Il movimento di matrice scout che si oppose al nazifascismo narrato nello spettacolo scritto e interpretato da Alex Cendron, in prima nazionale dal 9 al 19 dicembre

Aquile Randagie_A. Cendron_ph. Azzurra Primavera
Alex Cendron (foto Azzurra Primavera)

Il solstizio d’inverno è il giorno più freddo e più buio dell’anno, ma è anche l’attimo in cui finalmente la luce inizia la sua rimonta, quando sembrava che il buio avesse vinto per sempre. Una leggenda narra che è proprio in questa notte che il santo cavaliere sconfisse il drago, ed è in una notte come questa che è ambientata la storia narrata in Aquile Randagie – credere disobbedire resistere, spettacolo di e con Alex Cendron, in scena in prima nazionale dal 9 al 19 dicembre al Teatro della Cooperativa di Milano (via privata Hermada 8).

Una storia vera, vissuta in una lunga notte dell’umanità dove le tenebre sembravano ormai avere vinto e dove ai cavalieri non rimaneva che lottare strenuamente perché in qualche maniera la luce tornasse al mondo. Tanti sono stati i cavalieri, alcuni più noti, altri sono e rimarranno più o meno nell’ombra. Quelli qui narrati hanno i pantaloni corti e un fazzoletto al collo.

Il 9 aprile 1928 Mussolini firma il decreto 696 di modifica alla legge sull’Opera Nazionale Balilla e dichiara la soppressione totale dello scoutismo in Italia. A Milano, un manipolo di giovani e adolescenti scout decide di disobbedire a una legge che sente ingiusta e inizia un lungo periodo di attività clandestina, una vera e propria resistenza giovanile. L’avventura, lunga 17 anni, porterà il gruppo a mantenere accesa la fiamma dello scautismo in Italia e li farà diventare giovani uomini di pace: dopo l’8 settembre 1943 diventeranno promotori di un gruppo di aiuto per ricercati ebrei, prigionieri politici e renitenti alla leva, che sotto il nome di Oscar salverà migliaia di persone dalle grinfie dal drago del Nazifascismo.

Una storia semplice, una storia coinvolgente, una storia di ragazzi che quando tutto sembrava perduto hanno deciso di non abbassare la testa di fronte al drago, perché tutti, tutti possono dare il loro contributo.

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