Raccolte da mons. Tino Scotti in un nuovo libro le omelie del sacerdote brianzolo, indimenticato pastore delle diocesi di Lodi e di Bergamo.

di Arturo BELLINI

Oggioni

Da un paio di mesi è in libreria una pubblicazione che mette sotto la lente di ingrandimento l’insegnamento sulla Chiesa del vescovo mons. Giulio Oggioni. Lo ha scritto mons. Tino Scotti, sacerdote in servizio alla Santa Sede, da quasi un quarto di secolo. Il libro vuol essere un omaggio a mons. Giulio Oggioni, a vent’anni dalla morte, avvenuta il 26 febbraio del 1993.

Mons. Tino Scotti con una rilettura intelligente e attenta focalizza l’attenzione sulla Chiesa, tema che occupa un posto centrale nella predicazione del Vescovo Oggioni. In dieci capitoli, agili e scorrevoli, declina il tema nei suoi vari aspetti, mettendo in luce i passaggi più significativi della predicazione di mons. Oggioni.

Passare in rassegna, a distanza di molti anni, le omelie di mons. Oggioni permette di gustare con più intensità il profondo “senso di Chiesa” che lo ha guidato e fa affiorare lo stupore per un insegnamento che conserva freschezza e attualità, sempre ricco di contenuti profetici che attendono ulteriori sviluppi. 

Molti commentatori del Concilio e molti pastoralisti parlarono di “rivoluzione copernicana” del documento conciliare Lumen Gentium, sottolineando il fatto che il capitolo “Il Popolo di Dio” venne anteposto a quello relativo alla Costituzione Gerarchica della Chiesa. Non si tenne però molto presente che il primo capitolo è dedicato al “Il mistero della Chiesa”, mistero di comunione e di salvezza. Cosa che, invece, fece il vescovo Oggioni, a rischio di non essere compreso e di essere da alcuni considerato come un vescovo che non sapeva cogliere il vero spirito del Concilio.

Proprio qui, nella chiesa come mistero, nella quale Cristo è presente, sta uno dei due fuochi dell’ellisse, attorno alla quale si edifica l’insegnamento sulla chiesa del vescovo Oggioni. La chiesa è mistero, cioè rapporto strettissimo con Cristo, come la sposa con lo sposo. Il Vescovo Oggioni non si è mai stancato di presentare la chiesa come la sposa eternamente giovane e di esaltarne il fascino e di esortare i cristiani a renderne sempre più luminoso il volto. Anche nei colloqui privati ricordava che la Chiesa non è nostra! È tutta relativa a Cristo. Non è soggetta alle nostre categorie, alle nostre misure, e ai nostri schemi. E’ immersa nel mistero di Dio, nella comunione di amore trinitario.

Il secondo fuoco dell’ellisse riguarda l’opera dello Spirito Santo, il vento che gonfia le vele e la spinge alla missione, principio di comunione e di unità. Lo Spirito santo è la vita della Chiesa.

Nel suo episcopato il Vescovo Oggioni ha tenuto il timone fermo sulla rotta indicata dal Concilio e in ogni circostanza ha educato a riscoprire e vivere la Chiesa alla luce della viva tradizione, del fiume di vita nuova, che viene dalle origini, da Cristo fino a noi”, per mezzo del Suo Spirito.

Nella preghiera del vescovo Oggioni, a conclusione del convegno ecclesiale 1991, mons. Tino Scotti individua una sorta di testamento spirituale per la Chiesa di Bergamo. E quella consegna non fu la sola. Mons. Oggioni, in quella circostanza, preparò altre preghiere, per le varie categorie di persone. Il convegno, quasi una celebrazione sinodale, fu per lui un grande atto di amore alla Chiesa di Bergamo, il coronamento della visita pastorale, avviata nel 1983 e protrattasi a lungo, a causa di un ictus che nel 1987 indebolì la sua salute e lo costrinse a limitare l’attività pastorale.

Il libro di mons. Tino Scotti è presentato dal compianto Alessandro Galuzzi, bergamasco di Almé, studioso serio e rigoroso, docente della Pontificia Università Lateranense. Il giudizio di padre Galuzzi, scritto nel 1997 pochi giorni prima della morte, evidenza in modo netto il grande spessore del vescovo Oggioni: «Un vescovo attento ai problemi del trapasso da una ecclesiologia classica a quella conciliare, un pioniere nell’attuazione delle norme conciliari». 

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