Al Museo del Fumetto di Milano, fino al prossimo 29 luglio una rassegna ripercorre le vicende del mitico giornale per ragazzi creato dall'Azione Cattolica nel 1937, per 30 anni amato e popolarissimo. Fu vivaio di grandi scrittori e disegnatori, a cominciare da Jacovitti. Una grande impresa culturale dei cattolici nel secolo scorso.

di Luca FRIGERIO

Ha fatto sognare generazioni di ragazzi, tra gli ultimi anni del regime fascista e gli albori del Sessantotto. Ragazzi che oggi hanno per lo più i capelli bianchi, ma a cui ancora brillano gli occhi a sentir pronunciare il nome di quel giornalino che ha accompagnato la loro fanciullezza: Il Vittorioso. Una testata ormai entrata nel “mito” dell’editoria italiana per la gioventù, grazie alla sua impostazione innovativa, al calibro dei collaboratori, alla capillare diffusione su tutto il territorio: affermando sempre, senza remore, ma anche senza forzature apologetiche, la propria matrice cattolica.

La storia del Vittorioso è ora raccontata in una mostra a Milano. Negli spazi “dedicati” del Museo del Fumetto, infatti, è possibile ripercorrere le vicende dell’amato settimanale per i ragazzi attraverso le copie d’epoca (compreso il primo numero, rarissimo), le tavole originali dei fumetti più seguiti, i volti dei protagonisti dello sport e dello spettacolo nell’Italia del dopoguerra e del boom economico. Materiali di grande fascino e di notevole valore documentario che provengono dall’archivio della Fondazione Franco Fossati, dagli eredi degli artisti che via via hanno lavorato per il periodico, da collezionisti privati, ma anche dalla benemerita associazione “Amici del Vittorioso” che ha contribuito alla realizzazione di questa rassegna.

Tutto ebbe inizio attorno al Natale del 1936, quando la Giac, Gioventù italiana di Azione Cattolica, volle distribuire gratuitamente fra i propri aderenti un giornale illustrato. L’iniziativa, che nasceva da un’accurata preparazione, ebbe un tale successo che dal gennaio seguente Il Vittorioso cominciò a essere pubblicato regolarmente, con cadenza settimanale, sotto l’illuminata direzione di don Francesco Regretti.

La sfida era di quelle importanti. I dirigenti di Ac, infatti, si erano interrogati su come fosse possibile promuovere tra i ragazzi una diffusa e moderna formazione cattolica, e proprio il “giornalino” era stato individuato come strumento efficace. Una scelta per nulla scontata, se si considera che in quegli anni ferveva, ad esempio, il dibattito sul valore educativo del “fumetto”, che appariva a molti come una forma “bassa” di cultura, veicolo, per di più, di discutibili stili di vita… Ma il progetto della Giac era proprio quello di creare un periodico nuovo e diverso, soprattutto nei contenuti, in un panorama peraltro già piuttosto affollato di pubblicazioni per ragazzi, dal Topolino all’Avventuroso, dal Corriere dei piccoli all’Intrepido.

Anche per questo, più che per una forzata “autarchia”, fin dagli esordi il Vittorioso si segnalò come palestra e vivaio di talenti, dando spazio a giovani disegnatori e a scrittori in erba che ben presto ebbero modo di farsi apprezzare dal loro pubblico, ma anche dagli “addetti ai lavori”. Il caso più noto è certamente quello di Benito Jacovitti, detto “Lisca di pesce” agli inizi della carriera per il suo aspetto smagrito, che debuttò sul settimanale cattolico a soli 17 anni nel 1940, continuando la sua collaborazione sino alla fine delle edizioni. I suoi personaggi, come il trio “Pippo, Pertica e Palla” o “Cip il poliziotto”, ebbero subito grande successo, e ancor oggi sono considerati tra le espressioni più riuscite del fumetto italiano, per un mix di disegni e immagini dall’umorismo surreale, non privo di una graffiante satira sociale.

Ma Il Vittorioso, lo ricordano bene i suoi lettori, oltre ai fumetti offriva ogni settimana pagine dedicate ai grandi eventi dell’attualità, dalla geopolitica (la guerra in Algeria o in Corea…) allo sport (Gino Bartali su tutti, grande amico del giornale), o riservate ad approfondire temi storici e scientifici, in una sorta di informazione enciclopedica tutt’altro che superficiale. Il tutto coordinato da una figura pressoché leggendaria, il redattore capo Domenico Volpi, ideatore anche delle mille iniziative collegate al settimanale stesso (e subito identificate dal suffisso “Vitt”).

Negli anni Cinquanta arrivò a contare più di 150mila copie. Poi, con il mutare dei tempi, in concomitanza con quella stagione di rinnovamento della Chiesa sfociata nel Concilio Vaticano II, il Vittorioso cominciò a segnare il passo, apparendo forse meno incisivo e presente. Il 1966 fu l’anno in cui cessarono le pubblicazioni, con grande rammarico da parte di molti. Ma con la consapevolezza, per gli autori come per i lettori, di essere sempre stati fedeli al motto del giornale: «Forte, lieto, leale, generoso». Un programma di vita.

 La mostra è visitabile fino al prossimo 29 luglio a Wow Spazio Fumetto a Milano (viale Campania, 12), da martedì a domenica, dalle ore 15 alle 19 (sabato e domenica fino alle 20), a ingresso libero. Per informazioni: tel. 02.49524744, www.museowow.it. Per approfondimenti sul Vittorioso si segnala il libro di Ernesto Preziosi (Il Mulino) e quello di Giorgio Vecchio (Ave), oltre al sito http://ilvittorioso.it

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