Intervista a Stefania Consenti, autrice di un nuovo libro sull'Olocausto che «vuole essere un pungolo per scuotere le coscienze».

di Silvio MENGOTTO

Libro Paoline Shoah memoria

Dopo Binario 21. Un treno per Auschwitz, l’autrice Stefania Consenti ritorna a parlare della Shoah con il nuovo libro Il futuro della memoria (Edizioni Paoline). Il libro raccoglie le testimonianze di Liliana Segrè, Nedo Fiano e Piero Terracina, tre sopravvissuti allo stermino degli ebrei nell’ultima guerra mondiale.

Per l’autrice il libro è un qualcosa di più di un doveroso ricordo della Giornata della Memoria che si celebra il 27 gennaio di ogni anno perché, sostiene l’autrice, il libro «vuole essere un pungolo per scuotere le coscienze e soprattutto aiutare noi ad acquisire la consapevolezza che è arrivato il momento di fare qualcosa proprio per il futuro della memoria».

Il titolo è stato suggerito da uno studente liceale milanese che, in una conversazione con l’autrice, disse «noi siamo fortunati perché possiamo ascoltare i testimoni, ma i nostri figli chi ascolteranno? Quale sarà il futuro della memoria?» Il libro è rivolto in particolare agli insegnanti e ai giovani studenti, i primi avranno il compito di trasmettere questa memoria storica importante per le future generazioni al fine di evitare una pericolosa caduta nell’oblio o nella dimenticanza.

L’autrice, infatti, è convinta sia necessario «riscrivere un nuovo patto della memoria» utilizzando, non demonizzando, anche le nuove tecnologie dell’informazione come internet nel quale, da anni, sono presenti dei siti sulla Shoah da far conoscere.

Stefania Consenti, come è nato questo libro di preziose testimonianze sulla Shoah?
Sono rimasta impressionata dal lavoro svolto da Liliana Segrè, Nedo Fiano e Piero Terracina che sono tre testimoni viventi della Shoah. Nell’ultimo ventennio hanno infaticabilmente percorso l’intero Paese per trasmettere la memoriadella Shoah alle giovani generazioni e metterli in guardia dai rischi che si corrono con la dimenticanza. Prima di scrivere il libro Nedo Fiano una mattina, mentre riordinava le sue preziose agendine che custodisce gelosamente, mi disse «ho già fatto 980 conferenze in tutte le scuole d’Italia». Una frase che mi ha colpito pensando a questi sforzi fatti dai tre testimoni che si sono sobbarcati tanta fatica, ma anche una missione pubblica che ha registrato tanti frutti maturi come spiegano nel libro. La curiosità di giornalista mi ha spinto ad approfondire e indagare su quanto è rimasto in questi anni di  questo lavoro»

Da dove nasce l’idea di questo libro?
Mi sono posta una domanda. Come potremmo fare noi quando non potremo più ascoltare le voci dei testimoni? Un giorno soli, e senza testimoni, saremo in grado e capaci di superare questo vuoto con gli strumenti a nostra disposizione, che sono quelli che ci offre la storia? Riusciremo a tenere a bada i negazionisti della Shoah che rialzano la testa? Oppure l’antisemitismo che è in crescita esponenziale in Italia come in tutta l’Europa? Queste le domande del mio libro. Le risposte sono state diverse a secondo dell’esperienza dei vari testimoni. Nedo Fiano è pessimista, è convinto che dopo la scomparsa dei testimoni ci sarà chi ne approfitterà. Mentre Liliana Segrè confida moltissimo sul ruolo degli insegnanti, che dovranno trasmettere la memoria della Shoah attraverso uno studio più puntuale e rigoroso della storia e l’utilizzo di strumenti anche informatici.

Qual è lo scopo di questo libro?
Vuole essere un pungolo per  scuotere anche le coscienze e soprattutto aiutare noi ad acquisire la consapevolezza che è arrivato il momentodi fare qualcosa proprio per il futuro della memoria. In questi ultimi 20 anni ci siamo permessi di ascoltare i testimoni mentre proseguiva la ricostruzione storica. Ma in futuro non ci sarà più la loro voce e quei pochi rimasti, anche per ragioni anagrafiche, non avranno più le forze per girare in tutte le scuole del Paese. La sfida del nostro tempo sarà proprio quella di pensare al futuro della memoria, di trasmettere alle generazioni il ricordo di questi tragici fatti, per questo credo sia necessario riscrivere un nuovo patto della memoria.

In questa riscrittura per un nuovo patto della memoria,  non crede sarà vitale coinvolgere insegnanti ed educatori dei giovani?
Illibro vuole mettere in evidenza quanto la trasmissione della memoria debba passare attraverso dei personaggi chiave. Certamente il ruolo degli insegnanti sarà decisivo, come quello degli studenti. L’ultimo capitolo del libro ha una funzione squisitamente didattica. In questi anni ho visto giovani molto attenti e desiderosi di affrontare questo argomento.

«La testimonianza ci costa sempre tanto dal punto di vista emotivo. Vale la pena tutta questa fatica? Sì. Io ne sono convinto ed è per questo che continuerò a raccontare, ovunque ci sia qualcuno disposto ad ascoltare». Questa citazione di Piero Terracina non crede si sposi con la necessità e il bisogno di saper ri-ascoltare la nostra storia?
Assolutamente sì! Bisogna riacquisire questa capacità di ascolto. Spesso siamo distratti da messaggi inutili, non riusciamo ad approfondire  mentre bisogna recuperare questa  competenza di ascolto che presuppone la voglia di sentire e interagire con gli altri. Noi abbiamo la fortuna di poter ascoltare ancora dal vivo questi testimoni. Ma un domani dovremo far imparare ad utilizzare gli strumenti che la tecnologia ci offre, anche internet perché è uno strumento che non va demonizzato ma utilizzato in modo intelligente, ma soprattutto ricercare quei siti esistenti e recentemente segnalati come il Portale della “Shoah Foundation”. Una vera risorsa per i docenti. Si tratta della fondazione di Steven Spielbeg, in Italia si chiama “Ti racconto la storia” (www.archivi.beniculturali.it oppure www.shoahacs.beniculturali.it) e raccoglie 434 testimonianze di  sopravvissuti ebrei,  zingari di etnia sinti, dei protagonisti della Resistenza, di chi si è salvato e di chi aiutò gli ebrei a salvarsi dallo stermino nazista».

Stefania Consenti
Il futuro della memoria
Edizioni Paoline, 144 pagine, 11,50 euro

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