vocale franco-fiamminga ed il cui vertice è stato raggiunto dalle Sacrae Symphoniae di Giovanni Gabrieli di cui si è ascoltata la celeberrima Sonata Pian e Forte (così intitolata per via delle indicazioni dinamiche prescritte dal compositore) – e l’arte della trascrizione di composizioni sacre nella quale il cornetto e i tromboni si sostituiscono alle voci che in origine ne pronunciavano i testi.

Un punto di partenza dal quale prende le mosse il prossimo appuntamento (domenica 21 ottobre, ore 17, ingresso libero), nel quale il Coro da Camera di Varese, diretto da Gabriele Conti e con Giacomo Mezzalira all’organo, proporrà un viaggio nella Policoralità dal Quattrocento all’Ottocento con musiche di Josquin des Prez, Giovanni Gabrieli, Michel’Angelo Grancino (organista e maestro di cappella del Duomo di Milano nel Seicento del quale verranno proposte due opere raramente eseguite), Johann Sebastian Bach, Domenico Scarlatti e Joseph Gabriel Rheinberger.

Cominciando quindi da composizioni vocali degli stessi autori di cui nel primo concerto sono stati proposti brani strumentali, si seguiranno le tappe della storia e della diffusione della prassi di “spezzare” un coro in più unità o impiegare più cori spazializzandoli: in ciò consiste, infatti, la policoralità nell’ambito della polifonia vocale. In San Fedele questo effetto sarà ottenuto collocando diverse sezioni del coro in diverse posizioni all’interno della chiesa in modo da proiettare i suoni in tutto lo spazio e raggiungere i punti più alti delle volte e della cupola, simbolo dell’incontro tra cielo e terra e dell’innalzamento della lode universale a Dio. Come si vede si tratta di un’occasione per godere di buona musica e, contemporaneamente, di una sorta di approfondimento culturale di estremo interesse.

Va poi precisato che l’iniziativa,nelle intenzioni del suo curatore padre Antonio Pileggi, riveste anche un valore per così dire “pre-liturgico” – come è giusto che sia visto il luogo sacro nel quale si svolge – esplicitato dalla lettura di brani dalla lettera pastorale del cardinal Martini Quale bellezza salverà il mondo? (2000) che suddividono le diverse sezioni dei concerti. Si offrirà così a credenti e non credenti la possibilità di accompagnare l’ascolto della musica con un tempo di meditazione spirituale che ciascuno potrà vivere secondo la propria specifica sensibilità.

Infine,domenica 21 ottobre, il titolo della stagione Musica a più dimensioni verrà declinato anche col contributo delle arti figurative: padre Andrea Dall’Asta (direttore della Galleria San Fedele) ed Ede Palmieri (della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Milano) che presenteranno infatti il progetto Infinito nel finito: tre monocromi di David Simpson nel presbiterio della chiesa di San Fedele luogo non nuovo a queste esperienze di “contaminazione” con l’arte contemporanea di un contesto “classico”.

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