Al Museo Diocesano di Milano dal 21 maggio apre al pubblico la nuova rassegna dedicata alla grande fotografia del XX secolo. 120 immagini illustrano il percorso artistico del maestro francese, dalla Belle Époque ai celebri artisti come Picasso, sempre alla ricerca del momento "felice" da immortalare.

di Luca FRIGERIO

Sembra facile essere «felici», quando la vita ti sorride. Come è accaduto a Jacques Henri Lartigue, nato alla fine dell’Ottocento in un’agiata famiglia dell’Ȋle-de-France, che nei suoi 92 anni di vita non ha mai avuto bisogno di lavorare sotto salario e che ha attraversato senza traumi il «secolo breve», scampando a due guerre mondiali e ai suoi orrori. Un uomo che, cresciuto in dimore esclusive, ha bevuto soltanto buoni vini, vestito abiti su di misura, aspirato i migliori profumi, amato le donne più belle. E che volendo dedicarsi all’arte, ha potuto esprimersi in piena libertà come pittore, scrittore e fotografo senza l’affanno del consenso della critica e del pubblico (senza cioè dover vendere le sue opere per mantenersi), perseguendo allegramente la sua personale filosofia di vita, alla «ricerca della felicità».

Bene, detto così, monsieur Lartigue ci suscita istintivamente una certa antipatia: quella riservata ai «figli di papà» che non hanno mai dovuto lottare per conquistarsi qualcosa. Ma le cose, come spesso accade, non sono proprio come sembrano. Jacques Henri Lartigue è stato un privilegiato, senza dubbio. Ma è stato anche un grande artista, dotato di quel talento che solo pochi hanno avuto in dono (e anche questo, effettivamente, è una fortuna e un privilegio). Un fotografo che per tutta la vita ha cercato di immortalare la «felicità», sì: ovvero di cogliere l’attimo fuggente, il sorriso di un bambino, la commozione di un adulto, il gesto atletico di un istante, la gioia che illumina un volto, il raggio di luce che improvvisamente squarcia il buio. E l’ha fatto con una dedizione e una profondità assolutamente ammirevoli.

Come illustra e rivela la nuova mostra che venerdì 21 maggio sarà inaugurata al Museo diocesano «Carlo Maria Martini» a Milano, che ancora una volta si propone dunque come sede d’elezione per la grande fotografia del ventesimo secolo. Qui, infatti, di Jacques Henri Lartigue sarà presentata una selezione di 120 immagini che ripercorre il suo lungo e appassionante itinerario artistico, dagli esordi adolescenziali all’amicizia con alcuni dei protagonisti della vita culturale, mondana e politica del Novecento, fino alla consacrazione internazionale negli anni Sessanta. Immagini curiose, simpatiche, divertenti perfino, sempre sorprendenti, alle quali ben si adatta il titolo della rassegna: «L’invenzione della felicità», appunto.

Jacques ha cominciato a fotografare a 7 anni, nel 1901, quando ebbe in regalo il suo primo apparecchio fotografico: un mastodontico arnese a lastre, che il fanciullo maneggiava con disinvoltura da giocoliere, portandoselo dietro in ogni occasione, dalle feste di famiglia alle vacanze, tra eventi sportivi e pubbliche cerimonie. Un enfant prodige, insomma, che dimostrò ben presto di saper cogliere in maniera straordinaria situazioni e atmosfere.

Il giovane Lartigue, tuttavia, si considerava innanzitutto un pittore. Ogni momento che colpiva la sua curiosità, infatti, lo fissava non solo sulla lastra o sulla pellicola, ma anche con schizzi e annotazioni, che andavano a comporre una sorta di «diario» che si divertì a tenere aggiornato per tutta la sua vita, giorno dopo giorno, pagina dopo pagina, volume dopo volume: un patrimonio ricchissimo di informazioni che, insieme a tutti i negativi e alle sue macchine fotografiche, nel 1979 volle donare allo stato francese.

Cresciuto nella Belle Époque (della quale fu ritrattista smaliziato), affascinato dal volo e dalla velocità (come molti suoi coetanei agli inizi del secolo), frequentatore degli ambienti più esclusiva della moda e dell’arte nella Parigi fra le due guerre (che nessuno conosceva come lui), Lartigue ebbe la sua prima mostra «ufficiale» nel 1963 al Museum of Modern Art di New York, alla non più giovane età di 67 anni: strano caso di «esordio» tardivo che in realtà sanciva un’eccezionale carriera artistica di «dilettante», ovvero di uno che per tutta la sua esistenza si era «dilettato» a «succhiare il midollo della vita». Con spirito da fanciullo, e perfino evangelico: «Se non ritornerete come bambini…».

La mostra «Jacques Henri Lartigue. L’invenzione della felicità» si svolge dal 21 maggio al 10 ottobre 2021 al Museo diocesano a Milano (piazza Sant’Eustorgio, 3). Come di consueto, sono previsti numerosi eventi collaterali, con l’apertura estiva del Chiostro Bistrot fino alle ore 22. Tutte le informazioni e le modalità di visita secondo le norme di contenimento della pandemia su www.chiostrisanteustorgio.it .

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