A 20 anni esatti dalla sua apertura, il Museo Diocesano ha festeggiato questo importante compleanno inaugurando, alla presenza dell’Arcivescovo, il Capolavoro per Milano 2021: “L’Annunciazione” di Tiziano

Era un giorno pieno di sole, il 5 novembre 2001, quando il cardinale Carlo Maria Martini e l’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, inauguravano il Museo Diocesano, dal 2017 intitolato proprio al cardinal Martini che tenacemente lo volle.
A 20 di distanza, la serata che ha festeggiato l’apertura di quello che è ormai un polo culturale pienamente inserito nel panorama cittadino e italiano – anche per la sua felice collocazione all’interno di un sistema integrato con i Chiostri e il complesso archeologico e monumentale di Sant’Eustorgio -, ha visto la presenza dell’Arcivescovo, di un folto pubblico e di numerose autorità, tra cui il vescovo ausiliare, monsignor Paolo Martinelli, il vicario episcopale per la Zona I-Milano, monsignor Carlo Azzimonti, l’assessore alla Cultura del Comune, Tommaso Sacchi, la soprintendente all’Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Milano, Antonella Ranaldi, il vicepresidente del Consiglio regionale, Carlo Borghetti, il già direttore del Museo, Paolo Biscottini, il responsabile dell’Ufficio dei Beni Culturali della Diocesi, monsignor Giuseppe Scotti. Oltre, naturalmente, ai relatori della serata, la direttrice Nadia Righi, Patrizia Piscitello, curatrice del Museo e Real Bosco di Capodimonte, monsignor Luca Bressan, vicario episcopale di Settore. Tutti riuniti per fare memoria di un ventennio di storia costellata di successi, ma soprattutto per guardare al futuro. Come ha sottolineato, introducendo l’evento, il presidente della Fondazione Sant’Ambrogio per la cultura cristiana, che gestisce il Mudi, il diacono permanente Ugo Pavanello, parlando «di un Museo ancora giovane, aperto, in dialogo con tutti, con tanta voglia di sperimentare e di percorrere nuove vie».
Parole cui ha fatto eco il messaggio dell’assessore all’Autonomia e Cultura della Regione Lombardia, Stefano Bruno Galli che ha richiamato l’importanza di realtà vivaci come il “Diocesano”, specie in un momento «di crisi del settore culturale provocata dall’emergenza sanitaria».
«Progettare il futuro in un luogo come questo significa legare radici storiche, radicamento nella città e mettersi in gioco con la contemporaneità», ha aggiunto, da parte sua, il neo assessore comunale Sacchi. Una mission concretizzata al meglio dall’iniziativa “Un Capolavoro per Milano”, giunta alla sua 13esima edizione, per la quale è arrivata a Milano, da Napoli, la splendida “Annunciazione” di Tiziano Vecellio, in mostra fino al 6 febbraio 2022. Main sponsor del progetto la Fondazione Bracco la cui presidente Diana Bracco non ha voluto mancare alla presentazione.

Gli interventi
Molti i ringraziamenti della direttrice Nadia Righi, tra cui quello rivolto a monsignor Luigi Crivelli -che fu primo presidente e anima del “Diocesano” -, ai tanti donatori e ai volontari «senza i quali il Museo non potrebbe essere aperto quotidianamente».
«Come il cardinale Martini ci ha insegnato, vogliamo dialogare con tutti perché il Museo non è fatto per gli storici dell’arte, ma per tutti», ha aggiunto Righi, illustrando il Capolavoro, ma anche altre iniziative del ventennale, come il progetto Icons, con il grande murales, opera di Street Art del Collettivo Orticanoodles, realizzato sulla parete esterna del Museo, a cui ha collaborato un’intera classe del liceo artistico “Sacro Cuore” e nel quale al volto di Carlo Maria Martini si affiancano i ritratti di Sant’Ambrogio e San Carlo Borromeo.
E, ancora l’esposizione di alcune opere di arte contemporanea, solitamente conservate nei depositi; l’ormai prossima presentazione, il 25 novembre, di uno dei capolavori d’arte sacra del XVIII secolo milanese – il Presepe Londonio, composto da circa 60 personaggi, dipinti su carta, per la maggior parte opera di Francesco Londonio (1723-1783) – e, in primavera, una mostra in collaborazione con i Musei Vaticani.
Ma, soprattutto, l’“Annunciazione” del Tiziano, capolavoro riscoperto nel 1925 da Roberto Longhi, offerta al pubblico in un allestimento suggestivo e didattico che rende a pieno il significato della pala eseguita attorno al 1558, nella piena maturità del maestro veneto. Tela proveniente dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, in deposito dalla chiesa di San Domenico Maggiore, che fu commissionata dalla famiglia del banchiere di origine genovese Cosimo Pinelli per la loro cappella nel transetto della chiesa. Pala di grandi dimensioni, 280×193 cm, dai delicati e splendidi colori, la cui vicenda storica è stata approfondita da Partizia Piscitello.
Tre gli elementi sottolineati, nel suo intervento, da monsignor Bressan «il pudore concentrato di Maria che non urla, non fugge di fronte all’angelo e accetta la sfida; la luce della colomba dello Spirito con l’irruzione di Dio nella storia. Un Dio capace di entrare nel nero del nostro pessimismo con modo dolce e mite».
Infine, «la mano del messaggero che dice che dobbiamo domandarci quale sia il nostro compito perché non si sta dentro a questo cambiamento di epoca se non ci si chiede questo. La bellezza è il farmaco che serve in questo cambiamento: quella che salva è Dio che consegna il figlio al mondo per amore perché il suo sangue possa trasformarlo».

La riflessione dell’Arcivescovo
A concludere la serata, prima salire tra le sale del Museo per ammirare il Capolavoro 2021, è stato l’Arcivescovo. «Perché una Diocesi ha promosso, mantiene, incoraggia e sostiene un museo?», si è chiesto il vescovo Mario richiamando la storia del “Diocesano” ed evidenziando la propria «responsabilità di proseguire nella volontà di Martini».
«Il cardinale Martini è stato audace nel dare attuazione a un proposito che aveva percorso i decenni precedenti con il cardinale Schuster che, già nel 1931, immaginava una collezione di opere d’arte funzionali alla formazione del Clero per coloro che diventavano preti nel nuovo Seminario di Venegono. Ma così sarebbe stata una raccolta sequestrata in un luogo fuori dal caos della città. E perché, allora, il cardinale Martini ha compiuto questo desiderio antico e ha trovato collaboratori all’altezza del compito? Perché sono tre le finalità che un Museo Diocesano deve avere: il compito di custodia delle opere create per la comunità cristiana che, collocate in ambienti scarsamente accessibili, non sarebbero state valorizzate; l’obiettivo educativo e pastorale perché queste stesse opere aiutino la formazione cristiana delle persone».
Terza, la finalità, definita dal vescovo Mario, provocatoria, per «la sorpresa che l’arte provoca in chi la sa guardare»
«Il museo deve essere luogo di incontro in cui tutti siamo interpellati a rendere Milano una città dell’arte, una città viva. Il museo si situa in un dinamismo per cui occorrono un’arte dell’allestimento e dell’accompagnamento di visitatori che divengano interlocutori, persone che possono interagire con una realtà che non si configura solo come un deposito. Un museo che sa svegliare la città dal torpore con la promozione di eventi. Questo dice le condizioni per cui un Museo Diocesano realizza la sua vocazione, come avviene qui concretamente: essere un servizio alle persone che cercano le ragioni della loro fede, a coloro che si fanno domande in una città che vive le radici della sua storia, della sua bellezza, delle sue inquietudini perché così si costruisce un luogo dove sia desiderabile abitare».

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