Esposta fino al prossimo 31 gennaio, nella chiesa di San Raffaele, l'opera illustra la lettera di Natale alle famiglie del cardinal Scola. L'iniziativa si inserisce nel progetto: "L'occhio ascolta". Il 18 dicembre è previsto un incontro di approfondimento.

Congdon Natività

Da sabato 15 novembre sarà esposta nella chiesa di San Raffaele Arcangelo in Milano (via San Raffaele, 4) la Natività di William Congdon, opera che appare sulla lettera che l’arcivescovo Angelo Scola ha scritto alle famiglie in occasione del Natale.

L’iniziativa, promossa da Congdon Foundation, Fondazione Crocevia e Università Cattolica del Sacro Cuore, si inserisce nel progetto più ampio, “L’occhio ascolta”, attraverso il quale la Rettoria della chiesa di San Raffaele Arcangelo in Milano propone un confronto-dialogo tra arte contemporanea e arte antica all’interno dello spazio liturgico, nella prospettiva di un approccio all’esperienza integrale dell’arte, non solo dal punto di vista estetico ma anche da quello del significato.

In questo senso, la Natività di William Congdon (1912-1998) – esponente di rilievo della Scuola di New York, ma per gran parte della sua vita attivo in Italia e, negli ultimi anni, in Lombardia – costituisce un esempio privilegiato di tale confronto problematico tra il linguaggio contemporaneo e l’iconografia cristiana tradizionale.

L’opera, olio e pittura d’oro e d’argento su masonite (130 per 120 cm), fu realizzata in un periodo molto particolare del percorso dell’artista, circa un anno dopo la sua conversione al cattolicesimo avvenuta nel 1959. Tra l’autunno del 1960 e i tre-quattro anni successivi, Congdon eseguì più di 130 opere ispirate alle grandi feste liturgiche o a episodi del Nuovo e Vecchio Testamento

La Natività, in particolare, si colloca l’inizio di questo percorso, essendo stata eseguita a ridosso del Natale del 1960, ed è un’immagine pittorica di particolare ricchezza. Le forme, la stesure del colore e il trattamento della materia portano l’impronta dell’inquietudine esistenziale dell’arte del dopoguerra. E conferiscono alla iconografia tradizionale del presepe un’intensa drammaticità.

Di qui il forte impatto dell’immagine sull’osservatore, proprio a richiamare l’evento inaudito dell’Incarnazione: una potente esplosione di luce va a riempire una grande cavità scura, dalle pareti di color ferrigno: la grotta di Betlemme è qui piuttosto una sorta di grembo universale.

Nella parte superiore del dipinto, il fitto lavoro di incisione crea una preziosa, vibrante tessitura che ha un effetto anche musicale: ci pare di udire oltre che vedere il tripudio degli angeli simile a un volo di colombi.

Al fondo della cavea, su un metallico graticcio l’artista ha collocato, con una grazia e un’ingenuità quasi naif, la figurina azzurra della Vergine Maria con in grembo una minuscola forma bianca.

Il basamento su cui siede la Madre di Dio non può non ricordarci una pietra d’altare, tanto più che il leggero tettuccio sovrastante, sorretto da colonne filiformi, ha precisamente l’aspetto di un baldacchino.

Ecco che, dunque, l’evento storico della Natività assume parimenti un valore sacramentale e anche cosmico, e il Gesù infante è nello stesso tempo il Gesù eucaristico, offerto agli astanti nell’hic et nunc.

L’opera non è mai stata esposta dopo il 1961 e in questa circostanza viene gentilmente prestata dal Ministero per lo Sviluppo Economico, proprietario del dipinto.

L’esposizione all’interno della chiesa inizierà alle ore 18 del 15 di novembre – in coincidenza con i primi Vespri dell’Avvento ambrosiano – e durerà fino al 31 di gennaio 2015, e avrà il supporto di uno stampato che illustrerà la figura dell’autore e farà da guida alla lettura dell’opera.

Il 18 di dicembre 2014 si svolgerà l’incontro dal titolo: E il Verbo si fa carne: la natività di William Congdon con interventi di Mons. Domenico Sguaitamatti, Rettore della Chiesa san Raffaele; Marco Vallora, critico d’arte, Università di Urbino; Rodolfo Balzarotti, The William Congdon Foundation. Presenta Andrea Gianni, Presidente dell’Associazione Sant’Anselmo.

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