Una storia vera, dolce e struggente come una fiaba, sulla tragica epopea del popolo armeno, dall’autrice del bestseller "La masseria delle allodole", Antonia Arslan.

di Silvio MENGOTTO

Libro Mush Arslan armeni

Antonia Arslan, scrittrice di origine armena e autrice de La masseria delle allodole – celebre bestseller del 2001 tradotto in tutto il mondo e portato sullo schermo dai fratelli Taviani nel 2007 – ha pubblicato per la nuova collana NarrativaSkira un breve romanzo dove si concentra una storia rocambolesca di un leggendario libro armeno l’Omiliano di Mush. Si tratta di un preziosissimo manoscritto miniato del 1202 che viene salvato dal massacro che i turchi compiono contro il popolo armeno. Nella storia armena si verifica una comunione di destini tra il popolo greco e il loro i quali, causa della medesima religione cristiana, son entrambi vittime della feroce repressione turca.

In questo nuovo romanzo Antonia Arslan racconta la storia dell’antichissimo Libro di Mush.  «Secondo la più diffusa fra le leggende – scrive l’autrice – furono due donne a trovare il Libro fra le macerie del monastero e a portarlo in salvo, dividendolo in due. Una morì, dopo aver seppellito la sua metà, che fu poi ritrovata da un ufficiale russo e portata a Tiblisi, l’altra raggiunse Yerevan e consegnò l’altra metà ai monaci di Erchmiandzin». Non si tratta di un romanzo vasto ma di un racconto breve dove in poche pagine l’autrice concentra un denso spaccato storico, culturale e religioso di un popolo armeno distrutto ma che ancora vaga come un fantasma nei luoghi della sua trascorsa esistenza.

Ancora oggi chi vuole addentrarsi nella valle di Mush viene vivamente consigliato di non farlo, c’è la convinzione che bisogna avere rispetto verso le anime degli uccisi che ancora vagano come la nebbia che avvolge le montagne. Il salvataggio del manoscritto viene compiuto da due donne armene che sono i personaggi forti di una storia memorabile e autentica. In una notte di fine giugno 1915 cinque fuggiaschi, tre armeni e due greci, strappano dalle rovine del loro paese un libro.

La tragedia del popolo armeno si consuma nella valle di Mush dove, nel 1915, la terza armata turca uccide con inumana e inimmaginabile violenza più di 100 mila armeni, uomini, donne e bambini. «Le stragi – dice l’autrice – che avvennero a Mush e nei villaggi della valle furono agghiaccianti, e i sopravvissuti pochissimi, soprattutto donne e bambini che riuscirono a raggiungere la zona occupata dai russi… Dei mille villaggi armeni della piana di Mush resterà solo il nome, nella memoria dei pochi superstiti in esilio, nelle parole di qualche nostalgica canzone. Soltanto molto in alto, sulle montagne del Tauro, vicino a Sassun, esistono ancora i resti di qualche villaggio abbandonato. Là ci sono solo vento, pietre ed erba: non più tetti o porte o finestre o tracce dei focolari, solo le occhiaie vuote, i buchi neri delle antiche aperture, da dove si affacciano i fantasmi e una serpe acciambellata riposa al sole».

In Turchia, negli anni successivi al massacro del popolo armeno, si è consumato una sorta di “genocidio bianco”, cioè la sistematica cancellazione non solo della cultura armena, ma anche del patrimonio artistico e architettonico degli edifici. Salvare il Libro di Mush è stato un salvare la cultura e l’identità del popolo armeno dall’oblio. I fuggiaschi del libro hanno perso tutto, casa e famiglia, ma salvano un libro di inestimabile valore per il popolo armeno, e sono disposti a salvarlo al prezzo della propria vita.  

Nella cultura armena il culto del libro rappresenta la reliquia più preziosa dell’ antichissima identità del suo popolo. Il romanzo è anche un viaggio di salvezza fortemente evocativo. Durante la fuga per salvare il manoscritto l’autrice si domanda «C’è una ragione, se è arrivato nelle loro mani: vuol dire che gli Angeli che lo vegliavano hanno deciso di consegnarlo non a saggi sacerdoti, quelli che lo toccavano “con mani immacolate”, ma proprio loro, a questa compagnia piccola di tre donne, un bambino e un uomo riuniti per caso fra le macerie del monastero e in fuga verso le montagne. E così sono tutti d’accordo. Il Libro verrà con noi, lo porteremo a turno. Ma prima di tutto giuriamo che lo difenderemo con la vita da ogni insulto e profanazione».

«L’idea del libro – afferma l’autrice – non nasce da me, ma improvvisamente si è fatta luce in California in concomitanza con l’inaugurazione di una mostra sul popolo armeno. Un effetto collaterale alla mostra stessa». «Queste vicende, queste immagini, alcuni libri recenti – conclude l’autrice –  hanno smosso in me memorie sepolte e ricordi di racconti sentiti ad Aleppo tanti anni fa. Ne è nata questa storia. Che il lettore paziente la accolga come frutto d’Armenia, un melograno invernale o una dolce albicocca, e la gusti come si gustano le fiabe d’Armenia nelle notti d’inverno intorno al focolare. Cominciano sempre con una frase augurale, che dispone tutti all’ascolto: “C’era e non c’era una volta…” E finiscono così: “cadono tre mele dal cielo: la prima per chi ha raccontato questa storia, la seconda per chi l’ha ascoltata, la terza per il mondo intero».

Antonia Arslan
Il Libro di Mush
NarrativaSkira, Milano, 2012,  Euro 15,00.

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