La ricostruzione forense del volto del Santo di Padova a opera del Museo di Antropologia dell’Università di Padova. Si tratta della più fedele ricostruzione del volto di sant’Antonio, realizzata con le nuove tecniche a disposizione di investigatori e criminologi.

sant'antonio padova

Il Santo più venerato al mondo, di cui esistono migliaia di immagini e di icone, ha oggi un volto inedito

e sorprendente: quello della scienza. Un volto che è stato svelato nel corso del convegno “Scoprendo il volto di sant’Antonio”, presso il Centro Culturale Altinate San Gaetano di Padova e che ora sarà mostrato al pubblico, fino al 22 giugno negli spazi della Mostra della Devozione popolare, presso la Basilica del Santo a Padova.(Chiostro del beato Luca Belludi).

L’iniziativa, una delle più attese del Giugno Antoniano patavino (la manifestazione promossa da Comune di Padova, Pontificia Basilica del Santo, Veneranda Arca di S.Antonio, Pastorale cittadina, Provincia Italiana di S.Antonio di Padova dei frati minori conventuali, Messaggero di sant’Antonio, Arciconfraternita di Sant’Antonio e Centro Studi Antoniani, con il contributo di Fondazione Antonveneta e Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Antonveneta – Banca MPS e Cassa di Risparmio del Veneto), ha dato voce alle persone e alle istituzioni che hanno collaborato alla ricostruzione forense del volto di sant’Antonio, l’immagine più vicina alla realtà mai realizzata in otto secoli di storia.

L’operazione è stata possibile grazie all’avvento e all’evoluzione delle nuove tecniche di ricostruzione forense, rese ormai famose al grande pubblico grazie a note serie televisive: dal solo cranio si può ormai ricostruire con un alto grado di oggettività il volto e le fattezze della persona.

Tutto ha inizio da un’intuizione del Museo di Antropologia dell’Università di Padova. «Avevamo già ricostruito volti di nostri antenati e di personalità del nostro territorio come il poeta Francesco Petrarca – racconta Nicola Carrara, il conservatore del Museo di Antropologia –. Perché non ricostruire quello di sant’Antonio, la personalità legata alla città di Padova più famosa al mondo? In questa scelta è stato fondamentale il contributo del Centro Studi Antoniani. Di sant’Antonio avevamo il calco del cranio, realizzato nel 1981 in occasione della ricognizione dei resti del corpo e una prima ricostruzione fatta dallo scultore Roberto Cremesini nel 1995. Era davvero quello il vero volto del Santo? A distanza di 30 anni avevamo le conoscenze e le tecniche per verificarlo. E il risultato della nostra ricerca è sorprendente».

Durante la serata hanno parlato tutti i protagonisti di questa avventura a metà tra archeologia e fede, tradizione e tecnologia: Luca Bezzi, 35 anni archeologo, membro di Arc-team Archaeology (Cles, TN), specializzato in ricostruzioni 3D, che ha fatto le foto del calco da ogni angolatura e ha creato il prototipo tridimensionale; Luciano Bertazzo, francescano conventuale, direttore del Centro Studi Antoniani (Padova), che ha messo a disposizione della ricerca tutte le sue conoscenze e le fonti dell’epoca. E poi la controparte internazionale di questo team nato intorno al progetto: Cicero Moraes, designer 3D brasiliano di 31 anni, molto noto per le sue ricostruzioni facciali in ambito archeologico e collaboratore del Centro de Tecnologia da Informação «Renato Archer» di Campinas (San Paolo).

Avvincente la storia, quasi come un film: «Volevamo che Cicero Moraes lavorasse alla cieca, per non essere influenzato dalla grande personalità cui apparteneva quel cranio – spiega Carrara –. Gli abbiamo comunicato solo i dati essenziali: maschio, 36 anni, caucasico e gli abbiamo lasciato campo libero». Gli scarni indizi sono confrontati con migliaia di dati forensi, archiviati in tutto il mondo. E dal mare di

informazioni Moraes, senza saperlo, ricava la prima, inequivocabile conferma: è un iberico, probabilmente un portoghese.

Per Moraes la scoperta che si tratta di sant’Antonio, santo veneratissimo in Portogallo e in Brasile, è un colpo al cuore: «A ogni passo mi domandavo chi fosse quell’uomo. Quando l’ho saputo, sono rimasto senza parole, letteralmente meravigliato. Nonostante io non sia particolarmente religioso, ho sentito una grande responsabilità: milioni di persone nel mondo avrebbero visto in faccia il loro Santo».

Entra in scena a questo punto l’ultimo importante attore: il Laboratorio de Antropologia e Odontologia Forense (FOUSP) dell’Università di San Paolo (Brasile), un centro specializzato nella stampa 3D ad alta precisione. Dai suoi laboratori riemerge il volto di sant’Antonio, a quasi 8 secoli dalla morte. 

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