Un agile volumetto, scritto da Sofia Mattessich, che fornisce, come recita il sottotitolo, "principi pratici per educare i figli". La recensione del professor Melchiorre, emerito di Filosofia Morale presso l'Università Cattolica di Milano.

di Virgilio MELCHIORRE
Università Cattolica Milano

Mattesich San Paolo

Un agile, piccolo volume questo di Sofia Mattessich. Il suo sottotitolo recita con discrezione: “principi pratici per educare i figli”. In effetti si tratta di un breve vademecum, d’una rapida e concisa sequenza di principi e di consigli. Ma occorre anche riconoscere che la sua ‘brevità’ e le sue stesse indicazioni ‘pratiche’ riposano su un saldo retroterra teorico. E questo già dalle prime pagine che stanno a fondamento dell’intera sequenza di consigli.

Si tratta, a ben vedere, di un inizio non facile. Vi si indica, infatti, che alla base del rapporto educativo deve porsi un’inversione degli sguardi. Certo, è il genitore che si volge ai figli con la propria esperienza, con i propri principi, ma questi possono essere comunicati solo se in qualche modo rifioriscono nell’intimità stessa dei figli, nell’ascolto attento del loro vissuto, della loro esperienza e persino nella memoria del loro patrimonio genetico. Si tratta, in definiva, di comunicare solo dopo aver vestito i loro panni, solo dopo aver compreso il loro punto di vista, la loro esperienza, il loro modo di guardare il mondo.

Tutto questo – aggiunge opportunamente l’autrice –  non deve essere inteso come un cedimento passivo alle richieste del bambino: i suoi desideri immediati potrebbero tradire la verità sottesa dei loro veri bisogni. Si tratta, in definitiva, di accompagnarli nella serenità dell’ascolto, ma ad un tempo con la ferma indicazione di ciò che effettivamente vale e di ciò che va opportunamente evitato, con l’indicazione di quanto può portare il bambino a ben stimare se stesso: non sul filo di un’immaginaria autostima, ma riconoscendo e valorizzando ciò che effettivamente egli può essere. 

 Come può accadere, in concreto, questo processo di riconoscimento a partire dall’espe­rienza stessa del bambino, dall’ascolto attento del suo vissuto reale? Le indicazioni dell’Autrice sono preziose. Si tratta innanzitutto di sintonizzarsi sui sentimenti del bambino, di aiutarlo a verbalizzare e quindi a gestire le sue emozioni, cogliendone così le cause e le possibili risoluzioni. Ma, anche da questo lato, accompagnandolo pur sempre con la propria comprensione e con la propria stima verso le sue risorse, verso le sue iniziative. È solo in questa prospettiva che vanno poi date indicazioni e regole di vita. Si tratta ­– dice bene l’autrice ­– di darne poche, ma con fermezza e mostrando che anche noi siamo sulla loro via: un’indicazione che dunque esige un rigoroso e costante autocontrollo nella testimonianza che noi stessi diamo ai nostri figli. Non è facile essere specchio vivente dei principi che professiamo!

 Sono anche preziose le indicazioni concrete che ci vengono offerte a questo riguardo. Si tratta innanzitutto di  insegnare il valore degli altri e il rispetto che ad essi è sempre dovuto, che noi stessi dobbiamo però esemplarmente praticare.

 Un’altra indicazione preziosa è quella che spinge ad assegnare al bambino compiti impegnativi, ma pur sempre alla portata delle sue possibilità: una via che può di nuovo portare a una sicura non immaginaria stima di se stessi, alla consapevolezza che la vita va gestita via via con un incremento paziente e costante delle proprie possibilità.

 In definitiva, alle radici del processo educativo, sta la capacità di riconoscere il vissuto del bambino e di orientarlo, di là da se stesso, all’incontro dell’altro, mettendo in campo le proprie potenze di vita, le proprie disposizioni alla costruzione di un mondo comune. Si tratta – non è inutile ripeterlo – di un compito che mette pur sempre in discussione il vissuto genitoriale. «È essenziale – conclude Sofia Mattessich – che ciascun genitore sia disposto a mettersi in discussione e a modificare il proprio comportamento, senza temere di riconoscere i propri limiti e manchevolezze. Ricordiamo che i nostri figli, come imparano da noi tantissime abilità quali parlare, stare composti a tavola, ecc., così apprendono anche il nostro “funzionamento mentale”». Potremmo dire: la verità dei nostri figli nasce anche dall’esercizio con cui, noi genitori, riusciamo a far luce e trasparenza nel nostro modo interiore di disporci all’esercizio della vita.

 Dicevo all’inizio, di questo libretto, come di un vademecum all’educazione dei figli. Dobbiamo concludere che si tratta – ottimamente –  anche di un vademecum all’educazione di noi stessi come genitori.

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