È morto a Milano, a 75 anni. Filosofo della scienza, era stato coinvolto dal cardinal Martini negli incontri della "Cattedra dei non credenti".

di Luca Frigerio

È morto a Milano, per le conseguenze del coronavirus, il filosofo Giulio Giorello. Aveva 75 anni. Allievo di Ludovico Geymonat, era stato il suo successore nella cattedra di Filosofia della Scienza all’Università degli studi di Milano.

Ricordiamo il suo coinvolgimento nella “Cattedra dei non credenti” promossa dalla metà degli anni Novanta dal cardinale Carlo Maria Martini. Tra l’arcivescovo di Milano e il filosofo, in quell’occasione, si era instaurato un rapporto di amicizia e di profonda stima reciproca.

«La filosofia è una religione per non credenti», ci aveva detto Giorello in occasione della quarta edizione della “Cattedra dei non credenti”, quella del 1998, dedicata significativamente al tema: «Filosofia e teologia: ancelle della scienza?».

«Il filosofo è un po’ artista, perché cerca di rifare il mondo con lo strumento della parola, e un po’ sacerdote, perché fa esperienza del senso della finitezza dell’esistenza umana pur aspirando all’infinito e all’assoluto. Compito della filosofia è allora quello di creare un sistema, “rigido” o “flessibile” che sia, capace di dare risposte agli uomini».

Secondo il filosofo, tuttavia, non si poteva parlare, per l’oggi, di crisi della scienza. E questo perché gli inevitabili insuccessi non possono essere considerati come sconfitte della scienza, ma passaggi naturali da cui bisogna imparare: «Riconoscere un insuccesso è già un successo». Il vero rischio, semmai, aveva proseguito Giorello, è dimenticarsi, nell’affanno e nell’esaltazione della ricerca, «del significato profondo per cui facciamo quel che facciamo, del senso della nostra stessa esistenza».

Memorabili le parole con cui Giulio Giorello aveva ricordato il suo incontro con il cardinal Martini: «Sono un tipo particolare di ateo cui non interessa più prevalere sulla pelle (sulla mente, sulla carne) di chi crede. Ringrazio Martini per avere purificato il mio ateismo da questa tentazione».

 

 

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