Ospitati nella Sacrestia monumentale, questi appuntamenti con la musica antica, giunti alla XIX edizione, rappresentano un punto di riferimento culturale per la città. Dal Bestiario di Leonardo ai prossimi eventi di novembre.

di Giovanni GUZZI

Piazza San Marco

I veri “trasgressivi” della notte di Ognissanti? Li abbiamo incontrati nei pressi della chiesa di San Marco, nella penombra dell’androne dal quale si arriva al chiostro. L’ordinata breve fila che si compone sotto le arcate è infatti occasione di ritrovo per amici che non si vedono da tempo ed adducono la colpa della lontananza al rarefarsi di appuntamenti come quello che di lì a poco li attende.

Onore al merito, dunque, all’anfitrione della serata, il signor Gianni Fodella, anima dell’omonima Fondazione intitolata al figlio Marco. “Il mio Marco”, come dice lui, con un’inflessione della voce dalla quale traspare tutto l’amore di padre per il giovane liutista e musicologo nel cui ricordo organizza attività culturali, sociali e umanitarie dedicate, in particolare, a promuovere la conoscenza della musica rinascimentale e barocca. Fra queste l’affermato ciclo di concerti giunto alla XIX edizione e quest’anno interamente ospitato nella Sacrestia Monumentale di San Marco.

Una rassegna che, secondo alcuni, potrebbe avvantaggiarsi dal venir meno di altre importanti rassegne cittadine che hanno fatto la storia della musica antica a Milano ed a livello internazionale. A questa considerazione Gianni Fodella, dimostrando grande apertura culturale, libertà di spirito e vera lungimiranza, ci ha dichiarato di rispondere sempre che la lotta per accaparrarsi il pubblico è totalmente estranea al suo orizzonte ed, al contrario, è dal moltiplicarsi delle iniziative e non dalla chiusura di alcune di esse, che la diffusione della cultura e, nello specifico, della musica antica possono aver da guadagnare e conquistare nuovi appassionati.

A testimonianza di ciò valga ricordare l’offerta di ingresso gratuito ad uno dei suoi concerti dello scorso anno per quegli spettatori che si fossero presentati dichiarando di aver assistito al precedente concerto pomeridiano organizzato dal Conservatorio presso il Museo del Risorgimento. Ed è con sincero dispiacere che si rammarica quando gli accade di venire a conoscenza della mancanza di attenzione nel sostenersi e promuoversi reciprocamente fra organizzazioni di iniziative musicali che, coordinandosi, potrebbero invece fare maggiore massa critica traendone, tutte insieme, comune beneficio.

È davvero ammirevole, il signor Fodella, seppure indaffarato negli ultimi preparativi del concerto, riesce ugualmente ad accogliere i suoi ospiti riservando a ciascuno una parola, un’attenzione, determinanti nel creare quel clima di familiarità che davvero suggerisce nei presenti la sensazione di appartenere ad una corte rinascimentale nelle cui sale essere trasportati dimenticando per qualche tempo la nostra epoca… Non a caso Gianni Fodella dichiara convinto: “I cellulari non esistono” a chi, fra il pubblico, gli chiede di ricordare di spegnerli (ed uno, comunque, sciaguratamente squillerà!).

Un’immedesimazione in questo clima culturale pienamente incarnata anche fisicamente, fin dal primo loro ingresso in sala, dai protagonisti del secondo appuntamento della rassegna: Massimo Lonardi al liuto e Renata Fusco al canto. Ieratico, con barba e chioma lunga, l’uno, elegante nell’abito nero fasciato di rosso in vita e col volto incorniciato dai capelli intrecciati e dai dischi argentati degli orecchini, l’altra. Un duo di cui si percepisce evidente l’affiatamento e la cui espressività musicale, comunicata con un’intensità pari alla presenza scenica dimostrata, si fonda proprio nel calarsi totalmente nel mondo di cui scopre le perle che ci porge all’orecchio.

Nell’occasione, un percorso musicale ispirato a frammenti tratti dal Bestiario e dalle Favole di Leonardo da Vinci e dipanatosi fra unicorni e basilischi ed altri animali più o meno domestici e selvatici. Riservandoci di scriverne in altra occasione con l’approfondimento che merita, ci preme qui testimoniare il gradimento del pubblico, manifestato con un lungo convinto applauso a fatica trattenuto nel corso dell’esecuzione per non turbarne il filo conduttore nell’alternanza fra brani cantati e interludi strumentali.

Il migliore fra gli inviti ai prossimi due concerti: L’è tanto tempo hormai, giovedì 7 novembre, con musiche di Giovanni Battista Buonamente (ca 1595-1642) e dei suoi contemporanei, e Sì suave è l’inganno, giovedì 14 novembre, musiche al tempo di Niccolò Machiavelli: dal ‘Principe’ alla ‘Clizia’. 

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