Marco Lombardi, professore di sociologia alla Cattolica, spiega in questo breve saggio pubblicato da Vita & Pensiero cosa sta succedendo all'inizio di questo millennio, in una specie di "terza guerra mondiale combattuta a pezzi", come ha detto papa Francesco. Tra le strategie del terrore degli estremisti islamici e le politiche di sicurezza dei Paesi occidentali.

Terrorismo

Il terrorismo è tornato. In modo drammatico, amplificato e moltiplicato dalla comunicazione mediatica, è rientrato nella vita degli europei. Possiamo farvi fronte? Siamo pronti a reagire? E soprattutto, siamo in grado di comprenderlo nella sua nuova veste, così simile al passato nella sua ferocia e così diversa nella sua declinazione?

Sono domande naturali e legittime, ma le risposte non sono affatto semplici, benché sia drammaticamente necessario almeno tentare di avere un quadro più preciso del fenomeno e della scena su cui si muove e agisce. Il breve volume di Marco Lombardi, Il terrorismo del nuovo millennio (Vita & Pensiero, 108 pagine, 10 euro) uno dei maggiori esperti italiani di gestione del rischio e di politiche di sicurezza e terrorismo, va proprio in questa direzione.

Il primo passo, egli afferma, è raggiungere la consapevolezza che il terrorismo del nuovo millennio ha caratteristiche ben diverse da quello di fine Novecento: al-Qaeda e lo Stato Islamico non sono le Brigate Rosse o l’Ira irlandese. Una forte discontinuità segna i loro obiettivi e le loro pratiche rispetto alle stagioni passate, e questo genera incertezza nel comprenderli ed elaborare efficaci strumenti normativi e risposte operative coese.

Ci troviamo di fronte a gruppi di terrore, come Daesh, che padroneggiano molto bene una nuova forma di conflitto: la cosiddetta ‘guerra ibrida’, quella specie di terza guerra mondiale combattuta ‘a pezzi’, come l’ha efficacemente descritta per primo papa Francesco. Mai come oggi il mondo è travagliato da una quantità di conflitti geograficamente indipendenti eppure tutti correlati tra loro, agiti da gruppi estremamente capaci di sviluppare strategie innovative di combattimento, come la magistrale padronanza delle nuove frontiere comunicative, le campagne di proselitismo che fanno leva sui disagi provocati dalla mancanza di integrazione, l’insistenza programmatica nell’indottrinamento di donne e bambini.

Tutti questi temi, dalla cui conoscenza dipenderà la nostra capacità di reazione, vengono affrontati e spiegati da Lombardi, insieme a un’efficace ricostruzione del percorso storico della più forte minaccia del nostro presente, quello Stato Islamico che mostra la sua fisionomia e i suoi intenti già a partire dalla singolare evoluzione del nome che si è scelto.

Se l’obiettivo del terrorismo sta anche nel suscitare paura, conoscere meglio certe sue caratteristiche e comprendere le sue strategie e le sue specificità possono aiutarci ad affrontare più lucidamente una minaccia che è parte della modernità e che è destinata ad abitare il nostro prossimo futuro.

Marco Lombardi è professore di Sociologia, Comunicazione e Crisis Management all’Università Cattolica del Sacro Cuore. I suoi studi si sono focalizzati dal 1985 sulla gestione delle emergenze, per poi soffermarsi sull’analisi del terrorismo a partire dagli anni Novanta. Coordina ITSTIME – Italian Team for Security Terroristic Issues & Managing Emergencies, centro di ricerca del Dipartimento di Sociologia che da quindici anni studia il fenomeno del terrorismo monitorando la comunicazione e producendo analisi 

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi