Fu il sacerdote cattolico belga (1894-1966) a formulare la teoria dell'espansione dell'universo, che gli valse il plauso anche di Einstein. A lui è stata intitolata una navetta spaziale dell'agenzia spaziale europea, in orbita dal 30 luglio.

Lemaître Einstein

«Caro reverendo, le porgo le mie scuse. A suo tempo non le ho dato retta e questo è stato uno dei più grossi errori della mia vita». Devono essere state più o meno queste, virgola in più, aggettivo in meno, le parole pronunciate da Albert Einstein, quando dovette riconoscere al suo scopritore, Georges Lemaître, che la teoria del Big Bang era credibile, e molto probabilmente esatta.

L’intuizione della “espansione dell’universo” e la formulazione della “Ipotesi dell’atomo primigenio”, fondata su alcune indagini dello stesso Einstein e più tardi denominata appunto “Teoria del Big Bang” (secondo cui l’universo ha avuto inizio in un determinato istante), si dovevano a un sacerdote cattolico belga, Georges Lemaître, fisico e astronomo.

Nato nel 1894 a Charleroi, formatosi nel collegio gesuita della sua cittadina d’origine, quindi all’Università cattolica di Lovanio, per divenire prete ormai adulto nel 1923 a Malines, Lemaître era sempre stato attratto dai grandi principi e dalle regole cosmiche, giungendo ad acquisizioni scientifiche di altissimo livello, che lo porteranno a insegnare matematica, astronomia, meccanica quantistica, calcolo delle probabilità, teoria della relatività, oltre che in Belgio, all’Osservatorio astronomico di Cambridge e al Massachusetts Institute of Technology.

Nel curriculum di “monsignor Big Bang” figurano ricerche e pubblicazioni, diatribe scientifiche con i principali studiosi del suo tempo, riflessioni che andranno a lambire i campi delle verità bibliche e teologiche. Fino alle “scuse” del Premio Nobel per la fisica, nonché inventore della Teoria della relatività.

«Esistono due vie per arrivare alla verità», affermò Lemaître nel 1933 riferendosi alla religione e alla scienza, per concludere: «Ho deciso di seguirle entrambe».

E proprio a don Lemaître, scomparso nel 1966, l’Agenzia spaziale europea ha intestato la navetta Atv5, lanciata il 30 luglio scorso dallo spazioporto di Kourou, nella Guyana francese, con il compito di portare acqua, alimenti, propellente e materiali per nuove ricerche alla Stazione spaziale internazionale.

Così ora il sacerdote-scienziato, figurativamente inviato nello spazio agganciato al vettore Ariane e alla navetta Atv5, sarà ancora più addentro a quel cielo cui aveva dedicato indagini coraggiose e pazienti. Un Cielo, così lontano eppure così vicino, analizzato da uomo di cultura e invocato da uomo di fede. Forse anche per dimostrare che scienza e fede possono procedere tenendosi per mano.

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