Fra antichimanoscrittiminiatie rarissimivolumidelle originidella stampa:un patrimonioda riscoprire,e apertoa tutti,nei suggestiviambientidi Venegono.

Testo di Ylenia SPINELLI
Foto di Luca FRIGERIO

Virgilio Eneide Biblioteca Seminario Venegono

Libri d’Ore riccamente miniati, tavole geografiche acquerellate a mano, preziosi messali con capilettera in oro zecchino… Sono tanti i tesori della biblioteca del Seminario arcivescovile di Venegono, gelosamente custoditi, come in un caveau, nei seminterrati dell’edificio intitolato a Pio XI ed ufficialmente inaugurato nel 1935.

Proprio qui sono stati riuniti i libri più antichi, soprattutto di argomento teologico, provenienti dal seminario milanese di Corso Venezia e quelli della biblioteca del Seminario Liceale di Monza, specializzata in ambito letterario e filosofico.

Da allora il patrimonio librario, inizialmente destinato allo studio dei sacerdoti e dei futuri preti della Diocesi, ha continuato ad arricchirsi, sia grazie ai nuovi acquisti (a questo fine la Cei ogni anno destina 13 mila euro), sia grazie a diversi e qualificati lasciti, tra i quali spiccano i 15 mila volumi della biblioteca privata del cardinale Giovanni Colombo (suoi, ad esempio, sono i libri con le dediche autografe di madre Teresa di Calcutta e dell’allora cardinal Ratzinger).

Così, il costante incremento del numero dei volumi (ad oggi più di 180 mila) ha imposto, negli anni, diversi interventi di ristrutturazione edilizia, con un notevole ampliamento degli spazi destinati alla biblioteca. Recentemente sono stati aggiunti ben sette chilometri di scaffali per ospitare soprattutto le riviste (1706 testate, di cui oltre 600 ancora in corso).

«Tre sono le raccolte che costituiscono la nostra Biblioteca – spiega don Virginio Pontiggia, direttore e custode di questo ingente patrimonio dal 2005 -: il fondo Valentini, comprendente i volumi stampati nel Cinquecento e gli incunaboli, ovvero quelli stampati nel Quattrocento, a partire dall’invenzione della stampa; il fondo antico che va dal 1601 al Novecento e il fondo moderno, che comprende i volumi stampati dal 1901 ad oggi».

I pezzi più preziosi sono costituiti dagli incunaboli, oltre un centinaio, e dalle cosiddette cinquecentine (ben 1800), pazientemente catalogati da mons. Ubaldo Valentini, che fu bibliotecario di Venegono negli anni 1943-1958.

La prima cosa che don Pontiggia estrae dagli scaffali è un volume senza frontespizio (cosa frequente nei libri antichi, visto che la prima pagina, solitamente la più bella, veniva spesso trafugata) del 1490 che raccoglie le opere di Virgilio e che, dall’Indice generale delle biblioteche d’Italia, risulta essere l’unico esemplare conosciuto, quindi di eccezionale valore storico. Sfogliando le pagine, si nota nel centro il testo del poeta, contornato da un commento e dalle note di chi molto probabilmente sudò su quelle carte.

Tra i codici manoscritti più preziosi figura un Messale risalente ai primi anni del XV secolo. Redatto ad uso dell’Ordine degli Umiliati, era utilizzato nel convento di San Giovanni Battista, nell’area poi destinata ad ospitare il seminario di Corso Venezia. Sempre di origine umiliata, ma di pregio inferiore, è inoltre un codice contenente tutte le epistole dell’anno liturgico.

Ma a catturare l’attenzione sono due Libri d’Ore, ovvero per le preghiere dei laici, finemente miniati su pergamena. «Il più piccolo – spiega don Pontiggia- è attribuito alla scuola fiamminga della prima metà del Quattrocento, mentre l’altro, di origine francese e pregevole anche per la legatura tipo Grolier, è posteriore di oltre un cinquantennio». Sul primo sono rappresentati episodi biblici, mentre sul secondo, davvero tascabile, sono raffigurati, con dovizia di particolari, i lavori stagionali, quasi a voler cadenzare le preghiere distribuite lungo i mesi dell’anno.

La vera chicca del fondo Valentini è però un cimelio cartografico manoscritto della fine del secolo XVI, opera del geografo milanese Urbano Monte (o Monti), contemporaneo di san Carlo Borromeo. «Di tale planisfero – rivela con orgoglio il sacerdote – ne esiste soltanto un altro esemplare, corredato da tavole geografiche incise su rame e impresse a stampa (conservato all’Ambrosiana), ma questo della biblioteca del Seminario è completamente scritto a mano e i disegni molto probabilmente sono stati colorati da Urbano Monte stesso».

Facendo scorrere le tavole, oltre alle rappresentazioni dei continenti, così come erano conosciuti dall’uomo del Cinquecento, si notano i fiumi, i mari, i laghi e soprattutto gli animali, molti dei quali creature mostruose o fantastiche, che, secondo l’immaginazione del cartografo ambrosiano, popolavano i diversi luoghi geografici.

Altra rarità, che si può ammirare visitando la biblioteca del Seminario, sono i volumi di una monumentale Bibbia poliglotta stampata nel 1657 a Londra a cura di Brian Walton, arcivescovo di Canterbury. Qui, accanto al testo ebraico, interlineato dalla traduzione latina, compaiono testi in greco, siriaco, caldeo, samaritano, arabo, etiope e persiano. «Siamo agli inizi dei moderni studi di esegesi biblica – spiega Pontiggia -: l’intenzione del curatore di quest’opera, infatti, fu quella di creare una Bibbia che fosse la più completa e la meglio dotata di apparato critico in rapporto a qualsiasi altro precedente lavoro del genere. Essa è stata l’ultima Bibbia prodotta in più lingue. Inoltre un grosso lavoro deve averlo fatto chi era al torchio, per mettere insieme così tanti e diversi caratteri».

Prima di salutarci il direttore della biblioteca mostra un pregevole libro scientifico del 1568, opera di Pietro Andrea Mattioli, umanista e medico italiano tra i più noti del suo tempo, e una raccolta del Conciliatore,  periodico pubblicato a Milano con cadenza bisettimanale a partire dal 1818 e soppresso l’anno successivo dalla censura austriaca, stampato su una caratteristica carta azzurrina.

Ma da ammirare in questa biblioteca c’è molto altro ancora: come potrete scoprire voi stessi, facendo una visita nei suggestivi ambienti del Seminario di Venegono.

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