Pittore, incisore e scultore, è morto a Milano all'età di 91 anni. Sue opere sono anche in diverse chiese della diocesi di Milano. Studente presso la Scuola Beato Angelico, vi è stato poi docente per molti anni.

Pilon

A brevissima distanza dalla moglie Elena, il 18 aprile scorso è morto a Milano Valerio Pilon, apprezzato artista e stimato docente: aveva 91 anni.

Nato a Castagnaro nel 1929, Pilon ha condotto la sua vita artistica interamente a Milano, dove si era trasferito da bambino con la famiglia e dove ha seguito i primi studi alla Scuola Beato Angelico (e dove tornerà poi come docente per molti anni), frequentando poi i corsi di decorazione a Brera, avendo per maestri Giacomo Manzù, Achille Funi ed Eva Tea.

Pilon è stato maestro nell’arte dell’incisione, della scultura e della pittura. Ha inoltre realizzato pitture murali in varie chiese: a Torino (S.S. Apostoli), a Caronno Pertusella (VA), a Velate Monzese. Altri lavori (vetrate, mosaici, incisioni, terre cotte, bronzi) si trovano a Cesano Boscone (Istituto S. Famiglia), a Milano (Istituto S. Cuore, S.Benedetto, S. Maria del Suffragio), ecc. Il suo linguaggio semplice, diretto, carico di curiosità e di sentimento gli è valso negli anni l’apprezzamento di critica e pubblico.

Ancora a Milano la parrocchiale San Benedetto contiene due suoi mosaici e per la chiesa di Santa Maria del Suffragio di Milano modella una statua in cotto di Santa Monica (1985). Nel 1992 la Commissione cultura di Sant’Ambrogio presenta una sua mostra di bozzetti plastici (33 terrecotte) sul tema della Pietà nell’Antico Oratorio della Passione presso la Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.

Come si legge in “Forme Settanta”, «per fortuna ci sono ancora pittori come Valerio Pilon –  poco pubblicizzati ma tutt’altro che intellettualmente ingenui -, che hanno come punto di partenza della loro ricerca  – intesa come scoperta e avanzamento della espressione poetica – termini oggi sicuramente usurati e più innocenti di quelli che si leggono in tante presentazioni: l’operare artistico, l’immagine del dato di natura, l’oggetto sparso, isolato che talvolta può racchiudere qualcosa di smarrito o di esistenziale, l’ emozione – la suggestione, la trepidazione,  il batticuore – e, non ultimo, il mezzo pittorico tradizionale. Una decisione che presuppone, vagliata e confermata la fiducia nella validità e nella ragion d’essere dell’attività artistica, e nel valore conoscitivo ed estetico della singola opera».

Quella di Pilon, insomma, «è una scelta con radici filosofiche e morali. Una posizione che può sembrare ai cultori del “tutto è arte, basta chiamarla arte”, una scelta fuori tempo, in un certo senso tradizionalista, nostalgica, superata dal gusto, e che alla ricerca di Pilon preferiscono una concezione di condizionamento funzionale e di determinismo tecnico, di riaffermazione della libertà d’indagine e di scoperta fatta di dati occasionali, raccogliticci, rapaci che ha avvallo nelle scelte tracciate dal mercato. Contro questi punti fermi dell’attualismo, muove la poetica di Valerio Pilon che con cocciuta ostinatezza si avvale del linguaggio pittorico – nella accezione canonica e tradizionale – da lui progressivamente ridotto agli elementi essenziali per tradurre con maggiore immediatezza in espressione la sostanza naturale delle cose. Come nelle composizioni, che improprio sarebbe chiamare “nature morte” dal momento che non chiedono alcuna benevolenza,  vivono di una materia poeticamente estesa, senza accumuli e trame di grumi e tacche, animate da toni e accordi, dal ricorso a colori in apparenza neutri, da un equilibrio di luce in cui lievita l’invisibile poetico  dando un senso alle tante cose disperse ora su orizzonti ora su diagonali, in alto e in basso, in un gioco di variabili asimmetriche che si ricompone comunque nell’ordine e nella chiarezza finale. Naturalmente ci riferiamo alle ultime opere, figlie di un processo espressivo che ha conosciuto passaggi diciamo “storici”  e che giustificano l’accordo costante tra la presa di conoscenza storica e il momento del suo superamento non per evasione che sfugge, ma per scelta del mezzo pittorico che chiede di vivere eticamente e responsabilmente nell’accordo pieno e profondo un altro momento dell’uomo».

Valerio Pilon ha svolto anche attività di critico d’arte e di conferenziere presso l’Università Cattolica di Milano e l’Università Jagellonica di Cracovia.

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