Una grande mostra antologica dedicata al maestro milanese per festeggiare i suoi 80 anni.

di Luca FRIGERIO

Valentino Vago

 

«La mia pittura esiste già a priori, e io non sono che uno strumento che ha il compito di portarla alla luce…». E proprio di luce pare fatta l’arte di Valentino Vago. Un’arte misticamente astratta, pura e purificata, così intimamente sacra, che sembra attingere direttamente alla scintilla della creazione fino ad evocare la gloria della resurrezione, dove ogni cosa è trasfigurata dall’amore divino, dove ogni frammento non è perduto, ma ricomposto nell’eternità. Immagini e segni, sulle tele come sulle pareti delle chiese affrescate dal maestro milanese, che emergono come epifanie di colore, come testimonianze di una fede personale che si fa professione comunitaria: angeliche presenze, annunciatrici di una beatitudine paradisiaca, già donata e ormai immutabile.

Sì, mostrare l’Invisibile, è lo scopo della pittura di Vago. Dare forma all’Ineffabile, la sua essenza. Dire l’Indicibile, la sua sfida. E facendolo, emozionare. Non il brivido effimero ed epidermico di un’improvvisa meraviglia, ma il sussulto stesso dell’anima, quel movimento interiore che attraversa le profondità del nostro essere di fronte alla consapevolezza che c’è una bellezza che salva, davanti alla certezza della misericordia di Dio, che è per tutti e per ciascuno. Così che ogni pennellata si fa preghiera, ogni campitura di colore invocazione, ogni nostro sguardo inno di lode.

Compie 80 anni, Valentino Vago. E il Museo Diocesano di Milano lo onora con una grande mostra antologica, presentando una selezione di opere, oltre settanta, che ripercorrono una carriera straordinaria, e per molti aspetti unica, nel panorama artistico italiano, dalla seconda metà del XX secolo ad oggi. Il cammino limpido, seppur a tratti sofferto, non privo di ripensamenti e di aggiustamenti di rotta, di un pittore che ha intrecciato incessantemente la sua vocazione artistica con la sua ricerca spirituale, a svelare e rivelare il Mistero. Così che la sua pittura modernissima, pervasa d’ascesi, può trovare consonanza e paragone, in modo solo apparentemente paradossale, proprio nei vertici espressivi della spiritualità medievale, nell’eterea serenità di Beato Angelico, nelle travolgenti cromie di Giotto.

Dà conto, infatti, la rassegna ambrosiana, di un divenire meditato quanto impressionante. Di un evolversi inarrestabile, e forse persino inaspettato, dagli inizi accademici alle pulsioni espressioniste, alle sperimentazioni informali, alle visioni astrattiste, e via via liberandosi, Vago, di qualsiasi residuo figurativo, come anelando a una leggerezza dell’anima, a cieli sempre più puri, ad altezze sempre più vertiginose, nell’intuizione di quella verità – la Verità – che è al di là di ogni fisica percezione.

E vuole trascinarci con lui, Valentino. Mostrarci quel che il suo sguardo azzurro di giovanissimo ottantenne contempla oltre il quotidiano. Avvolgerci in quei suoi colori sfumati, morbidi, luminosi, che non vogliono essere consolatori, ma riflessi di un mondo trasfigurato che ha trovato infine pace e riconciliazione. Innalzarci in un universo poetico, dove tutto sembra dissolversi nella redenzione di una luce metafisica. Un pezzo di Paradiso: dipinto da Vago, offerto a tutti noi.

La mostra Valentino Vago: dal Visibile all’Invisibile
è aperta al Museo Diocesano di Milano
(corso di Porta Ticinese, 95)
fino al 12 febbraio 2012,
da martedì a domenica (10-18).
Per informazioni, tel. 02.89420019 – www.museodiocesano.it

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