In due nuovi libri, oggi è studiato e analizzato uno dei tesori più preziosi della tradizione liturgica ambrosiana. Sabato 7 giugno la presentazione a Milano presso la Biblioteca Ambrosiana.

di Luca FRIGERIO

Codice B Antifonario Ambrosiano Brezzo di Bedero

Si chiama «Codice B» e le sue vicende paiono scaturite dalla fantasia di un romanziere. E invece si tratta di una storia vera, affascinante, anche se pressoché sconosciuta. Almeno fino ad oggi, perché finalmente questo straordinario documento di paleografia musicale è stato riprodotto in un nuovo volume e analizzato in una serie di saggi raccolti in un secondo libro che verrà presentato sabato prossimo, 7 giugno, presso la Biblioteca Ambrosiana a Milano.

Si tratta di un antifonario databile al XII secolo, e la sua straordinarietà consiste nel fatto che esso rappresenta una delle più antiche testimonianze del canto ambrosiano. «B» è la classificazione comunemente accettata di questo preziosissimo codice. Ma evoca, in qualche modo, anche Brezzo di Bedero, il luogo dove il testo è stato custodito fino ai nostri giorni, pur se riscoperto solo negli anni Sessanta del secolo scorso. Proprio la splendida chiesa romanica di San Vittore in Valtravaglia, infatti, è la depositaria di un eccezionale patrimonio di manoscritti, dal valore inestimabile per la conoscenza e lo studio della tradizione liturgica ambrosiana.

Può sembrare strano che un tale tesoro si trovi in un angolo remoto, seppur incantevole, della diocesi, affacciato com’è sul Lago Maggiore fra Laveno e Luino. Ma in epoca medievale la pieve di Brezzo di Bedero rappresentava il punto di riferimento di un territorio che si estendeva fra il Verbano e la Valcuvia, di antichissima cristianizzazione. La collegiata di San Vittore, così, raccoglieva un cospicuo numero di canonici, che provvedevano alle necessità spirituali della popolazione locale, celebrando insieme le ore della divina liturgia, dove il canto corale aveva un ruolo fondamentale.

Il Codice B di Brezzo di Bedero, composto da ben 165 fogli, contiene in particolare le antifone e i responsori per l’ufficiatura e la messa, con relativa notazione musicale, per la parte dell’anno liturgico. Un periodo cioè, secondo l’antica tradizione ambrosiana, che andava dalla Pasqua di resurrezione fino alla terza domenica di ottobre, festa della dedicazione dell’allora cattedrale di Santa Maria Maggiore (avvenuta, appunto, il 15 ottobre 836). L’impostazione tipicamente ambrosiana di questo vetusto antifonario, inoltre, è evidenziata anche dal del cosiddetto de tempore, cioè la successione dei tempi liturgici, con il santorale, cioè le feste dei santi.

Riportando soltanto le antifone e i responsori, è evidente che questo codice, come osserva monsignor Marco Navoni nello studio storico che correda il nuovo volume, . Nello specifico, essendo questo di Bedero un antifonario con notazione musicale per ogni singolo testo, esso .

Interessante è anche il fatto che, pur essendo stato redatto per una chiesa plebana, questo antifonario valtravaglino trasmette con fedeltà la struttura della liturgia ambrosiana proprio come doveva essere celebrata dall’arcivescovo a Milano, cioè nel complesso cattedrale costituito, a quel tempo, dalla basilica invernale di Santa Maria Maggiore e di quella estiva di Santa Tecla.

La cosa, pur nell’apparente stranezza, ha una sua logica e, come sottolinea ancora Navoni, . Un elemento dal valore altamente simbolico, che racconta del profondo legame di ogni singola comunità diocesana, anche delle più lontane e periferiche, con la cattedra di Ambrogio. 

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