In mostra presso il Museo Popoli e Culture di Milano una bella selezione di dipinti religiosi della scuola di Cuzco.

di Luca FRIGERIO

pittura barocca, ma contemporanea, delle Ande

A Cuzco il tempo si è fermato. Nei laboratori della città peruviana, infatti, ancora oggi artisti specializzati producono dipinti in tutto fedeli alle immagini realizzate all’epoca della “conquista” dell’America, fra la fine del XVI e gli inizi del XVIII secolo, quando sulla spinta della colonizzazione europea e dell’evangelizzazione dei missionari andò creandosi un’arte assai caratteristica, che riprendeva lo stile allora in auge nel Vecchio Continente, ma reinterpretato secondo il gusto e la sensibilità della cultura indigena.

Una sorta di “barocco andino”, insomma, che ha avuto una vita lunghissima e una diffusione straordinaria, arrivando pressochè intatto fino ai nostri giorni. Come illustra la bella mostra presentata in questi giorni a Milano presso il Museo Popoli e Culture del Pime, dove è esposta un’ampia e significativa selezione di dipinti a soggetto sacro provenienti proprio dalle diverse botteghe artistiche di Cuzco, tuttora in attività. Opere, tuttavia, che non sono semplici copie di quelle del passato, ma che, partendo da modelli ben definiti e temi ormai “classici”, si caratterizzano anche per variazioni e tratti originali, riconducibili a diverse tradizioni e a differenti maestri. Un po’, insomma, come accade in molti monasteri della Grecia, dove generazioni di monaci ortodossi continuano a ripetere fedelmente, ma in maniera affatto pedissequa, gli schemi delle antiche icone bizantine…

I primi pittori che giunsero in Perù nella seconda metà del Cinquecento erano italiani o spagnoli, e per lo più appartenenti a ordini religiosi. La loro arte, infatti, si poneva soprattutto al servizio dell’apostolato, come formidabile strumento di predicazione, così come secoli prima, nell’Europa delle basiliche e delle cattedrali, gli affreschi e le vetrate erano state la “Bibbia” del popolo illetterato. Ben presto, però, soprattutto i missionari gesuiti e agostiniani, tradizionalmente sensibili alla comunicazione attraverso l’immagine, intuirono che una più efficace evangelizzazione delle genti indigene si sarebbe attuata nel rivestire le ancestrali credenze locali di nuovi significati, alla luce della Bibbia e del credo cristiano. Un processo, ad esempio, che portò alla “sovrapposizione” fra la figura della Madonna e quella della Pacha Mama (la “Madre Terra”, assai venerata in ambito andino), o della “identificazione” fra alcuni santi e vari personaggi della mitologia incaica.

Il risultato di questo “sincretismo” latinoamericano, che partiva dalla consapevolezza che la rivelazione di Dio era stata fatta a tutti gli uomini, trovò la sua più evidente manifestazione proprio nell’iconografia, con la realizzazione di immagini chiaramente identificabili nell’alveo della tradizione cristiana, e tuttavia caratterizzate da elementi inediti e decisamente particolari, con la creazione in definitiva di una nuova arte che ebbe come epicentro proprio la città di Cuzco. Sulla base di un’impostazione barocca della figura, cioè esuberante fino al parossismo, gli artisti peruviani innestarono così la loro passione per gli abiti sontuosamente decorati e per i colori vivaci, ammantando ogni creazione di toni fiabeschi, orgogliosamente lontana da qualsiasi verosomiglianza. Come appunto la rassegna milanese evidenzia.

Ciò che più colpisce in questa avventura dell’arte, e per molti aspetti anche della fede, è proprio la sua persistenza anche in epoca contemporanea, in un misto di fedeltà alle origini e di rielaborazione moderna. Tradizionale, ad esempio, è ancora il modo di lavorare, con un’organizzazione che ruota attorno ad alcune botteghe ben identificate, vere e proprie “scuole”, dove un maestro dirige un gruppo di allievi e discepoli, per lo più specializzati in determinati passaggi produttivi: il risultato finale, così, è un’opera “collettiva”, ma con una “firma” unica e un’impronta originale. Antica e moderna allo stesso tempo, appunto.

Fino al 17 luglio, con incontri e visite guidate

La mostra «Barocco andino contemporaneo», curata da Riccardo Scotti e Sabina Locatelli, è visitabile fino al prossimo 17 luglio presso il Museo Popoli e Culture del Pime a Milano (via Mosè Bianchi, 94), da lunedì a sabato (9-12.30; 14-18). Ingresso 5 euro. Domenica 8, 22 maggio e 16 giugno visita guidata con i curatori alle ore 16. Serate di approfondimento con Massimo Centini mercoledì 25 maggio e 15 giugno, alle ore 21. Info, tel. 02.43820379.

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