Per i lineamenti irregolari era detto la "faccia da Picasso" del cinema italiano. Ma è stato un grande attore drammatico, valorizzato da Pupi Avati come protagonista in film di successo e di valore, come spiega il critico cinematografico Massimo Giraldi.

«Ha mosso i primi passi nel cinema con i grandi della commedia all’italiana del dopoguerra, tra cui Aldo Fabrizi, Alberto Sordi e Totò, poi Carlo Delle Piane ha trovato un nuovo orizzonte espressivo con il cinema romantico e nostalgico firmato da Pupi Avati a partire dagli anni ’70». Così Massimo Giraldi, critico cinematografico e presidente della Commissione nazionale valutazione film della Cei, ricorda l’attore cinematografico e teatrale Carlo Delle Piane, scomparso sabato 24 agosto a 83 anni dopo una malattia.

Romano, classe 1936, inizia giovanissimo la sua carriera con “Cuore” del 1948, ma il suo inconfondibile volto e la sua voce intensa si lasciano notare negli anni ’50 con le commedie “Guardie e ladri” di Mario Monicelli e Steno oppure “La famiglia Passaguai” di e con Aldo Fabrizi (1951). Ancora, nel decennio ’50-’60 lavora soprattutto con Steno in “Un americano a Roma” (1954), Luigi Zampa in “Ladro lui, ladra lei” (1958) e Eduardo De Filippo in “Fortunella” (1958). “Delle Piane è richiestissimo dai registi del tempo – sottolinea Giraldi – tra cui Marino Girolami e Sergio Corbucci. Nei vari film porta la propria presenza come interprete eclettico e di grande umorismo.

Delle Piane sapeva coniugare un umorismo fisico, alla maniera di Buster Keaton, a battute fulminanti e goliardiche”. Cambio di passo nella sua carriera dopo l’incontro con il regista Pupi Avati, che lo chiama inizialmente per titoli più gotici come “Tutti defunti… tranne i morti” (1977) e “Le strelle nel fosso” (1979). Dagli anni ’80 il copione di Avati vira poi verso la commedia poetico-nostalgica con “Una gita scolastica” (1983), “Festa di laurea” (1985) e “Regalo di Natale” (1986), film quest’ultimo che consacra Cerlo Delle Piane come attore di primo piano vincendo la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema della Biennale di Venezia.

«Delle Piane – conclude Giraldi – ha dimostrato che per essere grandi attori non bisogna essere solamente belli, bensì contano sensibilità, espressività e intensità dei ruoli. Delle Piane ha lavorato sempre tanto, con discrezione e modestia, imprimendo un segno indelebile nel cinema italiano».

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