Nel programma di MiTo, l’esecuzione della “Messe Solennelle” nella chiesa milanese ha rappresentato una felice occasione di connubio tra la sinfonia e la liturgia

di Giovanni GUZZI

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Merita sempre un grande plauso la felice scelta di MiTo di offrire a credenti e non credenti la possibilità di vivere, secondo la sensibilità di ciascuno, la celebrazione della Messa domenicale arricchita dall’ascolto di grandi pagine musicali dei compositori che si sono confrontati con la “Parola” e ne hanno messo in musica le parti proprie (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei...).

In qualche edizione precedente l’entusiasmo del pubblico, trascinato dal valore delle esecuzioni e dalla scrittura dell’opera, ha fatto sì che l’aspetto spettacolare prendesse il sopravvento sul mistero sacro celebrato risultando un po’ come una sorta di “entrata a gamba tesa” della musica sulla Messa.

Non è stato così domenica scorsa in San Marco per la Messe Solennelle A Grand Orchestre et à Gds Choeurs Obligés di Hector Berlioz, eseguita dall’Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano “Giuseppe Verdi” con i solisti dell’Accademia del Teatro alla Scala diretti da Jader Bignamini. E dire che la tipica “monumentalità” dell’orchestrazione di Berlioz (già presente in questa sua opera giovanile) – fra squilli di piatti e fanfare e rullar di timpani – già dall’introduttivo Domine salva me, e poi anche a conclusione di altre successive parti, davvero “strappava” l’applauso: solo chi era presente può dire con quanta fatica l’abbia trattenuto!

Non mancando di segnalare il personale apprezzamento per l’interpretazione del basso coreano Simon Lin (eccellente anche la sua dizione), merita più di un cenno la vicenda storico-musicale di questa Messa del 1824, considerata persa come tante opere giovanili di Berlioz, da lui stesso distrutte perché ritenute di poco pregio. Nelle sue Memorie ne aveva infatti scritto: «…non potendo avere nessun altro dubbio sullo scarso valore della mia Messa, ne estrapolai il Resurrexit, di cui ero sufficientemente soddisfatto e bruciai il resto…».

Invece il manoscritto originale è sopravvissuto e fu casualmente ritrovato, nel 1991, fra le musiche conservate presso la chiesa di San Carlo ad Anversa. Una scoperta di grande importanza musicologica, perché la Messe Solennelle è una delle prime composizioni di ampio respiro di Berlioz, ne testimonia le prime esperienze compositive e dimostra quanto già vi fossero presenti idee musicali tutt’altro che deprecabili… anche per lo stesso Berlioz: che infatti successivamente vi attinse a piene mani, riutilizzandone e sviluppandone parti in altri suoi brani più noti. La ricerca di queste “citazioni” può essere un’esercizio divertente per il lettore appassionato di musica al quale offriamo perciò qualche traccia.

Innanzitutto il tema del Kyrie, che si ritroverà, seppure come semplice spunto, nell’Offertoire del Requiem. Un Kyrie che sprigiona energia, con gli ottoni e i timpani che sottolineano il crescendo in accelerando della chiusa del brano, a dire la verità musicalmente abbastanza lontano dall’invocazione di pietà delle parole pronunciate. Anche il successivo Gloria ha, più che le caratteristiche proprie di un brano sacro, un clima da opéra-comique e lo si potrà riconoscere nella scena del Carnevale dell’opera Benvenuto Cellini o nell’ouverture tratta da suoi temi: Le Carnaval romain. Non si smentisce il Gratias, dal quale Berlioz, per la Scène aux champs (terzo movimento della Symphonie fantastique) non prende a prestito soltanto il melanconico tema pastorale, qui affidato ai soli violini e clarinetto, ma l’intera introduzione strumentale. Infine dal Resurrexit, punto focale di tutta l’opera: un episodio finisce nel Te Deum, la fanfara nel Requiem e l’ampia parte conclusiva di nuovo nel Benvenuto Cellini.

Che dire in conclusione? Nonostante la stuttura della Messa, più che una “sentita” fonte di ispirazione (come per Bach o Beethoven) sia stata per Berlioz una sorta di “pretesto”, resta il fatto – sottolineato da don Luigi Garbini (anch’egli musicista che ha inusualmente celebrato seguendo oltre al messale la partitura sinfonica!) – che, se è vero che il Divino è diverso da ogni rappresentazione che l’uomo ne può dare, è altrettanto vero che, anche in questo caso, la musica resta una mediazione che al Divino ci può avvicinare aiutandoci ad entrare nel suo mistero.

Cosa che potranno sperimentare di persona i lettori che domenica 23 vorranno partecipare alla Messa delle 11 in Sant’Ambrogio, sulle note della messa Au travail suis di Johannes Ockeghem cantata dalle meravigliose voci dei The Tallis Scholars.

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